La partita per il Quirinale, Letta boccia l’ipotesi del governo dei leader. Crisi M5S: slitta l’assemblea
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleROMA - Al di là delle dichiarazioni di facciata, che liquidano come "una fesseria, un modo di buttare la palla in tribuna" l'ingresso dei leader nel governo proposto da Salvini, al Nazareno si rivede un po' di luce dopo giorni ad altissima tensione.
Le parole di Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera - che per la prima volta ha parlato di un "Berlusconi divisivo", ammettendo l'esigenza di individuare "un piano B", trovare un'altra figura del centrodestra che sia condivisibile anche dal centrosinistra" - sono state lette dal Pd come "un fatto positivo che va nella direzione di scongelare i rapporti fra noi e loro". Frutto di "interlocuzioni ad altissimo livello", confida uno dei dirigenti più vicini a Enrico Letta. Svelando contatti diretti fra i due segretari, da tenere però rigorosamente riservati per evitare di indispettire i rispettivi alleati.
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ROMA - Al di là delle dichiarazioni di facciata, che liquidano come "una fesseria, un modo di buttare la palla in tribuna" l'ingresso dei leader nel governo proposto da Salvini, al Nazareno si rivede un po' di luce dopo giorni ad altissima tensione.
Le parole di Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera - che per la prima volta ha parlato di un "Berlusconi divisivo", ammettendo l'esigenza di individuare "un piano B", trovare un'altra figura del centrodestra che sia condivisibile anche dal centrosinistra" - sono state lette dal Pd come "un fatto positivo che va nella direzione di scongelare i rapporti fra noi e loro". Frutto di "interlocuzioni ad altissimo livello", confida uno dei dirigenti più vicini a Enrico Letta. Svelando contatti diretti fra i due segretari, da tenere però rigorosamente riservati per evitare di indispettire i rispettivi alleati.
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Una ripresa del dialogo che, sebbene sottotraccia e dissimulata dagli scambi al vetriolo registrati pure ieri, segnala come qualcosa nelle ultime ore sia cambiato. "Il quadro politico si è rimesso in movimento, riportando la discussione sul presidente della Repubblica all'interno della maggioranza che sostiene l'unità nazionale", insiste il dirigente dem. In mattinata sarebbe stato lo stesso Salvini a certificarlo, smarcandosi a sorpresa da Forza Italia e garantendo la permanenza della Lega nell'esecutivo qualunque cosa accada sul Quirinale.
Una risposta indiretta a Letta - o almeno così la intendono al Nazareno - che per sedersi al tavolo delle trattative da lui promosso aveva chiesto all'ex ministro dell'Interno di rimuovere il macigno Berlusconi (per la verità ancora in campo) e proposto "un patto di legislatura" con tutte le forze della maggioranza, specie in caso di ascesa di Draghi al Colle. Segnali di fumo che fanno ben sperare in attesa del vertice del centrodestra che "è un bene sia stato confermato" per domani, prima della Direzione del Pd in programma sabato. Senza tuttavia farsi troppe illusioni. La partita è talmente complicata che potrebbe tornare a incartarsi da un momento all'altro.
Perciò è bene giocare a carte coperte. Continuare a tenere il punto con Salvini, "che butta lì idee a caso, come quella dei leader di partito nel governo, per sviare l'attenzione sul Cavaliere che congela la partita del Colle". E fissare dei paletti utili anche a uso interno: per far capire ai partner giallorossi, in particolare al M5S, che fughe in avanti come quella sul Mattarella-bis, se intempestive, possono risultare "velleitarie", data l'indisponibilità manifestata dal capo dello Stato. Un jolly che si potrà eventualmente calare solo le se le cose dovessero mettersi male. Per evitare di bruciare Draghi (che ieri ha avuto un lungo faccia a faccia con Andrea Orlando) perché "azzoppare lui significa mandare al mondo un messaggio devastante".
Concetti che Letta avrebbe espresso l'altra sera, durante l'incontro con Giuseppe Conte. Un colloquio nel quale ha sollecitato l'alleato a tenere a freno le sue truppe. Qualora difatti il centrodestra volesse andare alla conta, anziché condividere la scelta di un candidato "autorevole e super partes", il fronte giallorosso dovrà mostrarsi compatto. E definire una strategia comune: magari votando scheda bianca nei primi tre scrutini e poi, dal quarto, uscire dall'aula per neutralizzare i franchi tiratori. "L'unico modo con cui si può rendere chiaro che chi entra, lo fa per votare Silvio Berlusconi", taglia corto Francesco Boccia.
Una linea che tuttavia Conte non è sicuro di poter tenere. I gruppi grillini sono in subbuglio. Vogliono scongiurare il rischio di elezioni anticipate, tra chi spinge per il Mattarella-bis e chi, specie tra i fedelissimi, mette veti su Draghi affinché "resti a palazzo Chigi". Con l'aggravante Alessandro Di Battista, che sotto un post del capo politico su Fb, gli contesta di aver sbagliato tutto: a entrare nel governo, a sedersi insieme ai renziani con cui "neppure un caffè bisognava prendersi". Eppure "io ci ho provato ad avvertirvi 11 mesi fa della pericolosità della strada intrapresa", incalza l'ex deputato, "per l'interesse generale e poi per il futuro del Movimento". Una granata sull'assemblea congiunta, che doveva tenersi in serata e viene invece rinviata a oggi. Anche se c'è già chi scommette che slitterà di nuovo. A data da destinarsi. Per impraticabilità del campo.