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Quirinale, il dilemma del "catafalco" la cabina che ora rischia di sparire

Le cabine elettorali nell'Aula di Montecitorio per le votazioni del nuovo presidente della Repubblica nel 2015 

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La struttura in legno creata per "celare" il voto dei grandi elettori potrebbe essere abolita perché veicolo di Covid
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Dal catafalco allo scatafalco si misura, oplà, il fiato corto della recente storia politica, ma anche la disgrazia pandemica e i suoi effetti sull'elezione del Capo dello Stato.

Trent'anni esatti: imposta in aula nel 1992 come indispensabile presidio per la correttezza del voto, la cabina in legno lucido a tamburo dentro cui vennero celebrati i funerali della Prima Repubblica rischia ora di essere abolita come portatrice di Covid, un po' a riprova, viene da pensare, di quanto già sospirava in latino Enrico De Nicola: siamo messi così male da non poter sopportare né i nostri vizi né i loro rimedi.

Catafalco fu battezzata, non si è mai capito bene da chi…

Dal catafalco allo scatafalco si misura, oplà, il fiato corto della recente storia politica, ma anche la disgrazia pandemica e i suoi effetti sull'elezione del Capo dello Stato.

Trent'anni esatti: imposta in aula nel 1992 come indispensabile presidio per la correttezza del voto, la cabina in legno lucido a tamburo dentro cui vennero celebrati i funerali della Prima Repubblica rischia ora di essere abolita come portatrice di Covid, un po' a riprova, viene da pensare, di quanto già sospirava in latino Enrico De Nicola: siamo messi così male da non poter sopportare né i nostri vizi né i loro rimedi.

Catafalco fu battezzata, non si è mai capito bene da chi, anche se nel corso del tempo furono costruite diverse versioni di moduli smontabili fino a poco fa parcheggiati nel corridoio su cui si aprono gli spogliatoi dei commessi, al quinto piano di Montecitorio, con vista sui tetti di Palazzo Chigi. All'inizio l'abitacolo fu detto pure "sarcofago" e benché il Grande Fratello sarebbe arrivato dopo otto anni, anche "confessionale". In ogni caso il suo aspetto non ispirava allegria, né col senno di poi si può dire che abbia portato fortuna a quello che sarebbe passato alla storia come il "Parlamento degli inquisiti".

Sia come sia, il ligneo accrocco dalle tetre tendine fece la sua comparsa dopo che nella quinta e sesta votazione furono deposte e contate nell'insalatiera rispettivamente tre e cinque schede in più del dovuto, una specie di broglio precauzionale per mandare a monte l'eventuale elezione di Forlani. Da tempo Pannella lo invocava. La necessità di evitare i giochi di prestigio dei franchi tiratori e garantire l'effettiva segretezza del voto spinse il neo presidente della Camera Scalfaro a farlo costruire nottetempo da cinque carpentieri, senza sapere che lì dentro, silurati Forlani, Vassalli e Valiani, la maggioranza dei Grandi Elettori avrebbe scritto proprio il suo nome.

Come sempre accade in Italia, la novità accese in egual misura curiosità, sdegno, spasso e pensose considerazioni di ordine esequiale, giacché un sistema in agonia, disse Mammì, non poteva rinunciare a una qualche dotazione funebre. Però a quel punto l'onorevole Gargani, superstizioso, non voleva più entrarci, mentre Sgarbi non ne usciva più ("Temevo scappasse da sotto!" commentò un ilare Scalfaro); e quando in un attimo di distrazione Alessandra Mussolini, che in ordine alfabetico veniva dopo Mussi, entrò nell'angusto vano ancora occupato dal collega, nella maliziosa tribuna dei giornalisti saettò l'inesorabile cachinno su quell'improvvisata dark room istituzionale.

Il più fiero nemico del catafalco si rivelò Bettino Craxi, forse perché prima di tanti aveva compreso l'andazzo delle votazioni: "Io lo faccio volare via - minacciò - perché è brutto e offende la dignità del Parlamento". In realtà dovettero tutti tenerselo nel 1999 (Ciampi) e nel 2006 (Napolitano). Nel 2013, elezione abbastanza problematica, venne segnalata una discutibile moda: richiesto come mai avesse votato scheda bianca, il senatore siciliano Vecchio, di Scelta civica, si giustificò rivelando: "Per forza, si futtiro i matiti!". Nel 2015, d'altra parte, come preannuncio di populismo qualche Grande Elettore incise: "Mafiosi".
Si discute adesso di starnuti, tendine e aerosol. Lo scatafalco della Terza Repubblica, l'epidemia che fa ballare e mette in forse ogni cosa.