✕

Unione Europea, dal debito alle tasse: ecco tutti i rischi delle nuove regole

Ascolta l'audio

La Commissione europea ha aperto una consultazione per la riforma delle politiche di bilancio
3 minuti di lettura

Il complesso di regole che governa le politiche di bilancio dei Paesi europei è attualmente sospeso causa Covid. È opinione pressoché unanime che quando riprenderà dovrà essere modificato radicalmente. Per alcuni le regole sono troppo rigide e penalizzanti per i Paesi in recessione e con alto debito, secondo altri sono troppo miti. Per tutti le regole sono troppo complicate, una Babele di casi, sotto-casi, eccezioni, esenzioni, in cui è praticamente impossibile districarsi, e che aprono la strada a contrattazioni e recriminazioni senza fine.

La Commissione ha aperto una consultazione pubblica per la riforma delle regole europee. Non abbiamo la pretesa di proporre una riforma organica e siamo consapevoli del fatto che le regole perfette non esistono. Qui vogliamo semplicemente mettere in evidenza i pro e contro di alcune delle idee di riforma più popolari e mettere in guardia contro i voli pindarici.

Il complesso di regole che governa le politiche di bilancio dei Paesi europei è attualmente sospeso causa Covid. È opinione pressoché unanime che quando riprenderà dovrà essere modificato radicalmente. Per alcuni le regole sono troppo rigide e penalizzanti per i Paesi in recessione e con alto debito, secondo altri sono troppo miti. Per tutti le regole sono troppo complicate, una Babele di casi, sotto-casi, eccezioni, esenzioni, in cui è praticamente impossibile districarsi, e che aprono la strada a contrattazioni e recriminazioni senza fine.

La Commissione ha aperto una consultazione pubblica per la riforma delle regole europee. Non abbiamo la pretesa di proporre una riforma organica e siamo consapevoli del fatto che le regole perfette non esistono. Qui vogliamo semplicemente mettere in evidenza i pro e contro di alcune delle idee di riforma più popolari e mettere in guardia contro i voli pindarici.

Una idea molto gettonata è basata sulla “sostenibilità” del debito pubblico. Semplificando, questo concetto consiste nello stimare come evolverà il debito di ogni Paese nei prossimi venti o trenta anni. Se si prevede che crescerà troppo, si impongono al Paese dei correttivi. Se il debito appare “sostenibile”, non c’è bisogno di interventi. L’idea ha senso in teoria; in pratica, prevedere l’andamento del rapporto debito / Pil nei prossimi venti anni è un esercizio soggetto a una enorme incertezza statistica, ed estremamente soggettivo.

 

Due istituzioni ugualmente competenti possono facilmente arrivare a stime opposte. Imporre delle politiche sulla base di una previsione a venti anni enormemente incerta è un esercizio pericoloso in pratica e impossibile da spiegare all’elettore medio.È anche opinione comune che sia necessario ampliare l’importanza delle risorse “centrali”, amministrate e spese a livello europeo e non dei singoli Paesi.

 

Si dice spesso che il Next Generation EU è un primo passo in questa direzione. I numerosi richiami a un “ministro delle finanze europeo” sono un passo ulteriore. Ma quasi mai queste richieste di maggiore centralizzazione vengono sostanziate nello specifico. E c’è un motivo.

 

Il vero cambiamento avvenuto durante la pandemia non è Next Generation EU, ma la prima emissione di debito a livello dell’Unione e l’accordo di massima per una maggiore raccolta di tasse direttamente a livello europeo. Tuttavia il debito europeo finora è una tantum e le tasse “europee” sin qui autorizzate sono minuscole. Ci vorrà del tempo prima di creare base fiscale a livello europeo ad esempio tassando i profitti dei giganti del web (e il gettito da questa tassa sarebbe comunque probabilmente esiguo in rapporto al Pil europeo)

Ma anche se aumentassero debito e tasse europee, come dovrebbero essere utilizzate da un ministro delle finanze europeo? Secondo alcuni dovrebbero finanziare grandi opere infrastrutturali come la linea ferroviaria Lisbona-Kiev. Ma come reagirebbero i Paesi tagliati fuori?

Un’altra ipotesi è per la spesa sociale. Ma lo stato sociale è molto diverso da Paese a Paese. Se il ministro delle finanze europee pagasse gli asili nido favorirebbe Paesi come la Svezia o la Francia che hanno programmi per i bambini in età prescolare più generosi, se pagasse le pensioni favorirebbe l’Italia e la Grecia che spendono più di tutti in rapporto al pil in previdenza.

Una terza ipotesi è per politiche di condivisione dei rischi. Il ministro delle finanze europeo potrebbe aiutare i Paesi in recessione, come è avvenuto per esempio con il Next Generation EU, che ha favorito pesantemente Italia e Spagna. Insomma il ministro delle finanze europeo farebbe ciò che la Germania si è sempre rifiutata di fare, mettendo in pericolo, a detta di molti, la sopravvivenza stessa dell’Unione.

Ma un programma stabile e non una tantum di condivisione dei rischi diventerebbe quasi certamente un veicolo per convogliare un flusso sistematico di risorse dai Paesi dell’Europa centrale e del nord verso i paesi dell’Europa del sud, più fragili e soggetti a recessioni.

Ai tempi del sovranismo e del populismo nessuna unione politica può sopravvivere a lungo se implica un flusso permanente di risorse sistematico e unidirezionale da alcuni Paesi ad altri. La popolazione dei Paesi benefattori prima o poi si ribellerebbe, e l’unione si dissolverebbe. Ricordiamo l’opposizione dei Paesi “frugali” al Next generation EU, e immaginiamo cosa succederebbe se diventasse permanente

La condivisione dei rischi tra i Paesi dell’Unione è importante ed utile. Ma tra la retorica del dire e la realtà del fare c’è di mezzo il mare. Il diavolo è nei dettagli. Soprattutto, per renderla possibile (e ci vorrà comunque molto tempo) è necessario che in Italia si sgombri il terreno dall’idea di utilizzarla, più o meno surrettiziamente, per risolvere il nostro problema del debito pubblico.

Finché gli altri Paesi avranno questo sospetto (e non sempre a torto), sarà impossibile andare oltre alla retorica di circostanza. E se vogliamo più sostegno dall’Europa dovremo accettare anche delle condizioni. Noi abbiamo fatto altrettanto quando abbiamo aiutato la Grecia; è semplicemente inevitabile che sia così.