Berlusconi resta in partita e si sottrae alle insidie della ribalta europea
dal nostro inviato
Claudio Tito
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dal nostro inviato Claudio Tito
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Il Cavaliere non va a Strasburgo per l’Europarlamento. Letta: “La lezione di Sassoli per il Quirinale"
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
STRASBURGO - ll Parlamento europeo per un pomeriggio sembra Montecitorio. O meglio la prova generale di quel che accadrà lunedì prossimo alla Camera. La sentita commemorazione di David Sassoli, infatti, trasforma l'aula di Strasburgo in un palcoscenico che rivolge i suoi riflettori verso Roma. L'ordine del giorno ufficiale è sopraffatto da quello ufficioso. Con un solo punto: il Quirinale.
Con il segretario del Pd, Enrico Letta, che parla proprio del Colle ricordando l'"amico David". Con il presidente del Consiglio, Mario Draghi, che deve superare una lunga fila di esponenti europei che si mettono in coda per salutarlo e chiedergli informazioni sul suo futuro. Con Silvio Berlusconi che alla fine rinuncia a partecipare alla riunione per evitare di essere messo al centro del fuoco quirinalizio. Con il faccia a faccia tra lo stesso Draghi e Letta.
STRASBURGO - ll Parlamento europeo per un pomeriggio sembra Montecitorio. O meglio la prova generale di quel che accadrà lunedì prossimo alla Camera. La sentita commemorazione di David Sassoli, infatti, trasforma l'aula di Strasburgo in un palcoscenico che rivolge i suoi riflettori verso Roma. L'ordine del giorno ufficiale è sopraffatto da quello ufficioso. Con un solo punto: il Quirinale.
Con il segretario del Pd, Enrico Letta, che parla proprio del Colle ricordando l'"amico David". Con il presidente del Consiglio, Mario Draghi, che deve superare una lunga fila di esponenti europei che si mettono in coda per salutarlo e chiedergli informazioni sul suo futuro. Con Silvio Berlusconi che alla fine rinuncia a partecipare alla riunione per evitare di essere messo al centro del fuoco quirinalizio. Con il faccia a faccia tra lo stesso Draghi e Letta.
"Il clima di unità che si è registrato a Strasburgo - dice allora il leader Dem - va portato a Roma. David ci ha lasciato questa eredità. La stima generale nei suoi confronti ha creato un clima nuovo. Una attenzione nuova dell'Unione nei nostri confronti, dell'Italia e questa novità deve essere rispettata con un capo dello Stato all'altezza di questa unità europea". Nomi non ne vuole fare. Forse nemmeno serve. Se si centra il mirino sullo spirito europeista, alcuni concorrenti spariscono dalla lista.
La giornata si era, però, aperta con la rinuncia di Silvio Berlusconi. Ha deciso di non partecipare, neanche al voto di oggi sul nuovo presidente dell'Europarlamento. Una scelta determinata dall'intenzione proprio di non parlare della sua candidatura al Colle e dalla paura - sempre presente - del Covid. Nel centrodestra, del resto, la confusione è altissima. L'ennesima proposta di Matteo Salvini indispettisce e irrita i forzisti. La replica è gelida. E viene lanciata con grande riservatezza verso il segretario leghista. E' soprattutto un modo per non cedere alle pressioni di chi - Lega e Fdi - chiede di superare rapidamente il nome del Cavaliere. Da Arcore, infatti, il messaggio è opposto: si farà un altro vertice, ma la candidatura di Berlusconi non ci sarà prima del quarto voto. "Non mi faccio bruciare prima", fa sapere anche tra gli scranni dell'europarlamento.
Ma, appunto, il ricordo di Sassoli sembra sfondare il diaframma della politica italiana. L'idea che i partiti scelgano un capo dello Stato davvero europeista diventa quasi un'immagine plastica nell'emiciclo strasburghese. Basta vedere quel che accade prima che la seduta si apra formalmente. Entra Draghi e davanti al premier italiano si forma una fila lunga. Tutti vanno a salutarlo: il presidente francese Macron, quello del Consiglio europeo Michel, diversi commissari tra cui Breton e Vestager. E poi gli italiani: a cominciare dal forzista Antonio Tajani e dall'Fdi Raffaele Fitto.
Lo sguardo al prossimo futuro è quasi tangibile. Del resto l'aula è davvero stracolma e l'affetto nei confronti di Sassoli si configura in un affetto nei confronti dell'Italia. E di conseguenza anche un attenzione specifica circa quel che accadrà dalla prossima settimana. Non è un caso che ci fossero quasi tutti. E che Ursula Von Der Leyen ha dovuto fare retromarcia all'ultimo secondo solo perché il suo autista è risultato positivo al Covid. Quando ha dovuto voltare le spalle e tornare a Bruxelles era quasi sull'orlo delle lacrime. E non certo perché nella sua agenda era stato fissato anche un incontro con Berlusconi (qualcuno sostiene che l'ex premier non sia più venuto anche per questo).
Alla fine della cerimonia, Strasburgo è sembrata ancor di più una "Montecitorio in trasferta". Draghi continua a salutare tutti, poi si fa spazio e raggiunge Enrico Letta. Parlano insieme al presidente francese Macron per qualche minuto. Poi il capo del governo e il segretario Pd restano soli. Si scambiano le impressioni sull'"amico David" ma si danno appuntamento ai prossimi giorni. Perché il Quirinale è sempre lì, presente pure in territorio francese. Da Draghi vanno Tajani e Fitto.
E poi il vicepresidente di Forza Italia passeggia fianco a fianco con il leader Dem. Gesticolano e annuiscono. La parola "Quirinale" compare e scompare dalle loro labbra. Il Transatlantico sembra traslocato a Strasburgo. Il clima europeista sembra diventare la prima stazione della marcia verso il Colle. "Non possiamo perdere questa occasione - dice allora Letta incontrando gli eurodeputati del suo partiti -. Il regalo che ci ha fatto Sassoli è questo. Grazie a lui l'Italia è al centro del dibattito. Questo ci servirà anche per il Colle. Questa è la nostra responsabilità. Ricade su di me e su di voi. Ma di certo non possiamo disperderla".