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Indietro tutta. Così il fantasma del Cavaliere si è ripreso la scena

Silvio Berlusconi 

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Non diventerà presidente, ma ha già vinto e tiene tutti prigionieri. Non solo i suoi alleati ma gli italiani
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Ha vinto. Non ha i numeri per diventare presidente e neppure può averli, ma ha rovesciato il più saggio dei proverbi, "acqua passata non macina più". E ha vinto. Berlusconi si è infatti ripreso la scena come neppure Gassman e Proietti che avevano bisogno di "a me gli occhi, please". Questa volta ce l'ha fatta mettendosi di sghimbescio, senza luci né microfono, come l'istrione di Aznavour: "Fino a che sembri verità, fino a che io ci crederò".

Dunque, per ora niente telecamere né fotografi né giornalisti. Berlusconi ha lasciato il suo telefono a dirigere la scena, usando Vittorio Sgarbi come 'energheion' direbbero i greci, la risorsa, il deposito di carburante, con il compito di reclutare soldati per riscrivere la storia. Nessuno gli dice la verità e lui non la dice a nessuno, a cominciare dai due ragazzotti, Salvini e Meloni, che credono di tenere il vecchio prigioniero …

Ha vinto. Non ha i numeri per diventare presidente e neppure può averli, ma ha rovesciato il più saggio dei proverbi, "acqua passata non macina più". E ha vinto. Berlusconi si è infatti ripreso la scena come neppure Gassman e Proietti che avevano bisogno di "a me gli occhi, please". Questa volta ce l'ha fatta mettendosi di sghimbescio, senza luci né microfono, come l'istrione di Aznavour: "Fino a che sembri verità, fino a che io ci crederò".

Dunque, per ora niente telecamere né fotografi né giornalisti. Berlusconi ha lasciato il suo telefono a dirigere la scena, usando Vittorio Sgarbi come 'energheion' direbbero i greci, la risorsa, il deposito di carburante, con il compito di reclutare soldati per riscrivere la storia. Nessuno gli dice la verità e lui non la dice a nessuno, a cominciare dai due ragazzotti, Salvini e Meloni, che credono di tenere il vecchio prigioniero e invece ne sono imprigionati. Ed è anche questo un ritorno incartapecorito, un cortocircuito tra passato e presente anche se non siamo più ad Arcore, dove si andava per scalare le classi sociali e per risolvere i conflitti politici: "venite con le signore" diceva a quel tempo. Ora c'è la Villa Zeffirelli che somma due eccessi, lo sfarzo lezioso e ridondante del dolce stil nuovo del Maestro e il kitsch barocco di Berlusconi che stordì sia Lucio Colletti sia Checco Zalone stupiti, instupiditi e persi nel cercare il bagno. E' invece rinato a 85 anni il padrone di casa, che sembrava ormai di vetro, delicato di sangue e di visceri, e che i suoi cortigiani paragonavano sottovoce a una lampada fioca com'è lo spirito della vita "lo quale - dice Dante - dimora nella secretissima camera de lo cuore". Questo gioco a perdere del Quirinale è stato il suo Gerovital, il progetto di un "Indietro Tutta", un futuro come rimpianto. E infatti di nuovo alla fine del pranzo "quando - raccontava Marcello Pera - si arriva alle arance sbucciate con le mani" Berlusconi chiede il giuramento di fedeltà. E c'è Salvini al posto di Bossi e Giorgia Meloni al posto di Fini, ma nella foto sembra di vedere, in filigrana, anche tutti i suoi delfini, tutti con un'unica faccia però: quella di Alfano. A tutti mancava il quid e a tutti Berlusconi tolse la scena proprio mentre gliela dava.

Neppure al telefono, i presunti reclutati gli dicono la verità, neanche quelli che gli furono fedeli e forse gli vogliono ancora bene e sorridono di nostalgia quando racconta la solita barzelletta oscena del Grand Phlippe che si esibiva a Pigalle spaccando la piccola noce con un colpo della sua alabarda e ora, trent'anni dopo, di nuovo a Pigalle, ma la noce è diventata di cocco "perché il tempo passa e sai com'è, con l'età... ma no, che hai capito?, l'alabarda è rimasta la stessa, è la vista che mi tradisce".

