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Fraccaro, l'ex pretoriano di Di Maio che tratta per se stesso (e ora rischia l'espulsione)

Da sinistra, Riccardo Fraccaro e Matteo Salvini (ansa)
Chi è l'esponente dei 5 Stelle che ha incontrato Salvini offrendogli i voti grillini per eleggere Tremonti al Colle
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Per molto tempo, in coppia con Alfonso Bonafede, è stato considerato il pretoriano di Luigi Di Maio. Poi come spesso accade la politica consuma e modifica i rapporti, raffredda le relazioni, cambia gli orizzonti. Così oggi Riccardo Fraccaro, 41 anni, gioca(va) più che altro in proprio. Quando è uscita la notizia del suo incontro con Matteo Salvini, incrociati fuori dallo studio di un commercialista in via della Scrofa da un bravo cronista di La7, Luca Sappino, nei 5 Stelle spaccati a metà sono partite le ipotesi: "Fraccaro era lì per conto di Di Maio", sospettavano i contiani. "Ma semmai ora è più vicino a Conte", replicavano i dimaiani. Ma appunto, né l'uno né l'altro ma la terza via, se stesso.

Per molto tempo, in coppia con Alfonso Bonafede, è stato considerato il pretoriano di Luigi Di Maio. Poi come spesso accade la politica consuma e modifica i rapporti, raffredda le relazioni, cambia gli orizzonti. Così oggi Riccardo Fraccaro, 41 anni, gioca(va) più che altro in proprio. Quando è uscita la notizia del suo incontro con Matteo Salvini, incrociati fuori dallo studio di un commercialista in via della Scrofa da un bravo cronista di La7, Luca Sappino, nei 5 Stelle spaccati a metà sono partite le ipotesi: "Fraccaro era lì per conto di Di Maio", sospettavano i contiani. "Ma semmai ora è più vicino a Conte", replicavano i dimaiani. Ma appunto, né l'uno né l'altro ma la terza via, se stesso.

Ex ministro ai Rapporti con il Parlamento e alla Democrazia diretta nel Conte I, poi sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel Conte II, infine rimasto deputato semplice ma eletto nel collegio dei probiviri nel nuovo Movimento di Giuseppe Conte: di certo un nome che comunque pesa nella storia e nelle dinamiche del M5S. Non un esaltato, non un collezionista di gaffe particolari, non un idealista un po' fuori dal mondo come tanti fra quelli che entrarono nel primissimo Movimento in parlamento, nel 2013. Pacato e genericamente serioso, cioè quanto è bastato per molto tempo per emergere in mezzo a decine di eletti a digiuno di politica e spesso fieri di dimostrarlo. Di sicuro, come i politici più navigati una volta derisi, Fraccaro ha poi imparato a destreggiarsi con maestria nel tutto e nel contrario di tutto: governo con la Lega ("escludo che faremo mai un governo col Pd", disse a luglio 2019), poi governo col Pd a settembre 2019, infine governo di larghe intese.

Negli anni ha prima coltivato uno stretto legame con Alessandro Di Battista (ridotto al minimo), fatto il commissario (ufficioso) di Virginia Raggi sindaca di Roma, andò in Giappone a magnificare la 'democrazia diretta' del M5S ("ne abbiamo portato il seme anche lì", assicurò), per qualche settimana è stato questore della Camera impegnatissimo contro i vitalizi. Ora c'è l'ultima storiaccia che lo vede coinvolto, sarà espulso? Difficile dirlo, paradossalmente visto il ruolo dovrebbe giudicare se stesso. Lui intanto nega l'addebito di trattativa segreta, Salvini con commovente celerità è accorso in sua difesa negando ogni dettaglio scabroso dell'incontro; di sicuro rimarrà la macchia, o almeno il forte sospetto generale, di aver tradito la causa in maniera anche abbastanza dilettantesca. Che però il nome di Giulio Tremonti possa effettivamente esser piaciuto o interessare a Fraccaro, lo dice un particolare.

Il faccia a faccia con Salvini non è avvenuto in un bar a caso ma in uno studio professionale grazie al tramite di Antonio Rizzo, ex consigliere proprio di Fraccaro quando era sottosegretario (dopo) e di Tremonti (prima). Uno più uno spesso fa due e anche sapendo ciò la macchina punitiva dei vertici 5 Stelle s'è messa in moto e a Fraccaro adesso non resta che far passare la nottata.