Quirinale, nel Pd l'operazione "salvate il soldato Draghi". E torna la speranza del Mattarella bis
di Giovanna VitaleÈ durata da Natale all'Epifania l'illusione di un Silvio Berlusconi che, dopo aver riacquistato la centralità perduta nel centrodestra e nel Paese, magicamente rinuncia a fare il kingmaker di se stesso per proporre Mario Draghi al Quirinale. Le bordate fatte trapelare da Arcore - "Tanti non lo voterebbero" perché il suo addio a palazzo Chigi "si tradurrebbe in elezioni anticipate", in quanto "Forza Italia uscirebbe dalla maggioranza" - hanno spiazzato quel fronte proteiforme e trasversale che sottotraccia aveva cominciato a lavorare per favorire l'ascesa al Colle del presidente del Consiglio. Restituendo la spiacevole sensazione che il Cavaliere stavolta faccia sul serio, avendo poco da perdere dall'alto dei suoi 85 anni suonati, e che gli alleati abbiano poche frecce nella faretra per fermarlo. Un imprevisto che fa saltare tutti gli schemi - ossia incoronare il premier attraverso la rimozione del principale ostacolo, …
È durata da Natale all'Epifania l'illusione di un Silvio Berlusconi che, dopo aver riacquistato la centralità perduta nel centrodestra e nel Paese, magicamente rinuncia a fare il kingmaker di se stesso per proporre Mario Draghi al Quirinale. Le bordate fatte trapelare da Arcore - "Tanti non lo voterebbero" perché il suo addio a palazzo Chigi "si tradurrebbe in elezioni anticipate", in quanto "Forza Italia uscirebbe dalla maggioranza" - hanno spiazzato quel fronte proteiforme e trasversale che sottotraccia aveva cominciato a lavorare per favorire l'ascesa al Colle del presidente del Consiglio. Restituendo la spiacevole sensazione che il Cavaliere stavolta faccia sul serio, avendo poco da perdere dall'alto dei suoi 85 anni suonati, e che gli alleati abbiano poche frecce nella faretra per fermarlo. Un imprevisto che fa saltare tutti gli schemi - ossia incoronare il premier attraverso la rimozione del principale ostacolo, che si fa da parte per diventare il suo primo sponsor - e costringe i "draghisti" ad aggiornare obiettivi e strategia.
Mettere in sicurezza l'ex capo della Bce: è questa la mission, adesso. Una sorta di "salvate il soldato Mario" che rischia di restare stritolato nel gioco a massacro di un Parlamento mai tanto frammentato, sprovvisto di un regista capace di guidare la partita, formato da gruppi poco controllabili dagli stessi segretari di partito. Enrico Letta lo ha detto chiaro, ieri mattina, riunendo la segreteria pd: "Se non ci sbrighiamo a trovare una figura istituzionale e super partes, la situazione rischia di avvitarsi". Ovvero di bruciare sull'altare dei franchi tiratori tutti i candidati, in primis Draghi, in grado di portare lustro all'Italia, non di fargli perdere la faccia come avverrebbe se fosse eletto Berlusconi. Convinto il leader dem, e con lui il ministro leghista Giancarlo Giorgetti, che il premier non resterebbe un minuto di più alla guida del governo se il presidente della Repubblica non fosse largamente condiviso e dal curriculum più che specchiato.