Da giorni i retroscenisti si accaniscono su queste telefonate, ne rivelano le piccole frasi, i dettagli incustoditi di un'aritmetica impossibile: "ti passo il bunga bunga" dice una volta Sgarbi, "sono l'utilizzatore finale" esordisce l'altro. Ma sono copioni da commedia, con la tecnica della maschera e l'estetica dell'Avatar, tenerezze atroci come nella canzone di Ornella Vanoni, quando gli ex si incontrano al Semaforo Rosso: "Olà, come va? Non c'è male, ma tu come stai? Tiro avanti; si gira, si corre lo sai. Tante cose sentivo di dirti. Anche a me viene in mente qualcosa. Ti prometto nei prossimi giorni. Il semaforo...io ti cerco. È già verde...Ti prometto, ci penso. Per favore, ci pensi?".


Tutto è stato detto sui sorrisi che strappa Berlusconi, non solo quando racconta barzellette. Adesso però il sorriso non è più consenso, non è servilismo, non è identificazione e neppure è libro paga. E' il sorriso dell'inverosimile, quasi un racconto gotico, con l'orrore e l'ironia della cara, invecchiata patonza che, come Gloria Swanson, la famosa attrice del muto, con la pretesa dell'intramontabilità è tornata a "girare" rificcando il Cavaliere nella testa degli italiani. Ma neppure le fidanzate sono quelle di una volta, di Marta Fascina si sa forse che ha i riccioli biondi, il Milan l'ha venduto, il Monza va maluccio, Mediaset ...

L'Italia, spaventata, scappa nel passato. E questa volta non si scatenano solo i social che lo travestono da antico faraone e gli infilano il viso dentro un vaso da camera, "qui-rinale". Tornano "le buone cose di pessimo gusto" come ricordi di antiche malattie, come le cicatrici di un acutissimo morbillo che siamo contenti di avere superato. Si riaccendono la mignottocrazia e le olgettine come le lucciole di Pasolini, il Maurizio Costanzo show e le "casette" nelle zone terremotate mai ricostruite, il pianto a Lampedusa e Tony Renis. Gira un fotomontaggio con il pannalone in testa, e nella messaggeria dei nostri telefoni sul colle sventola il Topolanek. Ci si scambiano ricordi, non c'è un solo italiano che non abbia il suo aneddoto su Berlusconi. Riecco la foto in cui, da vero patriota, bacia la mano di Gheddafi: il beduino arrivò a Roma scortato da massaie rurali nel ruolo di mammifere in assetto di guerra. Regalò il Corano a Berlusconi che gli diede in cambio "L'amore vince sempre sull'odio", il libro agiografico e sepolcrale, edito, nientemeno, da Mondadori.

Ci siamo occupati di Berlusconi sin dal suo esordio romano nel febbraio del 1994 quando si muoveva sul palco imitando Frank Sinatra e incantando quasi tutti i poteri di questo Paese e pure le sue classi sociali. Abbiamo raccontato l'enormità delle leggi ad personam, il potere illegale e il mercato dei parlamentari, le corna e le barzellette al posto della politica estera, l'inedito patto di servizio tra la Rai e Mediaset, il disfacimento morale del bunga bunga, la distruzione di quel po' di destra italiana tutta decoro e valori. Abbiamo visto l'Italia di Berlusconi, che si sognava liberale, diventare a poco a poco l'Italia degli avanzi, residuale, una specie di lumpenborghesia. Forti del lavoro di cronaca e di verità di tutti questi anni è per noi un dovere ripetere che Berlusconi non ha i numeri per essere eletto e che non esistono più le condizioni politiche perché li trovi al mercato. Per ora può contare sui soliti antichi compari-nemici che nello scontro postumo cercano la propria legittimazione. "Io sono il loro core business" ripete, ancora e sempre, Berlusconi, che non diventerà presidente ma ha già vinto e tiene tutti prigionieri. Pure noi.