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Il Secolo d'Italia e il titolo su Berlusconi: da "sciolga" a "scelga la riserva". Refuso o lapsus?

Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni 
Il direttore del quotidiano Fragalà si giustifica: "Colpa del diavoletto della tipografia". Ma la prima pagina, dedicata al vertice a Villa Grande che ha ufficializzato la candidatura al Colle del Cavaliere, sembra un manifesto della destra controcorrente
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È il diavolo che ci ha messo la coda. Nella redazione del Secolo d'Italia, giornale della destra storica, e nella Fondazione di Alleanza nazionale che lo edita, la giustificazione è: "Colpa del diavoletto della tipografia". Sarà il "diavoletto" oppure un lapsus che - Freud insegna -  la dice lunga sui veri sentimenti, comunque il titolo di prima pagina di stamani, sembra un manifesto della destra controcorrente. Urla in due righe: Colle, il centrodestra: "Il Cav scelga la riserva". Sottolineato rosso. 

Ora tutti sanno che il vertice del centrodestra a Villa Grande si è concluso ieri con un appello di Salvini, Meloni e compagnia a Silvio Berlusconi affinché "sciolga" la riserva. Come dire, decidi tu. 

È il diavolo che ci ha messo la coda. Nella redazione del Secolo d'Italia, giornale della destra storica, e nella Fondazione di Alleanza nazionale che lo edita, la giustificazione è: "Colpa del diavoletto della tipografia". Sarà il "diavoletto" oppure un lapsus che - Freud insegna -  la dice lunga sui veri sentimenti, comunque il titolo di prima pagina di stamani, sembra un manifesto della destra controcorrente. Urla in due righe: Colle, il centrodestra: "Il Cav scelga la riserva". Sottolineato rosso. 

Ora tutti sanno che il vertice del centrodestra a Villa Grande si è concluso ieri con un appello di Salvini, Meloni e compagnia a Silvio Berlusconi affinché "sciolga" la riserva. Come dire, decidi tu. 

Ma di seguire e eseguire la volontà del Cav, forse non c'è gran voglia soprattutto nelle file della destra all'opposizione, di Fratelli d'Italia, che sta nella Fondazione, insieme a molti degli antichi colonnelli di Gianfranco Fini (il quale però non partecipa), a cominciare da Italo Bocchino, direttore editoriale del quotidiano, da Mario Landolfi ex ministro delle Comunicazioni, Gianni Alemanno, Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri. Il direttore operativo Girolamo Fragalà, detto Jimmi, è stato svegliato da Francesco Storace, l'ex direttore, gran battutista, che lo ha incoraggiato: "Fatti una risata...". Ma c'era assai poco da ridere. "Se fosse stato un errore mio, avrebbe voluto dire che ho la vocazione al suicidio...", commenta Fragalà. 

Solo un refuso, che è stato corretto subito in mattinata. Però già circolava sui social quel criptico invito a Berlusconi a scegliere la riserva. Con un seguito di ogni declinazione possibile. Ovvero: scegliere di fare la riserva (un passo indietro). Oppure: scegliere una riserva (suggerimenti: Gianni Letta). O ancora: ritirarsi in una riserva (lontano, in un altro continente)". 

Prime ad accorgersi delle miniera di cattivi pensieri che quel titolo avrebbe suscitato sono state le giornaliste Francesca Fagnani e Favia Fratello. "Ma è scelga o sciolga? Se è un refuso è da Oscar", twitta Fagnani. "Refusi che non lo sono: scelga o sciolga", scrive Fratello.  

Storace ritwitta: "Se non è un refuso, è una cattiveria". E poi aggiunge: "Ma se è un refuso è geniale... il signore Refuso è geniale". Landolfi spiega che capita, tutti i giornalisti sanno quanto sia facile il refuso, e che proprio non c'è dolo politico.  

Fragalà ha temuto una lavata di capo e lo ha ammesso: "Alla fine speriamo che non ricada su di me...". Pare di no. Non c'entra il direttore. Non è una vendetta servita fredda da quel che resta di Alleanza nazionale, che fu di Fini. È solo un correttore automatico, nostalgico finché si vuole, che non riconosce la parola "sciolga" collegata a Berlusconi, il quale piuttosto sta ingarbugliando l'elezione per il presidente della Repubblica. Ma gli suggerisce di scegliere. Un accantonamento o riserva, appunto.