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M5S, i senatori si ribellano ai capi della comunicazione. E vogliono più autonomia nei rapporti con i media

Rocco Casalino 
I vertici del gruppo a Palazzo Madama incontreranno lunedì la responsabile della comunicazione del M5S Ilaria Loquenzi per visionare il nuovo "piano della comunicazione". Anche Casalino è nel mirino
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L'ultima anomalia rimasta del M5S, rispetto agli altri partiti, era forse quella della comunicazione. Deputati e senatori eletti dai cittadini che - bene o male, ma quasi sempre - seguivano le indicazioni dei professionisti comunicatori assunti dal capo del momento. Una volta ai tempi di Gianroberto Casaleggio e con Beppe Grillo in prima linea lo si chiamava 'lo staff' ed esso decideva chi doveva dire cosa, come, quando, dove. Tutti ubbidivano, chi non lo faceva di lì a poco o andava via o veniva espulso. Poi la morsa nel corso del tempo si è un po' allentata, la contrapposizione feroce con i media anche, ma l'impostazione generale è rimasta. Ecco, forse non per molto. I vertici del gruppo al Senato infatti hanno (ri)convocato per lunedì la responsabile della comunicazione del M5S a Palazzo Madama, Ilaria Loquenzi. Nelle settimane scorse il nuovo direttivo eletto a novembre le ha commissionato, con una certa insistenza, un nuovo 'pia…

L'ultima anomalia rimasta del M5S, rispetto agli altri partiti, era forse quella della comunicazione. Deputati e senatori eletti dai cittadini che - bene o male, ma quasi sempre - seguivano le indicazioni dei professionisti comunicatori assunti dal capo del momento. Una volta ai tempi di Gianroberto Casaleggio e con Beppe Grillo in prima linea lo si chiamava 'lo staff' ed esso decideva chi doveva dire cosa, come, quando, dove. Tutti ubbidivano, chi non lo faceva di lì a poco o andava via o veniva espulso. Poi la morsa nel corso del tempo si è un po' allentata, la contrapposizione feroce con i media anche, ma l'impostazione generale è rimasta. Ecco, forse non per molto. I vertici del gruppo al Senato infatti hanno (ri)convocato per lunedì la responsabile della comunicazione del M5S a Palazzo Madama, Ilaria Loquenzi. Nelle settimane scorse il nuovo direttivo eletto a novembre le ha commissionato, con una certa insistenza, un nuovo 'piano della comunicazione' e ora vogliono visionarlo. Ma la sostanza è che d'ora in poi, perlomeno al Senato, i politici stessi vogliono avere il boccino in mano: la comunicazione come servizio all'eletto e non l'eletto nelle mani degli spin doctor.

La vicenda è complessa e le implicazioni politiche di questo capovolgimento sono potenzialmente fortissime. Quando nel 2013 centinaia di persone comuni a digiuno di politica istituzionale e rapporti coi media entrarono in Parlamento con il M5S, Casaleggio padre si premurò di organizzare un controllo ferreo sugli eletti, considerati loro sì meri portavoce degli elettori, con i capi della comunicazione delle due Camere che avevano su di sé un potere enorme e quasi sempre ben superiore a quello degli stessi parlamentari. Addirittura Claudio Messora, che fu capo comunicatore al Senato agli esordi, anni dopo ha raccontato il clima da spionaggio interno ai danni di deputati e senatori. Comunque: le interviste ai giornali, le ospitate in tv, i post sui social, tutto il contenuto doveva venire approvato dalla macchina comunicativa. La quale decideva anche su quali esponenti puntare, a quali dare più spazio (e a quali meno): in una politica sempre più fatta di immagine, un formidabile metodo di selezione interna delle carriere.

Ci sono voluti degli anni e svariati sconquassi politici per portare i parlamentari del M5S a una sorta di autoconsapevolezza, così a Loquenzi, che pure viene dalla vecchia guardia di comunicatori del Movimento, abituati a una certa filosofia del mestiere, è stato richiesto di 'delineare' con l'approvazione del gruppo 'modalità operative e finalità' della comunicazione, migliorare la 'valorizzazione' e il 'supporto' del lavoro dei senatori. I termini tecnici della questione svelano la profonda insofferenza di numerosi eletti - stavolta però supportati dalla capogruppo Mariolina Castellone, una contiana 'eretica' - per una gestione del rapporto con l'informazione considerato strumento non al servizio del partito e dei suoi rappresentanti in aula ma esclusivamente dei vertici. Nel mirino di alcuni c'è anche il lavoro di Rocco Casalino, portavoce di Conte quand'era presidente del Consiglio e oggi stipendiato per metà dal gruppo 5 Stelle della Camera e per metà del Senato con il compito di curare i rapporti con le televisioni, nei fatti però ancora adesso dominus a 360 gradi nella comunicazione del Movimento guidato da Conte. Gli viene riconosciuto diffusamente di esser riuscito a rendere l'avvocato pugliese il politico col più alto gradimento dopo Mario Draghi. Da anni Casalino è un personaggio influente nel M5S, con la caratteristica però d'essere troppo 'personaggio' diventando non di rado lui stesso la notizia; ed è, poi, ancora troppo influente per i gusti dei politici a tutto tondo. Il confine in questi casi è comunque molto labile e del resto lo dimostra la descrizione di sé di Casalino sulla propria pagina Twitter, dove prima di ogni cosa si definisce "politico".