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Anno giudiziario, per Mattarella ultima apertura. Cartabia: "Riforma Csm davvero ineludibile"

(ansa)
In Cassazione, con il presidente della Repubblica, c'è la Guardasigilli. Il primo presidente della Suprema Corte Curzio illustra la relazione sullo Stato della giustizia nel 2021
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Sergio Mattarella, in prima fila nell’aula magna della Cassazione, per la sua ultima apertura dell’anno giudiziario. Anche da presidente del Csm, oltre che capo dello Stato. Subito salutato dal primo presidente della Suprema corte Pietro Curzio con queste parole: “La Cassazione è onorata di chiudere con lei un settennato tra i più autorevoli della Repubblica”.

Accanto a Mattarella ecco le massime autorità dello Stato, la ministra della Giustizia Marta Cartabia, che rappresenta anche il premier mario Draghi, e che ha condiviso con Mattarella gli anni da giudice costituzionale. E ancora il vice presidente del Csm David Ermini che appena ieri ha salutato con commozione Mattarella a palazzo dei Marescialli. Ed ecco gli ermellini in toga rossa che, com’è tradizione da sempre, entrano in sala. In prima fila il primo presidente Curzio, protagonista della cerimonia perché è lui a leggere la relazione sullo stato della gi…

Sergio Mattarella, in prima fila nell’aula magna della Cassazione, per la sua ultima apertura dell’anno giudiziario. Anche da presidente del Csm, oltre che capo dello Stato. Subito salutato dal primo presidente della Suprema corte Pietro Curzio con queste parole: “La Cassazione è onorata di chiudere con lei un settennato tra i più autorevoli della Repubblica”.

Accanto a Mattarella ecco le massime autorità dello Stato, la ministra della Giustizia Marta Cartabia, che rappresenta anche il premier mario Draghi, e che ha condiviso con Mattarella gli anni da giudice costituzionale. E ancora il vice presidente del Csm David Ermini che appena ieri ha salutato con commozione Mattarella a palazzo dei Marescialli. Ed ecco gli ermellini in toga rossa che, com’è tradizione da sempre, entrano in sala. In prima fila il primo presidente Curzio, protagonista della cerimonia perché è lui a leggere la relazione sullo stato della giustizia in Italia nel corso del 2021. Lo segue subito dopo la vice presidente della Cassazione Margherita Cassano, appena confermata nel suo incarico come è accaduto per  lo stesso Curzio dopo i rilievi del Consiglio di Stato. E il procuratore generale Giovanni Salvi. E poi due donne, a dimostrazione che la giustizia vira al femminile anche nei vertici, l’Avvocata generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, e la appena neo eletta al vertice del Consiglio nazionale forense Maria Masi. 

Curzio, “troppe donne vittime di violenza” 

C’è una frase di Voltaire, presa dal Trattato sulla tolleranza, che precede e poi chiude la relazione di Pietro Curzio, un civilista di prestigio non solo per la sua attività di giudice, ma anche per quella di studioso. L’epigrafe recita così: “L’onore dei giudici consiste, come quello degli altri uomini, nel riparare i propri errori”. Certo un messaggio diretto agli ormai quasi 10mila giudici italiani - altri ne entreranno nei prossimi concorsi per 300 e 500 toghe - che hanno vissuto negli ultimi due anni una crisi difficile per via del caso Palamara e ancora non superata sul piano dell’immagine, come dimostra il grado di fiducia dei cittadini nei loro confronti.

Ma lo speech di Curzio, prima di raccontare lo stato della giustizia che “presenta un quadro in chiaroscuro”, sono appunto per Mattarella, protagonista di “un settennato autorevole”. Poi ecco la sua analisi, anche numerica, sullo stato della giustizia civile e penale in Italia.

Ci sono “criticità e segni di miglioramento” dice il primo presidente. Nel settore civile le nuove iscrizioni sono pari all’1,9%, e sono cresciute “in modo meno intenso” rispetto alle definizioni pari al  9,8%, mentre le pendenze sono pari al 6,5%. Il numero dei processi civili è passato da 3.321149 a 3.106.623. Un dato, secondo Curzio, “sicuramente positivo, soprattutto se si considera che dieci anni fa le cause civili pendenti superavano i 5 milioni”. Tuttavia, i tempi di definizione dei processi rimangono “troppo elevati”.

Analoga la situazione dei processi penali. Spiega Curzio: “La durata è generalmente in crescita anche se in misura non univoca tra i diversi uffici giudiziari. La pendenza complessiva è di 2.540.674 processi, con una variazione del 3,8% in meno rispetto al 2020. Ma il rapporto tra nuove iscrizioni e definizioni è inverso rispetto al civile, in quanto nel penale la riduzione delle pendenze deriva dalla riduzione delle nuove iscrizioni, mentre le definizioni sono, in linea di massima, stabili”. Un dato che, secondo Curzio, è il segno di “un miglioramento della convivenza civile in Italia”, perché i reati nel 2021 sono leggermente cresciuti rispetto al 2020, anno di forte calo a causa della pandemia, ma si sono ridotti del 12,6% rispetto a un anno “normale” quale il 2019.

