Morto David Sassoli, Gentiloni: “Le nostre chiacchiere da espatriati tra politica e risate”
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - "La sua eredità è l’Europa dei cittadini". Paolo Gentiloni ha la voce a tratti deformata dall’emozione. Per lui, parlare di David Sassoli non è semplice. In questi due anni e mezzo sono stati insieme l’apice della rappresentanza italiana in Europa. Una sintonia che raramente si riscontra in politica. Certo, entrambi provengono dal Partito Democratico. Ma la loro è amicizia ha una data lontana, prima della politica. "Io — ricorda il Commissario agli Affari economici — ho conosciuto David quaranta anni fa. Negli anni ‘80. Lui era un giornalista del Giorno e si occupava anche delle tematiche ambientali. Io ero il direttore di Nuova Ecologia, la rivista di Legambiente". Un rapporto che inevitabilmente si è consolidato e rafforzato a Bruxelles. "Noi ci definivamo degli espatriati", dice con un sorriso malinconico.
BRUXELLES - "La sua eredità è l’Europa dei cittadini". Paolo Gentiloni ha la voce a tratti deformata dall’emozione. Per lui, parlare di David Sassoli non è semplice. In questi due anni e mezzo sono stati insieme l’apice della rappresentanza italiana in Europa. Una sintonia che raramente si riscontra in politica. Certo, entrambi provengono dal Partito Democratico. Ma la loro è amicizia ha una data lontana, prima della politica. "Io — ricorda il Commissario agli Affari economici — ho conosciuto David quaranta anni fa. Negli anni ‘80. Lui era un giornalista del Giorno e si occupava anche delle tematiche ambientali. Io ero il direttore di Nuova Ecologia, la rivista di Legambiente". Un rapporto che inevitabilmente si è consolidato e rafforzato a Bruxelles. "Noi ci definivamo degli espatriati", dice con un sorriso malinconico.
La memoria dell’ex premier, allora, va a dicembre scorso. Poco prima di Natale. "L’avevo visto l’ultima volta proprio in quei giorni — rammenta — nel suo ufficio a Strasburgo. Era stato assente per oltre due mesi, in cura prima in Francia e poi in Italia per una brutta polmonite. Finalmente tornava nel suo Parlamento". Quelli erano anche i giorni in cui si stava decidendo se il suo mandato alla presidenza del Parlamento europeo potesse proseguire oppure no. Il patto di inizio legislatura tra il Pse e il Ppe prevedeva una staffetta con un esponente popolare. "Abbiamo parlato della sua scelta di non ricandidarsi alla presidenza".
Perché optò per un passo indietro sebbene i Socialisti non fossero per nulla convinti di lasciare il passo al Ppe, soprattutto dopo la sconfitta subita in Germania? "Non voleva spaccare la maggioranza che lo aveva eletto nel 2019". La cosidetta “maggioranza Ursula” in effetti era diventata una delle bussole di Sassoli. "E non voleva perderla. Prese quella decisione non facile ma con la consueta serenità". Perché "lui era così: era sereno, una forza tranquilla. Sorridente. Con una risata contagiosa".
"Ogni tanto — prosegue Gentiloni — lo andavo a trovare nel suo ufficio a Bruxelles. All’ingresso ti aspettava il cerimoniale del Parlamento. Da lui, invece, niente cerimonie: panini e chiacchiere sull’Italia. Da espatriati, ci dicevamo ridendo. Ma era la sua semplicità, la sua umanità. Nel 2013 fummo anche in competizione nelle primarie del centrosinistra per il sindaco di Roma. Perdemmo entrambi. Ma il ricordo di quella fase non faceva scattare alcun rimorso o risentimento. Semmai un bel pò di ironia".
La memoria, dunque, corre veloce dagli anni ‘80 fino alla nascita del Pd. Alla candidatura al Parlamento europeo che gli "venne proposta da Dario Franceschini". Da quel momento la sua passione si concentrò sul progetto europeista. Qual’è la sua più grande eredità? «La coerenza sui diritti e sulle libertà. E l’idea che la democrazia europea debba essere una democrazia dei cittadini. Senza la partecipazione dei cittadini, l’Europa è incompleta. Un messaggio fondamentale anche per l’Italia». Il commissario, però, sottolinea anche la sua capacità di interpretare il ruolo di presidente in modo efficiente. "Aveva un ottimo rapporto con la Commissione e con la von Der Leyen. E ha favorito la collaborazione sul NextGeneration Eu e sul Green certificate. Decisioni prese dal Parlamento a tempo di record. Non una cosa ordinaria".
Secondo Gentiloni, la radice del suo impegno e del suo pragmatismo va comunque ricondotta alla sua attività nel sociale. "La sinistra cattolica di Roma, gli scout, Sant’Egidio. È un filo che unisce tutti i momenti della sua vita".
L’ex presidente del consiglio, sapeva che le condizioni di salute di Sassoli erano precarie. "Ci siamo scambiati gli auguri a capodanno. Poi l’ho cercato al telefono qualche giorno fa. Lui rispondeva sempre. Stavolta non ha risposto e ho capito". Anche nei mesi scorsi, "ha fatto lo slalom per tenere aperto il parlamento saltando qualche trasferta a Strasburgo. Questione difficile da gestire con i francesi e con alcuni gruppi. Ma lo faceva per ragioni di principio. C’è la pandemia, come si fa a chiudere il Parlamento?". "Ora — è la speranza di Gentiloni — ai suoi colleghi in Parlamento e a tutti noi spetta il compito di tenere vivo il suo messaggio per una democrazia europea compiuta".