✕

Conte chiude al centrodestra, ma tra 5S e Pd cresce la distanza

Giuseppe Conte 
Come in un gioco di specchi Dem e Movimento si accusano a vicenda di non essere affidabili. Zanda: “Per il Colle devono marciare insieme”
2 minuti di lettura

ROMA - Fine dell’apertura ad un nome di «alto profilo» del centrodestra, pure se donna (leggi, ad esempio, Letizia Moratti). I segnali di fumo dei 5 Stelle al fronte opposto finiscono qui, è quel che ha spiegato Giuseppe Conte ai vertici del partito. «La scelta del Quirinale doveva essere il momento più alto della politica, invece sta andando in onda un vero messaggio antipolitico con la scelta di un nome divisivo e questa è responsabilità del centrodestra», è il ragionamento che ha fatto l’ex presidente del Consiglio ai suoi. L’insistenza di Fi, Lega e Fdi sul nome di Silvio Berlusconi insomma sembra mandare a monte i tentativi di arrivare a una scelta condivisa e di unità tra le varie forze; domani Conte, Enrico Letta e Roberto Speranza hanno in programma un nuovo incontro per valutare il da farsi e stringere i bulloni in vista del primo scrutinio. Da dove non è detto, ma neppure escluso, che …

ROMA - Fine dell’apertura ad un nome di «alto profilo» del centrodestra, pure se donna (leggi, ad esempio, Letizia Moratti). I segnali di fumo dei 5 Stelle al fronte opposto finiscono qui, è quel che ha spiegato Giuseppe Conte ai vertici del partito. «La scelta del Quirinale doveva essere il momento più alto della politica, invece sta andando in onda un vero messaggio antipolitico con la scelta di un nome divisivo e questa è responsabilità del centrodestra», è il ragionamento che ha fatto l’ex presidente del Consiglio ai suoi. L’insistenza di Fi, Lega e Fdi sul nome di Silvio Berlusconi insomma sembra mandare a monte i tentativi di arrivare a una scelta condivisa e di unità tra le varie forze; domani Conte, Enrico Letta e Roberto Speranza hanno in programma un nuovo incontro per valutare il da farsi e stringere i bulloni in vista del primo scrutinio. Da dove non è detto, ma neppure escluso, che uscirà un nome da contrapporre, o proporre, al centrodestra.

 

La richiesta che il fronte draghiano del Pd avrebbe infatti intenzione di avanzare al segretario è di formalizzare subito il sostegno al capo del governo da parte di tutto il centrosinistra, così da stanare eventuali manovre alternative del leader del M5S, infilarsi nell’apertura manifestata da Matteo Renzi e giocare finalmente a carte scoperte con Matteo Salvini. Che a quel punto sarebbe costretto a dire subito sì o no sia alla candidatura dell’inquilino di Palazzo Chigi, sia al patto di legislatura lanciato da Letta per blindare il governo e farlo andare avanti fino alla scadenza naturale del 2023. Perché se al Nazareno ostentano tranquillità («I rapporti fra Conte e Letta sono diretti e costanti e porteranno a una strategia condivisa sul Quirinale») parlamentari e dirigenti sono invece parecchio preoccupati per le fibrillazioni interne al Movimento. «Siccome lo accusano di subire troppo l’iniziativa del Pd, non vorrei che Conte per dimostrare di essere autonomo se ne uscisse con un nome suo, non concordato con noi», dà voce ai timori un autorevole membro della segreteria dem. «Ma se così facesse sarebbe uno strappo gravissimo, che metterebbe in discussione il percorso fatto fin qui e le prospettive future». Del medesimo avviso il senatore Luigi Zanda: «Sul Quirinale Pd e M5S debbono marciare insieme. Non condividere questo metodo indebolirebbe fortemente anche l’alleanza. Ma non succederà». Ancora più netto uno degli uomini più vicini al segretario dem: «Se Conte si smarca non c’è più la coalizione». Paradossalmente però, come in un gioco di specchi, dal M5S si fa notare che è semmai il Pd «ad avere il gruppo pieno di renziani», ragiona un super contiano.

Al netto comunque del possibile nome comune da buttare nella mischia, c’è anche da valutare che atteggiamento assumere in aula se effettivamente il centrodestra tirasse dritto sul Cavaliere. A Conte ad esempio non piace l’idea di far uscire i parlamentari del M5S al quarto scrutinio, come proposto da Letta. Quella dell’ex presidente del Consiglio è una scelta molto rischiosa però, perché l’Aventino permette di controllare pienamente il gruppo, nel segreto della cabina invece non ci sarebbe la stessa sicurezza. A sentire i più critici, una opzione del genere sarebbe un indiretto regalo a Berlusconi. Il clima generale non spicca certo per fiducia nei propri alleati e compagni di partito. Per dire, ieri sono stati avvistati assieme l’ex ministro Riccardo Fraccaro con Matteo Salvini, entrati nello stesso palazzo che una volta era l’ufficio di Giulio Tremonti, e via con la ridda di voci. «Fraccaro è un emissario di Luigi Di Maio...», la preoccupazione di qualche contiano.