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Quirinale, Letta e l’alleato M5S in crisi per l'inchiesta Moby: "Questo è il momento di tenere i nervi saldi"

Oggi l'incontro tra il segretario dem e Giuseppe Conte. La scelta deliberata di rompere l’unità nazionale da parte della destra avrebbe delle conseguenze sul governo e sulla legislatura
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ROMA - "Il tempo stringe, ma questo è il momento di tenere i nervi saldi". Ha deciso di indossare l’elmetto, Enrico Letta. Basta meline, ambiguità, ragionamenti larghi che possono voler dire tutto e il suo contrario: quando stamattina il segretario del Pd incontrerà Giuseppe Conte e Roberto Speranza per fare il tagliando alla strategia comune sul Quirinale andrà dritto al punto. Che è innanzitutto uno: occorre rinsaldare l’asse giallorosso, evitando fughe in avanti e trattative separate con la Lega — specie sui nomi — che mirano a spaccare il fronte. Un richiamo preciso al capo del M5S, ai suoi abboccamenti con Salvini che punta insieme a Renzi a marginalizzare i Dem, ai gruppi grillini ormai diventati incontrollabili.

ROMA - "Il tempo stringe, ma questo è il momento di tenere i nervi saldi". Ha deciso di indossare l’elmetto, Enrico Letta. Basta meline, ambiguità, ragionamenti larghi che possono voler dire tutto e il suo contrario: quando stamattina il segretario del Pd incontrerà Giuseppe Conte e Roberto Speranza per fare il tagliando alla strategia comune sul Quirinale andrà dritto al punto. Che è innanzitutto uno: occorre rinsaldare l’asse giallorosso, evitando fughe in avanti e trattative separate con la Lega — specie sui nomi — che mirano a spaccare il fronte. Un richiamo preciso al capo del M5S, ai suoi abboccamenti con Salvini che punta insieme a Renzi a marginalizzare i Dem, ai gruppi grillini ormai diventati incontrollabili.


È necessario muoversi come un sol’uomo, fare massa critica — dirà l’inquilino del Nazareno agli alleati — coltivando un dialogo costante fra leader senza mediazioni, così da dare maggiore forza alla proposta del centrosinistra e far capire al centrodestra che da soli non vanno da nessuna parte, sul candidato non hanno alcun diritto di prelazione, i numeri in Parlamento non lo consentono, perciò va cercata un’ampia condivisione. Altrimenti, per dirla con Peppe Provenzano, ospite ieri di Metropolis, il podcast di Repubblica, "la scelta deliberata di rompere l’unità nazionale avrà delle conseguenze sul governo e sulla legislatura". Se difatti la maggioranza andasse in frantumi in un passaggio così delicato come l’elezione del presidente della Repubblica "si può immaginare che si ricomponga il giorno dopo nell’esecutivo? Evidentemente no", taglia corto il vicesegretario dem.

Salterebbe tutto e addio legislatura: il voto anticipato sarebbe garantito. E dunque — poiché è ormai opinione generale che alla fine Berlusconi si ritirerà — "Salvini deve decidere se comportarsi da leader che si è assunto con noi la responsabilità istituzionale di partecipare a un governo di unità nazionale, oppure comportarsi da genero", insiste Provenzano, alludendo a Denis Verdini, padre della compagna del capo leghista, che dagli arresti domiciliari dispensa consigli sulla partita quirinalizia.


Un argomento che andrà di pari passo con l’altro mantra lettiano: "Proteggere Draghi". A maggior ragione dopo l’endorsement di Biden e del New York Times, secondo cui dal Colle "potrebbe allungare l’inusuale età dell’oro italiana". Armi che il segretario del Pd proverà a utilizzare per vincere le resistenze di Conte, da sempre ostile al trasloco del premier, per una volta in sintonia col grosso dei suoi parlamentari. Sui quali però è già sceso in pressing Di Maio, che ha ormai un canale diretto con lo stato maggiore dem per spingere Draghi a indossare i galloni di capo dello Stato.

Giocando di sponda con Speranza, Letta lo spiegherà senza sofismi all’avvocato: a parte Mattarella, che se restasse "sarebbe il massimo", la figura migliore per arrivare a un’elezione larga, rapida, in grado di blindare la legislatura è quella del presidente del Consiglio. Perciò è bene pure non fare un nome di bandiera, almeno finché non sarà più chiaro cosa succede nell’altro campo: significherebbe usare lo stesso metodo di Salvini e andare al muro contro muro. Proprio ciò che Letta intende evitare.