Curzio registra l’aumento dei reati informatici, e delle violenze e delle minacce su persone esposte come i giornalisti e gli amministratori locali. Definisce “inaccettabili gli incidenti sul lavoro”, e cita il dato dell’Inail, nei primi dieci mesi del 2021 è stato superato il livello delle mille denunzie per infortuni mortali.

Calano i reati predatori, un dato “incoraggiante sulla nostra convivenza civile”. Nel 2021 sono stati 295 gli omicidi volontari, “uno dei dati migliori dei paesi europei”. Chiosa Curzio: “Nel 1991 erano quasi 2mila, poi lentamente ma progressivamente sono diminuiti. Ma è aumentato il numero degli omicidi volontari di cui è stato trovato l’autore, dal 40% del 1992 al 73% del 2016”. E qui Curzio ricorda i magistrati uccisi, quell’elenco che è presente anche in Cassazione: “Siamo grati alle persone il cui nome è scolpito su quella pietra, nonché ai cittadini che hanno denunciato e testimoniato minacce, violenze e intimidazioni mafiose”.

Ma è il dato delle donne quello a cui Curzio dedica una lunga riflessione, e che definisce “elemento sconcertante”, perché 118 donne sono state uccise, di cui 102 in ambito famigliare, e 70 per mano del partner o dell’ex partner. L’aumento dei reati nell’ambito della famiglia è “preoccupante e rivela una tensione irrisolta nei rapporti di genere, per via di un’uguaglianza non metabolizzata”. Curzio chiede “un forte impegno dello Stato, ma anche del Parlamento”. Chiede “severità in sede di applicazione della legge”. Ammette che “la risposta repressiva non copre un malessere profondo, sanabile nei luoghi di formazione della personalità”.

Sul piano delle riforme sulla giustizia il dato confortante è che si passi da leggi “a costo zero” a quelle consentite e finanziate dal Pnrr. Una duplice e importante novità, le riforme “sono sostenute da consistenti finanziamenti che permettono di accompagnarle con dotazioni di risorse umane e materiali”, e poi “sono sottoposte a meccanismi di rendicontazione dei risultati secondo precise scadenze sino al bilancio finale del 2026”. Ma ecco “le potenzialità dell’Ufficio per il processo” tanto caro alla ministra Cartabia. Ma - raccomanda Curzio - guardando alle novità contenute nella riforma del processo penale, “bisognerà applicare con rigore i nuovi criteri di giudizio in sede di archiviazione, di udienza preliminare e di udienza filtro, in modo che il dibattimento si svolga solo se gli elementi acquisiti nelle indagini consentano una ragionevole previsione di condanna. E a tal fine sarà necessario riequilibrare il rapporto tra il numero dei pm e quello dei gip”. Poche righe, ma dense di conseguenze future.

 Csm, Ermini: "Stavamo per essere travolti”

Il vicepresidente del Csm David Ermini affronta subito dopo la crisi che ha vissuto il “suo” Csm, ora al centro del disegno di riforma della ministra Cartabia. E parla di una "consiliatura ferita da dolorosissime vicende disvelatrici di degenerazioni e condotte inaccettabili risalenti nel tempo, che hanno incrinato in profondità il rapporto fiduciario tra la magistratura ordinaria e il suo organo di governo autonomo e, cosa assai più grave, tra la magistratura e i cittadini, che è alla base e legittima l'agire giurisdizionale".

Aggiunge ancora Ermini: "Abbiamo sofferto in questi anni - la magistratura nel suo complesso e il suo organo di governo autonomo - una crisi di credibilità agli occhi dell'opinione pubblica forse senza precedenti. Ed è ai cittadini che la magistratura deve guardare, non al proprio interno. Abbiamo rischiato di essere travolti. Abbiamo reagito, la magistratura ha reagito". Il vicepresidente si rivolge poi direttamente a Mattarella e ribadisce il suo ruolo determinante: “Grazie alla sua guida salda, ai suoi fermi richiami, al sostegno costante che non ha mai fatto mancare” Ermini ringrazia il capo dello Stato con parole commosse: “A lei va la profonda riconoscenza di tutti i componenti del Consiglio e mia personale. E in questi ultimi giorni del suo settennato mi consenta, da cittadino, di ringraziarla per aver offerto e donato, soprattutto ai giovani, l'esempio di come sia bello e qualificante lavorare per le istituzioni, l'esempio del servitore dello Stato che, spogliandosi di ogni precedente appartenenza, si fa carico esclusivamente dell'interesse generale. Perseguire il bene comune è la nobiltà della politica, è l'integrità e autorevolezza dell'Istituzione".

Le prossime sfide di Cartabia

La Guardasigilli, che per domani ha scelto di aprire l’anno giudiziario nei distretti a Reggio Calabria, guarda indietro al suo anno da ministra, “un anno complesso e difficile, segnato da grandi sfide e continui imprevisti". Ricorda che "le emergenze si sono susseguite senza interruzione, anzitutto quelle legate alla pandemia" e che "ogni attività ha richiesto un sovrappiù di disponibilità, impegno, creatività e capacità di riorganizzazione".

