✕

Quirinale, scontro sui positivi. Destra in pressing per il voto, ma il centrosinistra fa muro

Dal vertice a Villa Grande esce la richiesta formale del centrodestra a Fico e Casellati per far votare anche i Grandi elettori in quarantena. Ma servirebbe una ordinanza del ministro della Salute
2 minuti di lettura

La richiesta è ufficiale: i Grandi elettori positivi o in quarantena devono votare lo stesso per il Quirinale. Nel vertice del centrodestra ieri si parla anche di questo, dal momento che l'incertezza da Omicron sul numero di contagiati amplifica e svela l'incertezza del voto per il nuovo capo dello Stato. Quindi in una nota i leader di centrodestra riuniti a Villa Grande con Silvio Berlusconi hanno fatto sapere che "chiedono ai presidenti di Camera e Senato di assumere tutte le iniziative atte a garantire per tutti i 1009 Grandi elettori l'esercizio del diritto costituzionale al voto". La destra insiste. Fa pressing. 

Per il presidente della Camera, Roberto Fico però, la questione non è nelle mani del Parlamento: lo ha detto nella conferenza dei capigruppo di giovedì scorso, in cui Francesco Lollobrigida per Fratelli d'Italia aveva posto la richiesta. Occorre agire sulle norme generali, aveva detto, perciò ci vorrebbe …

La richiesta è ufficiale: i Grandi elettori positivi o in quarantena devono votare lo stesso per il Quirinale. Nel vertice del centrodestra ieri si parla anche di questo, dal momento che l'incertezza da Omicron sul numero di contagiati amplifica e svela l'incertezza del voto per il nuovo capo dello Stato. Quindi in una nota i leader di centrodestra riuniti a Villa Grande con Silvio Berlusconi hanno fatto sapere che "chiedono ai presidenti di Camera e Senato di assumere tutte le iniziative atte a garantire per tutti i 1009 Grandi elettori l'esercizio del diritto costituzionale al voto". La destra insiste. Fa pressing. 

Per il presidente della Camera, Roberto Fico però, la questione non è nelle mani del Parlamento: lo ha detto nella conferenza dei capigruppo di giovedì scorso, in cui Francesco Lollobrigida per Fratelli d'Italia aveva posto la richiesta. Occorre agire sulle norme generali, aveva detto, perciò ci vorrebbe una ordinanza del ministro della Salute o un voto del Parlamento su un emendamento ad hoc.  

Né al ministero della Salute, né al Viminale (che ha a sua volta una competenza per quanto riguarda il viaggio dalle isole per raggiungere Montecitorio dei Grandi elettori senza super Green Pass) ci sono dossier aperti sui due problemi. Ma dopo l'appello formale dei leader Salvini, Meloni, Berlusconi, Lupi, Cesa e Brugnaro, sia Fico che la presidente del Senato, Elisabetta Casellati sono chiamati a dare una risposta.  

Ed è muro contro muro tra destra e centrosinistra, che non intende affatto prevedere eccezioni e perciò consentire a chi è confinato per contagio da Covid, di venire ugualmente a votare dal 24 gennaio, prima seduta comune. Il Pd esclude deroghe, sospettando che la destra punti a evitare assenze perché renderebbero più difficile, o quasi impossibile, la forzatura di votare Berlusconi. "C'è un problema di eguaglianza con il resto della popolazione", commenta il dem Emanuele  Fiano. Lollobrigida torna alla carica: "Oggi non c'è nessun positivo nelle file del nostro gruppo, mentre molti sono i contagi tra i 5Stelle. Ma le regole valgono per tutti, non sappiamo come sarà domani e dobbiamo stabilire criteri giusti". Però Marco Di Maio, di Italia Viva, cita l'interpretazione di una circolare del ministero della Salute del 13 gennaio, in cui si apre agli spostamenti dei positivi, previa autorizzazione dell'autorità sanitaria. Dice: "Ora potenzialmente ci sono le condizioni per farli votare, ma è una responsabilità che va valutata attentamente e organizzativamente dai questori della Camera per salvaguardare la salute di tutti". 

I contagi e gli assenti forzati sono una quarantina alla Camera e dodici al Senato. Però è una istantanea che lascia il tempo che trova. Nel pieno del picco della pandemia a fine mese, gli assenti forzati potrebbero essere un centinaio o di più. Allora le cose cambierebbero. Se infatti alla quarta votazione, quando occorre la maggioranza di 505, i Grandi elettori fossero decurtati di un centinaio, ecco che la strada è in salita per tutti gli schieramenti. L'unica, e obbligata via, sarebbe appunto la condivisione, su cui insiste il segretario dem Enrico Letta. La politica deve fare i conti con l'epidemia.  

La prossima tappa per discutere su sicurezza e voto per i positivi è la conferenza dei capigruppo di Montecitorio lunedì prossimo. Intanto sono cominciati i lavori per montare in cortile il gazebo che consentirà di allargare gli spazi. Resta il contingentamento: 50 Grandi elettori per volta, chiamati per fasce orarie in ordine alfabetico, al massimo 200 in aula e altri 100 nelle tribune. Cambiamento dei "catafalchi", con un paio di bozzetti già pronti: prevedono l'abolizione delle tendine, una struttura più alta e lunga dove si entra e due "quinte" che consentano la segretezza del voto. Fu Marco Pannella nel 1992 a insistere chiedendo il rispetto del voto segreto per il Colle all'allora presidente della Camera Oscar Luigi Scalfaro (poi eletto Capo dello Stato), che decise per quelle strutture semi tubolari con le tendine di feltro. Lì si compila la scheda con il nome del proprio candidato, che sarà poi depositata nell'insalatiera, il cestino di vimini foderato di raso verde. Restano le cabine, ma cambiano foggia. 

Inoltre una sola seduta al giorno sarà in programma. Per la proclamazione norme ancora più rigide: tampone per tutti, vaccinati e no, prima di entrare a Montecitorio e seduta di 50 minuti al massimo.