Poche altre volte nella storia della Repubblica l'elezione del presidente della Repubblica è stata così incerta e complicata. Per questo nel nostro borsino a quattro giorni dal primo scrutinio non troverete un solo candidato le cui quotazioni siano in rialzo. Tutti i nomi plausibili hanno davanti a sé grandi ostacoli, alcuni in apparenza insormontabili, il primo dei quali è la necessità di essere votati da una maggioranza ampia e non in contrasto con quella che sostiene il governo Draghi. È anche la prima volta che uno tra i più autorevoli candidati è il presidente del Consiglio in carica, anomalia accompagnata dalla discesa in campo ufficiosa di un candidato, Silvio Belusconi, a dispetto della consuetudine che vuole il "vero" presidente uscire fuori all'ultimo e da dietro le quinte. Come è ancora possibile che accada anche stavolta.
Mario Draghi
Il tempo lavora per lui, i partiti no
Resta, a rigore di …
Poche altre volte nella storia della Repubblica l'elezione del presidente della Repubblica è stata così incerta e complicata. Per questo nel nostro borsino a quattro giorni dal primo scrutinio non troverete un solo candidato le cui quotazioni siano in rialzo. Tutti i nomi plausibili hanno davanti a sé grandi ostacoli, alcuni in apparenza insormontabili, il primo dei quali è la necessità di essere votati da una maggioranza ampia e non in contrasto con quella che sostiene il governo Draghi. È anche la prima volta che uno tra i più autorevoli candidati è il presidente del Consiglio in carica, anomalia accompagnata dalla discesa in campo ufficiosa di un candidato, Silvio Belusconi, a dispetto della consuetudine che vuole il "vero" presidente uscire fuori all'ultimo e da dietro le quinte. Come è ancora possibile che accada anche stavolta.
Mario Draghi
Il tempo lavora per lui, i partiti no
Resta, a rigore di logica, l'unico nome che può essere eletto con una maggioranza ampia. A giudizio di molti, forse dello stesso Draghi, il tempo lavora per lui: gli basta aspettare che si brucino una dopo l'altra le soluzioni vagheggiate dai partiti, e aspettare che tutti o quasi si rivolgano a lui, per disperazione se non per convinzione. Ma ha due grandi nemici, Conte e Salvini, decisi a lasciarlo dov'è, problema non da poco. E deve trovare un sostituto per Palazzo Chigi, operazione già complicata di suo, peggiorata dal fatto che in pochi sono disposti ad accettare che sia lui a indicare il successore, di fatto commissariando un'altra volta i partiti.
Giuliano Amato
Dottor Sottile, il numero ritardatario
Se fosse una giocata al lotto, sarebbe uno di quei numeri ritardatari che si suppone debbano prima o poi uscire, in teoria. Dal 2006 non c'è stata elezione nella quale il Dottor Sottile non sia stato in cima al toto-candidati, e nel 2013 pareva quasi fatta. Anche stavolta ha i suoi estimatori, da entrambe le parti, ma è improbabile che riesca a mettere d'accordo un fronte che va da Conte a Salvini. Sbagliato però escluderlo del tutto, nel Pd molti pensano a lui e qualcuno spera ancora che sia Berlusconi a fare il suo nome, dato che in passato disse già sì. Di certo è uno dei pochi la cui elezione non farebbe fuggire Draghi a gambe levate.
Gianni Letta
La possibile carta coperta
Quando si teorizza che Berlusconi non cederebbe mai il posto di candidato a un altro esponente del suo campo politico, è doveroso prendere in considerazione almeno in via teorica una sola eccezione: Gianni Letta. Certo il suo nome non suona urticante a sinistra come quello di altri che circolano in queste ore, da valutare se la sua parentela con il suo segretario del Pd sia un vantaggio o un handicap. Alla camera ardente di Sassoli ha speso belle parole di concordia nazionale. Nega di essere in campo, nella Prima Repubblica era un ottimo viatico, ma questa non è la Prima Repubblica.