Ma Cartabia torna soprattutto sull'obiettivo centrale del suo mandato, legato agli impegni assunti dal governo con l'Europa: "In questo contesto di emergenza sono state varate riforme strutturali a lungo termine, riforme di sistema, per far fronte ai cronici problemi della giustizia, soprattutto quelli relativi alla durata dei processi e all'arretrato. Sono numeri impressionanti, lo abbiamo visto. Mali divenuti nel tempo - insieme ai gravi fatti emersi negli ultimi anni - causa di una progressiva e pericolosa erosione di fiducia da parte dei cittadini, degli operatori economici e degli osservatori internazionali".

Al "rinnovamento della giustizia", aggiunge la ministra, sono dedicati i processi riformatori, "progetti tutt'altro che agevoli, anzi a tratti molto scomodi e impopolari, ma urgenti e indifferibili". Dice Cartabia: "Ci siamo mossi con lo sguardo sempre rivolto verso gli alti principi costituzionali ed europei, sempre attenti al contesto storico dato, per poter imboccare le strade concretamente e realisticamente percorribili. Le riforme che ci eravamo impegnati a realizzare entro il 31 dicembre 2021 nel quadro del Pnrr sono state tutte approvate dal Parlamento. E non era affatto scontato. La riforma della crisi d'impresa, la riforma del processo penale e quella del processo civile - con un capitolo importante per il diritto di famiglia e dei minori - sono ora parte del nostro ordinamento e già stiamo elaborando i decreti legislativi di attuazione. La giustizia riparativa nel tempo porterà molti benefici alla coesione sociale. Dall'Europa sono arrivati gli stimoli per finalizzare queste riforme, superando le innegabili difficoltà, ma sono arrivati anche e soprattutto i mezzi finanziari per sostenere il grande sforzo organizzativo che stiamo chiedendo agli uffici giudiziari".

Cartabia scommette sul via a "un processo virtuoso, ma il suo completamento richiederà tempo e, soprattutto, richiederà sinergia tra tutti gli attori del sistema giustizia. La collaborazione istituzionale, oltre che un principio costituzionale e una regola di buona amministrazione, è un'esigenza imperativa nell'ambito dell'amministrazione della giustizia, in considerazione dei principi di indipendenza e di autonomia del potere giudiziario e dei singoli magistrati".

La ministra torna poi sulla scadenza più imminente. “È necessario affrontare la riforma dell'ordinamento giudiziario e del Csm”, che definisce “davvero ineludibile”. E aggiunge rivolta a Mattarella: “Come lei ha più volte sottolineato, interpretando l'animo di molti. E per quel che conta, anche il mio". L'auspicio finale è "l'inizio di una nuova stagione di fiducia" che possa coincidere "con il trentesimo anniversario delle stragi Falcone e Borsellino”

Il Pg Salvi e la crisi di fiducia 

È la volta del procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi. "La magistratura deve godere della fiducia dei cittadini" dice subito il Pg che ammette come invece siano state "molte le ragioni della crisi di fiducia”. E le cita: “Certamente i tempi dei processi e l'incertezza del loro esito, che solo in parte, e non la maggiore, dipendono dall'impegno dei magistrati". Ma certo il Pg - titolare dell'azione disciplinare - non ignora il caso Palamara, pur non citandolo espressamente. Parla del "peso notevole che ha avuto anche il discredito caduto sul Csm a causa di degenerazioni del sistema delle correnti, maturate quando la dialettica fra posizioni diverse non è stata più espressiva del pluralismo culturale, ma è sconfinata in contrapposizioni corporative".

Però, secondo Salvi, il Csm "ha cercato di reagire anche con una sin troppo dettagliata limitazione regolamentare della propria discrezionalità, ben oltre ciò che prevede la legge, ma ciò, con eterogenesi dei fini, ha aperto la strada a incertezze e a un contenzioso infinito, a sua volta causa di delegittimazione". Un garbato riferimento, il suo, proprio alla dinamica conflittuale tra Csm e Consiglio di Stato sulle nomine, ultimo il caso di Curzio e Cassano, e prim'ancora quello dell'ex procuratore di Roma Michele Prestipino. L'auspicio di Salvi è che "il Parlamento, nel porre mano alle riforme ordinamentali, sappia restituire al Consiglio il ruolo che la Costituzione ha disegnato e che per tanti anni ha fatto del governo autonomo un modello di riferimento in Europa".

Il Pg parla anche delle azioni disciplinari, per cui "la procura generale ha fatto il suo dovere con determinazione, ma nel pieno rispetto del principio di legalità, e dunque di tipicità degli illeciti, resistendo alla tentazione del giudizio etico, che tanti danni ha fatto nel processo penale". Ecco i suoi dati che "danno conto dell'esercizio di un’azione rigorosa e trasparente". E di seguito: "Per valutare la serietà della giustizia disciplinare, basti questo: nel 2021 ben 11 sono state le dimissioni o i pensionamenti anticipati durante la procedura e prima della sentenza. Altro che lassismo. Nessuna altra giustizia disciplinare può essere paragonata a quella dei magistrati ordinari".