Il ministro Orlando: la ricetta della solidarietà per un’Europa più verde e più sociale
di Andrea Orlando , di Andrea OrlandoCaro Direttore,
la velocità e l’entità dell’impatto delle transizioni gemelle, quella verde e quella digitale, siano esse sulle economie europee, sui mercati del lavoro o sulle dimensioni sociali e territoriali, sono senza precedenti. L’Unione europea ha fissato obiettivi ambiziosi per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, con la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030. In parallelo, l’agenda digitale 2030 apre la strada a un decennio che richiederà una rapida accelerazione della trasformazione digitale dell’Europa.
Questa doppia sfida ci coglie in un momento delicato, in cui le strutture sociali ed economiche sono state fortemente indebolite dalla crisi sanitaria. In particolare, la transizione verde avrà effetti asimmetrici divergenti sull’andamento dell’occupazione in tutte le aree. Nei settori ad alta intensità di carbonio e ad alta intensit&ag…
Caro Direttore,
la velocità e l’entità dell’impatto delle transizioni gemelle, quella verde e quella digitale, siano esse sulle economie europee, sui mercati del lavoro o sulle dimensioni sociali e territoriali, sono senza precedenti. L’Unione europea ha fissato obiettivi ambiziosi per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, con la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030. In parallelo, l’agenda digitale 2030 apre la strada a un decennio che richiederà una rapida accelerazione della trasformazione digitale dell’Europa.
Questa doppia sfida ci coglie in un momento delicato, in cui le strutture sociali ed economiche sono state fortemente indebolite dalla crisi sanitaria. In particolare, la transizione verde avrà effetti asimmetrici divergenti sull’andamento dell’occupazione in tutte le aree. Nei settori ad alta intensità di carbonio e ad alta intensità energetica l’occupazione diminuirà drasticamente. In altri, si verificherà un adattamento radicale dell’intera catena del valore, con notevoli implicazioni sulla forza lavoro.
L’impatto più forte è previsto nei settori a più alta tecnologia, come l’automotive, i macchinari e la produzione di beni di consumo. Una tendenza simile è probabile che si osservi in alcuni settori dei servizi (ad esempio, attività bancarie o di vendita al dettaglio online), a seguito del maggiore utilizzo di tecnologie di automazione e digitalizzazione. Imprese, Pubblica amministrazione e società devono adattarsi rapidamente e avranno bisogno di un sostegno straordinario per accompagnare la ristrutturazione ed evitare spostamenti di posti di lavoro o perdite di reddito.
I regimi di riduzione dell’orario lavorativo rappresentano una prima risposta, se pur assolutamente parziale, per fornire ai datori di lavoro la flessibilità necessaria durante i processi di ristrutturazione, senza ricorrere a licenziamenti. Inoltre, sarà fondamentale combinare le misure di sostegno con opportunità di miglioramento delle competenze e di riqualificazione della manodopera.
Molte delle risposte si trovano nella dimensione europea, a patto che sia a trazione solidaristica. L’introduzione del sostegno temporaneo per mitigare il rischio di disoccupazione in caso di emergenza, il fondo SURE è stata una pietra miliare, primo embrione di risposta dell’UE alle conseguenze socioeconomiche della pandemia. Con un meccanismo simile potrebbero quindi essere affrontate anche le conseguenze asimmetriche causate dalla transizione gemella. La pandemia ha giustificato una deroga ai Trattati e contenuto le riserve dei Paesi tradizionalmente ostili ad interventi dell’Unione in ambito sociale.
Le transizioni offrono presupposti analoghi dai quali credo sia possibile partire nel confronto. La dimensione solidaristica europea, infatti, non è affatto acquisita. Attualmente sono molti i fronti aperti, a partire dalla discussione sulla revisione del Patto di stabilità. Dotare l’Ue di uno strumento strategico strutturale, per affrontare le trasformazioni attuali e future, è il modo migliore per fornire ai lavoratori le giuste competenze e sostenere le imprese nel processo di adattamento, garantendo una transizione inclusiva ed equa.
Mentre SURE era destinato esclusivamente a finanziare il regime di lavoro ridotto, questo nuovo strumento dovrebbe prestare particolare attenzione alla loro combinazione, con il miglioramento delle competenze e la riqualificazione dei lavoratori. Dovremo purtroppo trovare un compromesso con fautori dello stato minimo, che incuranti delle evidenze imposte dalla pandemia, sostengono l’inutilità del presidio pubblico. Per questo si potrebbe ipotizzare un meccanismo che riduca al massimo l’impatto sul bilancio nazionale ed europeo.
La fase iniziale potrebbe essere sostenuta da finanziamenti aggiuntivi da parte della Commissione, mentre per il prosieguo potrebbero essere attivate sinergie con i fondi nazionali di sicurezza sociale già esistenti. Le transizioni investiranno tutto il continente con esiti non del tutto prevedibili, non si tratta dunque soltanto di consolidare uno strumento che dia corpo al pilastro sociale ma di dare anche un’alternativa al dilemma posto tra chi contrappone le transizioni, quella ecologica in particolare, alla tenuta occupazionale e sociale. L’Europa può essere più verde e più sociale e questa è un’occasione.