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Quirinale, Conte alla Lega: dialogo sì ma non rompiamo col Pd. Resta il nodo Mattarella

Giuseppe Conte 

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Accolta positivamente l’offerta di Fontana però i 5 Stelle avvertono: “Non faremo ribaltoni”. Dopo i senatori, anche tra i deputati cresce il fronte che insiste sul nome del capo dello Stato
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MILANO - Non solo il Senato, ma anche il gruppo alla Camera del M5S potrebbe chiedere ufficialmente di schierare il partito sul Mattarella-bis. Cabina di regia dei 5 Stelle ieri nel pomeriggio, tutti collegati davanti ai pc, Giuseppe Conte, i suoi cinque vice, i ministri e i capigruppo. Lì non solo Maria Domenica Castellone ha ribadito la volontà dei senatori emersa lunedì scorso, ma anche Davide Crippa si è posizionato sulla stessa linea. Il direttivo a Montecitorio ha convocato un’assemblea dei deputati dopodomani per le 20 con all’ordine del giorno “elezione presidente della Repubblica”.

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Si entra insomma nel vivo e per Conte — che non sarà presente, ma dovrà indire una congiunta per i prossimi giorni — potrebbero arrivare nuove indicazioni di cui tener conto nelle trattative. In realtà l’ex presidente del Consiglio non si è mai detto contrario a…

MILANO - Non solo il Senato, ma anche il gruppo alla Camera del M5S potrebbe chiedere ufficialmente di schierare il partito sul Mattarella-bis. Cabina di regia dei 5 Stelle ieri nel pomeriggio, tutti collegati davanti ai pc, Giuseppe Conte, i suoi cinque vice, i ministri e i capigruppo. Lì non solo Maria Domenica Castellone ha ribadito la volontà dei senatori emersa lunedì scorso, ma anche Davide Crippa si è posizionato sulla stessa linea. Il direttivo a Montecitorio ha convocato un’assemblea dei deputati dopodomani per le 20 con all’ordine del giorno “elezione presidente della Repubblica”.

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Si entra insomma nel vivo e per Conte — che non sarà presente, ma dovrà indire una congiunta per i prossimi giorni — potrebbero arrivare nuove indicazioni di cui tener conto nelle trattative. In realtà l’ex presidente del Consiglio non si è mai detto contrario a un nuovo mandato a Mattarella, il problema è un altro e più semplice: la volontà dello stesso Capo dello Stato, contrario a questa ipotesi.


Dopodiché prima di Natale i vertici dei 5 Stelle avevano gettato l’amo di là, a destra, aprendo a un nome anche di centrodestra; ovviamente, come si dice in questi casi, di "alto profilo". Così nel Movimento la proposta del vicesegretario della Lega Lorenzo Fontana, cioè un patto con Italia Viva e lo stesso M5S per eleggere il nuovo presidente della Repubblica, "se Silvio Berlusconi non ce la facesse", è stata letta come la prima e vera risposta all’offerta. "Un confronto con centrodestra e quindi con la Lega ci sarà sicuramente", è quanto filtra più o meno ufficialmente dall’entourage di Giuseppe Conte. In realtà il dialogo informale è già in corso e la mossa di Fontana — cioè di Matteo Salvini — è un segnale importante: "Le sue parole — ragiona un big del M5S — hanno lo scopo di impedire di lasciare le leve in mano al Cavaliere, hanno assolutamente senso".


La lettura generale è quindi di una parziale disponibilità leghista a discutere a partire dalla pregiudiziale posta da subito dal Movimento, cioè che prima di ogni cosa però occorre togliere dal tavolo la candidatura del leader di Forza Italia. Certo allo stesso tempo non è passato inosservato che nell’intervista di Fontana a Repubblica non viene menzionato il Pd, quasi che il Carroccio cercasse allo stesso tempo di rompere il fronte progressista. "Un conto è aprire ad un nome di centrodestra come abbiamo fatto — mette in guardia un supercontiano — e un altro è come ci si arriva. Non possiamo né vogliamo fare ribaltoni". La paura, o anzi l’autentico terrore di essere tenuti fuori dai giochi dagli altri partiti, ha finora causato una certa frenesia nel M5S. Adesso però la sensazione è che, grazie all’idea del patto di Fontana, si sia tornati al centro dei giochi.


Di carne al fuoco ce n’è in abbondanza, già si comincia a fare ipotesi ad esempio sul cosa accadrebbe se si trovasse un accordo per mandare Mario Draghi al Quirinale. Chi prenderebbe il suo posto a Palazzo Chigi? Nel dietro le quinte si è molto parlato di un altro tecnico, ma in realtà prende quota l’opzione di un politico a tutto tondo, anche per controbilanciare ridando peso ai partiti. Da Dario Franceschini a Giancarlo Giorgetti (se la Lega restasse dentro), da Renato Brunetta a Luigi Di Maio.

Chiacchiere, riflessioni, fantapolitica; ma nel calderone dei nomi in casa Movimento circola pure, forse anche come manovra in chiave anti-Di Maio, quello di Stefano Patuanelli, attuale capodelegazione dei 5 Stelle al governo. Sempre molto deciso a schierare i suoi nel centrosinistra ma allo stesso tempo — è la riflessione — ministro del Conte due meno inviso a Forza Italia, soprattutto perché ha condotto l’operazione salva Mediaset, tutelando l’azienda dalle mire espansionistiche della francese Vivendi.