Pierferdinando Casini
Il centrista che non parla da mesi
L'ex presidente della Camera sa come si comporta un candidato al Quirinale. Zero interviste, zero convegni, zero dichiarazioni: da settimane si è inabissato, segno che ci crede eccome. L'unica uscita è quella con la quale si è appena rallegrato di essere tornato negativo, liberandosi del Covid al momento giusto. È stato a lungo uno dei leader di punta del centrodestra. È in Parlamento eletto nelle file del Pd, parla con tutti, considerarlo in campo è quasi obbligatorio. Non spiace a Salvini, più difficile pensarlo votato dai grillini, ma per molti parlamentari sarebbe garanzia di stabilità della legislatura e tanto basta. Da non sottovalutare.
Maria Elisabetta Casellati
L'aspirante col marchio gialloverde
La seconda carica dello Stato è spesso inserita in automatico tra i candidati al Colle. Casellati non fa eccezione. Può sperare che il volto istituzionale prevalga su quello partigiano della sua militanza forzista, ramo avvocati in campo per il Cavaliere. Un indiscutibile vantaggio sugli altri rivali di area è l'essere stata eletta a guidare Palazzo Madama con il voto compatto del M5S, ma il Movimento ha giustificato ben altri cambi di linea per pensare che questo le garantisca un sostegno dall'altra parte della barricata. Poche chance ma sono già molte, viste quelle di parecchi avversari.
Sergio Mattarella
Il bis (quasi) impossibile
Incredibile che, dopo tutto quello che il presidente ha detto per escludere il suo bis, siano ancora così tanti a credere che la soluzione resti convincere Sergio Mattarella ad accettare un nuovo mandato. Ma ciò dà il grado generale di disillusione sulla possibilità di trovare un'intesa trasversale su un nome che non sia il suo o quello di Draghi. Sono molti gli strumenti ipotizzati per riportarlo in campo: l'appello dei parlamentari, dei leader, dei partiti, della società civile. Però Mattarella ha parlato chiaro e, a detta di chiunque lo conosca bene, non tornerà indietro. Per giunta, manca il clima necessario: Salvini e Meloni non gradiscono l'idea del bis.
Silvio Berlusconi
Il Cavaliere senza voti
Dire Berlusconi e subito pensare: non è che ce la fa davvero? Non ce la fa. Mancano troppi voti alla maggioranza di 505, e mica solo di quei peones scappati di casa o di partito, che fa lo stesso. Lo hanno già scaricato gli ex forzisti di Coraggio Italia e le truppe renziane non sembrano in arrivo. Al Cavaliere resta da decidere come farsi da parte, se accodandosi a Salvini (è il consiglio di Verdini) o provando a farsi king maker, come usa dire adesso. Se Berlusconi non è cambiato, è difficile che dia via libera a un altro nome di destra. Certo non quelli che circolano in casa Lega, tipo Moratti o Pera. O lui o niente. Più probabile niente, al momento.
Letizia Moratti
La quota rosa di Salvini
Che sia uno dei nomi più pronunciati dalle parti di Salvini potrebbe non deporre a suo favore. Dalla sua ha l'equivoco sulla appartenenza alla società civile, nonostante abbia ormai quattro lustri di incarichi nel centrodestra, ministra, sindaca e ora assessora lombarda. Contro, ha tutto il resto. È donna, e nella Lega si confida nelle parole di Conte ("Una donna al Quirinale"), che ha provocato itterizia in tre generazioni di femministe. Poco per sperare di sfondare nel campo avverso. Resta una candidata che, nel caso, può farcela solo sul filo (e con i voti di Renzi), al prezzo di spaccare maggioranza e governo.
Marcello Pera
Pera, intellettuale poco bipartisan
Altro candidato in area salviniana, quota intellettuali, figura che può apparire spendibile in chiave bipartisan solo a chi non ricorda la sua gestione dell'aula del Senato - ne era il presidente - all'epoca delle leggi ad personam chieste e ottenute da Berlusconi. Però è filosofo e a qualcuno la professione può apparire ideale per un posto al Quirinale. Le possibilità che Pera ottenga un via libera da sinistra sono le stesse di Moratti, anzi inferiori, perché non può nemmeno cullare la speranza legata alla preferenza di genere espressa da Conte, già molto virtuale.