ROMA - Non ci sta nei panni del candidato di bandiera. Andrea Riccardi è sollevato quando Enrico Letta in serata dichiara, dopo un ultimo ripensamento: "È il nostro candidato ideale". Del resto, i suoi l'hanno ripetuto tutto il giorno: "Il suo nome è un messaggio, un uomo che va oltre le appartenenze".
Riccardi, 72 anni, si concede una passeggiata mattutina in via della Lungaretta. Parla al telefono e chiede: "Ci sono novità?". Poi il ritorno a casa, a Trastevere, vicino all'ex convento di monache che gli venne affidato nel '73, cinque anni dopo aver fondato insieme a dei compagni del Virgilio la Comunità di Sant'Egidio.
ROMA - Non ci sta nei panni del candidato di bandiera. Andrea Riccardi è sollevato quando Enrico Letta in serata dichiara, dopo un ultimo ripensamento: "È il nostro candidato ideale". Del resto, i suoi l'hanno ripetuto tutto il giorno: "Il suo nome è un messaggio, un uomo che va oltre le appartenenze".
Riccardi, 72 anni, si concede una passeggiata mattutina in via della Lungaretta. Parla al telefono e chiede: "Ci sono novità?". Poi il ritorno a casa, a Trastevere, vicino all'ex convento di monache che gli venne affidato nel '73, cinque anni dopo aver fondato insieme a dei compagni del Virgilio la Comunità di Sant'Egidio.
Seduto a una scrivania colma di libri, fa qualche telefonata mentre sullo sfondo vigilano le foto di Nelson Mandela, Giovanni Paolo II, il rabbino Elio Toaff e l'ex presidente della Tanzania Julius Nyerere. Testimoniano una vita di amicizie trasversali, il dna di Sant'Egidio. Come riconobbe l'ex segretario generale delle Nazioni Unite Boutros Ghali dopo la firma dell'accordo di pace in Mozambico (arrivata grazie alla mediazione di Riccardi e dell'oggi vescovo di Bologna, anch'egli cresciuto in Comunità, Matteo Zuppi) l'attività di Sant'Egidio è una "formula italiana unica nel suo genere, fatta di riservatezza e informalità".
Come Zuppi a Bologna è riuscito a farsi apprezzare dalle sensibilità più diverse, dai dossettiani ai ciellini, così Riccardi trova consensi ampi. Per molti della Comunità, quello che David Sassoli, amico dai tempi del Virgilio, incarnava - "un uomo di parte, ma di tutti, perché la sua parte era quella della persona", ha detto Zuppi al funerale - lo fa suo Riccardi. Non è un caso se Angela Merkel, prima di aprire le frontiere ai profughi nel 2015, è da lui che vuole andare: "Abbiamo convenuto che fosse arrivata l'ora di rendere l'Europa più estroversa", racconterà lui stesso.
Quando da ragazzo coi primi della Comunità va al Cinodromo di Roma dove vive chi emigrava dal Sud Italia non pensa che a Trastevere un giorno sarebbero passati tanti grandi del mondo: oltre a Merkel, Ban Ki-moon, la segretaria di stato di Bill Clinton, Madeleine Albright, che uscì mormorando "wonderful people", George Bush.
Prima dell'impegno nel governo Monti come ministro per la Cooperazione Internazionale, riceve diversi riconoscimenti internazionali. Time nel 2003 lo inserisce nell'elenco dei 36 "eroi moderni" d'Europa che si sono distinti per coraggio professionale e impegno umanitario. Nel 2009, arriva il premio Carlo Magno. Assegnato in passato a De Gasperi, Adenauer, Solana, Ciampi, viene dato a Riccardi "per il suo impegno in favore di un Europa più umana e solidale, per la comprensione tra i popoli, religioni e culture".
Il legame col Vaticano è profondo. Giovanni Paolo II, di cui Riccardi è biografo, nel 1987 affida a Sant'Egidio l'eredità dello "spirito di Assisi": l'avvicinamento dei diversi mondi religiosi sulla via del dialogo. "Se una bandiera contraddistingue l'impegno di Andrea - dicono i suoi amici - questa racchiude in sé semplicemente tutti i colori della pace".