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Lega, Salvini il tarantolato che tra dispetti e capricci non sa cosa vuole

Vede Renzi, placa Berlusconi, parla con Letta, incontra Draghi come in una danza scomposta
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Sta sopra, sta sotto, si mette in mostra, si nasconde. Vede Renzi, placa Berlusconi, fa i dispetti a Meloni, i capricci con Giorgetti e poi scompare; quindi prova a sentire Letta, rincontra Draghi, si tiene buono Di Maio, nelle ultime 36 ore lo si è visto anche insieme a Conte. Cosa vuole Salvini? Boh, ma certo l'accompagna la cadenza di una musica ritmata e continua, tamburello, violino, organetto: inconfondibile.

Di inquietudini, incertezze, alterazioni e isterie appare satura la vita pubblica nella sua ormai conclamata inconcludenza a 200mila contagi e 15 giorni dalle elezioni presidenziali. Sennonché la fatica di capire, l'impotenza e l'estraneità rispetto a ciò…

Sta sopra, sta sotto, si mette in mostra, si nasconde. Vede Renzi, placa Berlusconi, fa i dispetti a Meloni, i capricci con Giorgetti e poi scompare; quindi prova a sentire Letta, rincontra Draghi, si tiene buono Di Maio, nelle ultime 36 ore lo si è visto anche insieme a Conte. Cosa vuole Salvini? Boh, ma certo l'accompagna la cadenza di una musica ritmata e continua, tamburello, violino, organetto: inconfondibile.

Di inquietudini, incertezze, alterazioni e isterie appare satura la vita pubblica nella sua ormai conclamata inconcludenza a 200mila contagi e 15 giorni dalle elezioni presidenziali. Sennonché la fatica di capire, l'impotenza e l'estraneità rispetto a ciò che accade spinge a guardare là dove mai, fino a qualche anno fa, si sarebbe immaginato.

“La Taranta è un ragno mitico in sé innocuo che morde simbolicamente e dà col suo veleno turbamenti fisici e dell'anima” si legge in apertura di un breve e straordinario documentario realizzato dalla Rai del 1961 con la consulenza del grande antropologo Ernesto De Martino, fresco autore de La terra del rimorso, e il testi del Premio Nobel Salvatore Quasimodo.

Per la verità, da quanto si vede nelle riprese in Salento, le vittime del tarantismo sono tutte donne. Ma nulla, in teoria, vieta che nel novero dei tarantati o tarantolati si possano comprendere, sessant'anni dopo, maschi adulti in trance abbandonica pre quirinalizia. Per cui Salvini non aveva smesso di chiedere un tavolo nazionale o cabina di regia sul caro bollette - “Questa è una rapina” l'amichevole spunto – che già ieri ne ha richiesti l'uno e l'altra sul nucleare. Così un giorno raccoglie pazientemente tutti i leader e un altro giorno, al culmine dell'insofferenza, lascia capire che sta per sfilarsi dalla maggioranza; il lunedì vuole fare il king-maker, il martedì pensa di sfasciare tutto, il mercoledì fa i capricci con il centrodestra, il giovedì non lo sa nemmeno lui cosa fare, dove guardare o andare, ma certo non rimane fermo; è come se l'incolpevole ragnone (Lycosa Tarantula) lo possedesse dandogli la super carica mentre l'ideale colonna sonora della pizzica ne vivifica gli sforzi vani e inconsulti con un sovrappiù di esibizionismo.

Sarebbe bello che Salvini non si offendesse o facesse la vittima. Più che una malattia, nell'accezione dalemiana, il tarantismo è una sindrome culturale cui ci si rivolge, pure con qualche sgomento, quando il troppo non solo è troppo, ma lo è da troppo tempo. Non che gli altri protagonisti della scena politica si presentino poi in condizioni psico-motorie molto migliori, nel senso di più sorvegliate, assennate e fruttuose. Però mai come nel caso del Capitano la danza scomposta, o ciclo coreutico terapeutico, si presenta in forma di revival, giacché “il male del cattivo passato torna e continua il suo tormento” insiste la premessa del documentario, essendo “il morso, come il rimorso, aspro da sottomettere”.

Già comunista e poi indipendentista padano, ex sovranista patriottico transitato senza il minimo intralcio dentro l'europeismo tecnocratico, dall'orecchino alla collezione di rosari attraverso la Nutella, il mitra e i peluche Salvini manifesta una spiccata concezione iper cinetica della politica; e a De Martino sarebbe certamente interessato il vecchio video in cui lo si vedeva ballare un brano di Rovazzi: “Ho un problema nella testa, funziona a metà/ Ogni tanto parte un suono che fa...”, e a questo punto un rumore elettronico e disturbante si impossessava del suo corpo, bloccandolo in uno stato di possessione, occhi chiusi, testa rovesciata all'indietro, braccia tese, tronco percorso da stroboscopico tremolio, tipico del tarantolato. Era il pre-Papeete, pietra miliare della più trionfale dissipazione.

Nel frattempo sulla Bestia si possono ammirare: lui con maglietta “Va' a ciapà i ratt”, scoiattolino, infermiera che dona il rene, droga cucita nei jeans dei carcerati, Pulp fiction, un paio di brindisi, bimbo sgozzato, gemelle che partoriscono lo stesso giorno, cane liberato dal balcone, talebani, uomo ragno all'ospedale pediatrico, marocchino accoltellatore, “calza piena di dolcezze per i bimbi buoni” e “piace a Francesca Cipriani Official”.