Rai, dalle nomine sovraniste al taglio dei Tg regionali fino al budget 2022: così Fuortes si è messo contro Cda, Pd e 5S
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleÈ ricomparso il fantasma dell'Opera che per otto lunghi anni ha fatto vedere i sorci verdi alle maestranze del lirico capitolino. Ha traslocato, sotto le stesse spoglie, al settimo piano di Viale Mazzini, dove dall'estate scorsa l'ex sovrintendente Carlo Fuortes governa con piglio napoleonico la televisione di Stato. Replicando, fra mille proteste e spaccature in Cda, la stagione da signore incontrastato che aveva caratterizzato i suoi anni al vertice del teatro romano.
Come già successe allora, l'ad della Rai si è messo contro tutto e (quasi) tutti, dai giallorossi fino al potente sindacato interno: talmente ostile a ogni mediazione da sorprendere anche i dirigenti a lui più vicini, che pure lo avevano sconsigliato. E così, dopo aver assecondato le nomine sovraniste in Tg e strutture e aver tagliato l'ultima edizione delle testate regionali, Fuortes ha rotto con l'Usigrai e si è inimicato un pezzo dei consiglieri di a…
È ricomparso il fantasma dell'Opera che per otto lunghi anni ha fatto vedere i sorci verdi alle maestranze del lirico capitolino. Ha traslocato, sotto le stesse spoglie, al settimo piano di Viale Mazzini, dove dall'estate scorsa l'ex sovrintendente Carlo Fuortes governa con piglio napoleonico la televisione di Stato. Replicando, fra mille proteste e spaccature in Cda, la stagione da signore incontrastato che aveva caratterizzato i suoi anni al vertice del teatro romano.
Come già successe allora, l'ad della Rai si è messo contro tutto e (quasi) tutti, dai giallorossi fino al potente sindacato interno: talmente ostile a ogni mediazione da sorprendere anche i dirigenti a lui più vicini, che pure lo avevano sconsigliato. E così, dopo aver assecondato le nomine sovraniste in Tg e strutture e aver tagliato l'ultima edizione delle testate regionali, Fuortes ha rotto con l'Usigrai e si è inimicato un pezzo dei consiglieri di amministrazione che in tre ieri hanno votato no alla sua proposta di budget per il 2022, ovvero il pilastro su cui fondare il risanamento dell'azienda. Facendo indispettire non poco palazzo Chigi, che ha proprio nell'unità fra le forze politiche la sua ragione fondativa, al premier Draghi mai come in questa fase necessaria. Con il paradosso che a sostenerlo sono rimasti solo i partiti di centrodestra, Lega e Forza Italia, mentre il centrosinistra che ne aveva salutato l'ascesa gli si è rivoltato contro.
Bisogna fare un passo indietro per capire il logoramento dei rapporti dentro la principale industria culturale del Paese. Tutto comincia con la scelta, non comunicata ai giornalisti né all'organo di gestione che se ne accorge solo a cose fatte, di sopprimere l'edizione notturna della TgR per bassi ascolti (5% di share) e costi troppo alti (5 milioni l'anno). Le redazioni reagiscono, il sindacato comincia la battaglia ma Fuortes si impunta e rifiuta qualsiasi soluzione risarcitoria. A fine dicembre viene indetto lo sciopero generale dei notiziari locali (mai successo prima), l'Usigrai fa causa all'azienda per comportamento antisindacale (altro inedito), Fuortes decide di non trasmettere il video-comunicato sulle ragioni della protesta (idem) scatenando l'ira della Federazione stampa nazionale che si unisce all'Usigrai per gridare al bavaglio.
Nel frattempo, nella revisione degli assetti aziendali, l'ad rafforza il fronte destro e indebolisce il sinistro. Nel valzer delle testate nazionali conferma Sangiuliano al Tg2 (quota Lega), Preziosi a RaiParlamento (Fi), Casarin alla TgR (di nuovo Lega) e promuove Petrecca (FdI) a Rainews. Non solo. Leva Carboni (M5S) dal Tg1 e Orfeo (Pd) dal Tg3, seppur quest'ultimo ricompensato con la direzione del genere Approfondimento. E lo stesso avviene con le nomine di vertice nella Corporate. "L'impressione è che Fuortes stia già guardando oltre", spiega un dirigente di lungo corso in Rai, "ha capito che Draghi andrà al Quirinale, che il centrodestra ha ottime chance di vincere le prossime elezioni e lui si sta già riposizionando".
La prova? Le ultime scelte per le vicedirezioni nei Tg, che tocca ai direttori proporre e all'ad ratificare, mettendo la propria firma su un'apposita determina. Ebbene nel notiziario della rete ammiraglia il centrodestra ha ottenuto due uomini in più (Rao e Giorgino) e la conferma di una donna (Graziadei), lasciando ai giallorossi le briciole. Ma il caso più clamoroso riguarda, ancora una volta, la Tgr, il cui controllo è strategico in vista della nuova tornata di elezioni amministratore. Ieri in Cda Casarin ha proposto di mantenere come condirettore Roberto Pacchetti (quota Lega come lui) da affiancare all'attuale vice Fontana (in quota Pd), contravvenendo agli accordi di indicare un solo condirettore d'area centrosinistra.
Fuortes ha perciò fatto sapere che non avrebbe siglato le determine e prorogato la formazione esistente. Che però vede proprio Pacchetti già condirettore. Una presa in giro. Che ha fatto imbufalire Pd e Cinquestelle. Una delle cause principali del voto contrario in Cda sul budget 2022. L'inizio di una guerra destinata a far fibrillare la Tv di Stato proprio nel bel mezzo della partita quirinalizia.