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Camera approva la legge sul lobbying in politica: dal registro alle sanzioni e alle esenzioni, ecco le nuove regole

La proposta è passata con 339 voti a favore, nessun voto contrario e 42 astenuti (Fratelli d'Italia e i 5 Stelle di Alternativa c'è). Conte: "Un traguardo storico". Le associazioni di LobbyingforChange: "Un compromesso al ribasso, sono previste esenzioni per alcune categorie"
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La Camera ha approvato la proposta di legge sulla regolamentazione dell’attività di lobbying. Con 339 voti a favore, nessun contrario e 42 astenuti (Fratelli d’Italia e gli ex 5 stelle di Alternativa C’è), il testo ora passa all’esame del Senato. Sono più di 3 anni che si cerca un accordo sul provvedimento licenziato ora da Montecitorio. La norma punta a rendere trasparenti i rapporti - ad oggi piuttosto opachi -  tra i decisori i pubblici e le lobby, ovvero i gruppi di persone che per conto di aziende e associazioni svolgono un ruolo di pressione nei confronti di chi è chiamato ad assumere decisioni di interesse pubblico, come i parlamentari di Camera e Senato o gli esponenti di governo.

La Camera ha approvato la proposta di legge sulla regolamentazione dell’attività di lobbying. Con 339 voti a favore, nessun contrario e 42 astenuti (Fratelli d’Italia e gli ex 5 stelle di Alternativa C’è), il testo ora passa all’esame del Senato. Sono più di 3 anni che si cerca un accordo sul provvedimento licenziato ora da Montecitorio. La norma punta a rendere trasparenti i rapporti - ad oggi piuttosto opachi -  tra i decisori i pubblici e le lobby, ovvero i gruppi di persone che per conto di aziende e associazioni svolgono un ruolo di pressione nei confronti di chi è chiamato ad assumere decisioni di interesse pubblico, come i parlamentari di Camera e Senato o gli esponenti di governo.

Esulta il Movimento 5 stelle, il principale sponsor del provvedimento. “Un traguardo storico", lo definisce il presidente pentastellato Giuseppe Conte. La verità, però, è che la legge è frutto di un compromesso a ribasso che ha depotenziato la versione iniziale del testo. Lo denuncia una rete di ong pro-trasparenza raggruppate sotto la sigla #Lobbying4Change. “Se da un lato non possiamo che salutare con favore questo passo in avanti verso una norma necessaria per il corretto funzionamento della nostra democrazia, dall’altro esprimiamo preoccupazione per gli effetti negativi di un compromesso al ribasso sul testo di legge”, recita il comunicato diffuso subito dopo l’approvazione in Aula. Due i principali punti contestati: l’esenzione di alcune categorie dagli obblighi previsti e la sintesi raggiunta sul cosiddetto periodo di “raffreddamento”.

"Si tratta di un traguardo importante, ma peccato che gli articoli che disciplinano l'attività di lobbying mostrino ancora troppi pregiudizi", dice Fabio Bistoncini, presidente di Fb&Associati, tra le maggiori aziende italiane della consulenza in lobby e advocacy. "Se guardiamo al rapporto tra obblighi e diritti previsti dalla normativa -prosegue - il quadro è disarmante: moltissimi i primi e nessun diritto. E la legge crea due categorie: quelli di serie A, esclusi dall'applicazione della normativa e tutti gli altri".

Cosa prevede la legge

La parte più importante riguarda l’istituzione del registro per la trasparenza dell'attività di rappresentanza, a cui tutti i soggetti che intendono esercitare attività di lobbying sono tenuti ad iscriversi. L’obiettivo è quello di rendere trasparente il rapporto che di norma intercorre tra i gruppi di interesse e i decisori pubblici. Secondo la legge di questi ultimi fanno parte i parlamentari, componenti del governo, rappresentanti degli organi delle autonomie territoriali, presidenti e componenti delle autorità indipendenti, organi di vertice degli enti statali, titolari degli incarichi di vertice degli enti territoriali e altri enti pubblici, responsabili degli uffici di diretta collaborazione delle istituzioni. Non solo: la legge prevede anche l’istituzione di un agenda in cui i lobbisti iscritti al registro dovranno aggiornare con cadenza settimanale la lista e il contenuto degli incontri. Presso l'Antitrust nascerà un comitato di sorveglianza sulla trasparenza dei processi decisionali pubblici che dovrà e infliggere le sanzioni previste.

Un testo depotenziato 

Due passi in avanti e uno indietro. Perché se tutti accolgono con favore l’approvazione alla Camera, a molti non convincono alcune deroghe previste. Chi ha avuto incarichi di governo nazionale o regionale, dovrà aspettare almeno un anno primo di iscriversi al registro e dunque cominciare ad esercitare attività di lobbying. Si tratta del cosiddetto periodo di “raffreddamento”, una regola che inizialmente prevedeva un arco di tempo più esteso (tre anni) e che includeva anche gli eletti di Montecitorio e Palazzo Madama, oltre agli esponenti di governo. Niente da fare: il testo è stato modificato su pressione di Italia Viva e di Forza Italia, che in commissione Affari costituzionali hanno deciso di impuntarsi anche contro il provvedimento depotenziato, che ha ottenuto comunque il via libera nonostante il no di renziani e forzisti.

L’esenzione più discussa, però, è quella che riguarda le associazioni imprenditoriali e i sindacati. Per queste due categorie, infatti, è stato inserito una sorta di salvacondotto che le grazierà dagli obblighi di trasparenza previsti per le singole imprese e le altre organizzazioni. Si tratta di un’eccezione sostenuta in maniera trasversale da tutti i partiti - dal centrosinistra al centrodestra -  e che, soprattutto, non era inclusa nel testo originale. Pd, Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, tranne i 5 Stelle, hanno votato a favore degli emendamenti che hanno introdotto l’esenzione prevista, in sostanza, sia per Confindustria che per sindacati, insieme a tutte le loro ramificazioni settoriali. "Esistono già delle coperture normative che regolano i rapporti tra i decisori pubblici e queste organizzazioni", spiega Stefano Ceccanti, deputato del Pd e membro delle commissione Affari costituzionali.

Di diverso avviso è Federico Angelè, direttore di The Good Lobby, l'associazione che più di tutti si è battuta affinché il Parlamento italiano approvasse una legge sulle attività di lobbying. "Il testo avrebbe potuto fare una distinzione in base alle attività: prevedere l’esenzione nei casi di concertazione con il governo e, allo stesso tempo, l’obbligo di trasparenza negli altri casi. Ma così non è stato". Secondo Anghelè, inoltre, la legge non risulterebbe in linea con le norme adottate dalle istituzioni europee, le più complete in materia e che avevano ispirato le proposta italiana. Anche le regole Ue, infatti, prevedono un registro apposito, nel quale però anche anche le parti sociali hanno l’obbligo di iscriversi.