Conte chiude al centrodestra, ma tra 5S e Pd cresce la distanza
di Matteo Pucciarelli , Giovanna Vitale , di Matteo Pucciarelli, Giovanna VitaleROMA - Fine dell’apertura ad un nome di «alto profilo» del centrodestra, pure se donna (leggi, ad esempio, Letizia Moratti). I segnali di fumo dei 5 Stelle al fronte opposto finiscono qui, è quel che ha spiegato Giuseppe Conte ai vertici del partito. «La scelta del Quirinale doveva essere il momento più alto della politica, invece sta andando in onda un vero messaggio antipolitico con la scelta di un nome divisivo e questa è responsabilità del centrodestra», è il ragionamento che ha fatto l’ex presidente del Consiglio ai suoi. L’insistenza di Fi, Lega e Fdi sul nome di Silvio Berlusconi insomma sembra mandare a monte i tentativi di arrivare a una scelta condivisa e di unità tra le varie forze; domani Conte, Enrico Letta e Roberto Speranza hanno in programma un nuovo incontro per valutare il da farsi e stringere i bulloni in vista del primo scrutinio. Da dove non è detto, ma neppure escluso, che …
ROMA - Fine dell’apertura ad un nome di «alto profilo» del centrodestra, pure se donna (leggi, ad esempio, Letizia Moratti). I segnali di fumo dei 5 Stelle al fronte opposto finiscono qui, è quel che ha spiegato Giuseppe Conte ai vertici del partito. «La scelta del Quirinale doveva essere il momento più alto della politica, invece sta andando in onda un vero messaggio antipolitico con la scelta di un nome divisivo e questa è responsabilità del centrodestra», è il ragionamento che ha fatto l’ex presidente del Consiglio ai suoi. L’insistenza di Fi, Lega e Fdi sul nome di Silvio Berlusconi insomma sembra mandare a monte i tentativi di arrivare a una scelta condivisa e di unità tra le varie forze; domani Conte, Enrico Letta e Roberto Speranza hanno in programma un nuovo incontro per valutare il da farsi e stringere i bulloni in vista del primo scrutinio. Da dove non è detto, ma neppure escluso, che uscirà un nome da contrapporre, o proporre, al centrodestra.
La richiesta che il fronte draghiano del Pd avrebbe infatti intenzione di avanzare al segretario è di formalizzare subito il sostegno al capo del governo da parte di tutto il centrosinistra, così da stanare eventuali manovre alternative del leader del M5S, infilarsi nell’apertura manifestata da Matteo Renzi e giocare finalmente a carte scoperte con Matteo Salvini. Che a quel punto sarebbe costretto a dire subito sì o no sia alla candidatura dell’inquilino di Palazzo Chigi, sia al patto di legislatura lanciato da Letta per blindare il governo e farlo andare avanti fino alla scadenza naturale del 2023. Perché se al Nazareno ostentano tranquillità («I rapporti fra Conte e Letta sono diretti e costanti e porteranno a una strategia condivisa sul Quirinale») parlamentari e dirigenti sono invece parecchio preoccupati per le fibrillazioni interne al Movimento. «Siccome lo accusano di subire troppo l’iniziativa del Pd, non vorrei che Conte per dimostrare di essere autonomo se ne uscisse con un nome suo, non concordato con noi», dà voce ai timori un autorevole membro della segreteria dem. «Ma se così facesse sarebbe uno strappo gravissimo, che metterebbe in discussione il percorso fatto fin qui e le prospettive future». Del medesimo avviso il senatore Luigi Zanda: «Sul Quirinale Pd e M5S debbono marciare insieme. Non condividere questo metodo indebolirebbe fortemente anche l’alleanza. Ma non succederà». Ancora più netto uno degli uomini più vicini al segretario dem: «Se Conte si smarca non c’è più la coalizione». Paradossalmente però, come in un gioco di specchi, dal M5S si fa notare che è semmai il Pd «ad avere il gruppo pieno di renziani», ragiona un super contiano.