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Quirinale, D'Alimonte: "Quello di Berlusconi è un ricatto sulla legge elettorale. Il partito di Draghi vale più del 20 per cento"

Roberto D'Alimonte 

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Il politologo: "Mi piacerebbe dire che il Cavaliere è fuorigioco, ma non è così. La vera partita sarà alla quinta votazione"
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Roberto D'Alimonte, politologo della Luiss, crede alla candidatura di Silvio Berlusconi?
"Parte dai 452 voti del centrodestra. Per farcela al quarto turno gliene servirebbero altri 53, sempre che i suoi siano compatti".

Ce la farà?
"Mi piacerebbe dire che è fuorigioco, ma non è così".

Dove potrebbe pescare i voti che mancano?
"Ho calcolato 93 cani sciolti tra i grandi elettori, esponenti né di destra né di sinistra. Potrebbe prenderli lì".


Come spiega la sua ossessione?
"È l'ambizione di una vita, una gigantesca rivalsa. Era scomparso. È di nuovo centrale".

Pensa che Salvini e Meloni siano davvero convinti nel sostegno?
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Roberto D'Alimonte, politologo della Luiss, crede alla candidatura di Silvio Berlusconi?
"Parte dai 452 voti del centrodestra. Per farcela al quarto turno gliene servirebbero altri 53, sempre che i suoi siano compatti".

Ce la farà?
"Mi piacerebbe dire che è fuorigioco, ma non è così".

Dove potrebbe pescare i voti che mancano?
"Ho calcolato 93 cani sciolti tra i grandi elettori, esponenti né di destra né di sinistra. Potrebbe prenderli lì".


Come spiega la sua ossessione?
"È l'ambizione di una vita, una gigantesca rivalsa. Era scomparso. È di nuovo centrale".

Pensa che Salvini e Meloni siano davvero convinti nel sostegno?
"No, lo fanno forzosamente. Ma quello di Berlusconi è un ricatto. 'Appoggiatemi per il Colle che in cambio io mi opporrò a una riforma elettorale proporzionale'. Questo è il baratto".

Che c'entra la legge elettorale con il Quirinale adesso?
"È tutto intrecciato. È un gioco di incastri. Quirinale, elezioni politiche, legge elettorale. Ma quest'ultima, paradossalmente, è la più importante di tutte. Con la legge proporzionale Salvini e Meloni alle prossime elezioni non vincono. Con l'attuale legge maggioritaria probabilmente sì. E in questo momento in Parlamento prevale la voglia di proporzionale".

Pensa che alla quinta votazione vireranno su Draghi?
"È lo scenario più probabile. Ci saranno delle defezioni nel centrodestra. Loro lo sanno. Gli danno questo contentino, poi Berlusconi non ce la fa e a quel punto si apre la vera partita".

A Berlusconi che legge elettorale va bene?
"Entrambe. Col maggioritario risulta fondamentale per far vincere la coalizione nei collegi. Con il proporzionale il suo 7-8 per cento risulta indispensabile per fare le maggioranze".

Insomma, casca in piedi?
"Sì, fa il Ghino di Tacco".

Mario Draghi resta il favorito per il Quirinale?
"Sì, anche se le sue quotazioni sono scese dal 70-80 per cento di qualche settimana fa all'attuale 50-60".

Lei dove lo preferirebbe?
"Al Quirinale. È meglio per il Paese averlo lì per un settennato piuttosto che a governare i flutti di un anno elettorale".

Come spiega il calo delle sue quotazioni?
"Omicron giocherà un ruolo: non si può pensare di lasciare sguarnito palazzo Chigi con mezzo Paese in quarantena. E poi si è un po' incrinata l'aura che lo circondava".

Dove ha sbagliato?
"La sanzione di soli 100 euro per chi non si vaccina ha suscitato vaste perplessità. Difficile dare torto alla gente".

Non doveva fare capire che intende andare al Colle?
"Poteva dire: "Resto qui", ma sarebbe stata una bugia. La sua ambizione è un'altra: pensa di poter servire meglio il Paese dal Colle".

Da quel momento però sono sorti i guai.
"Era difficile uscirne diversamente".

Ha deciso che non dirà più niente. Fa bene?
"Sì, ha già detto abbastanza".

Per la sua elezione servirebbe un accordo doppio, Colle e governo.
"Non può essere lui a farsene carico. E qui scontiamo il vero nodo di queste elezioni: manca la regia".

Nell'ultimo mese ha sbagliato nel rapporto con i partiti?
"No".

Quanto vale Draghi sul mercato del voto?
"A fine novembre ho fatto un sondaggio da cui emergeva che più del 50 per cento degli italiani  si diceva 'sicuramente o probabilmente' disposto a votarlo".

Non è un dato eccessivo?
"Infatti mi sono spaventato e non l'ho pubblicato. Vorrei farne un altro, di verifica. Ma si può arguire già così che un eventuale partito di Draghi potrebbe valere più del 20 per cento. Poi so bene che non ne fonderà uno. È una figura politica, non partitica".

Come spiega il dato?
"Come nel 1994 e nel 2013 c'è una fortissima domanda di cambiamento. Draghi è una risposta, come lo furono Berlusconi e Grillo".

Quali sono i veri favoriti?
"Ipotizzo Draghi, Mattarella, Amato".

Crede al bis di Mattarella?
"Se non si riuscirà a trovare un accordo su Draghi è probabile che i partiti glielo chiederanno. E di fronte al possibile caos difficilmente potrà sottrarsi".

Come spiega l'insistenza del Parlamento per il bis?
"È un segno d'impotenza, il riflesso di una debolezza enorme dei partiti. E poi sanno che Mattarella è popolare.

Cosa ha capito della sua popolarità?
"Si staglia rispetto alla media dei politicanti, è un uomo di rigore morale. La gente dice: 'Teniamocelo stretto'".

Con Draghi al Colle, la Lega quindi non andrà all'opposizione?
"No. Perché nascerebbe un governo con l'obiettivo di fare la riforma elettorale in senso proporzionale. Salvini vuole evitarlo".

L'attuale stallo quindi rimarrà fino a che Berlusconi non si farà da parte?
"Finché c'è lui Letta non potrà fare alcun accordo col centrodestra".