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Una donna al Quirinale: ecco tutte le occasioni sprecate

Scolpiti nella leggenda i 256 voti di Nilde Iotti: troppo pochi per andare al Colle ma abbastanza per far sperare le giovani compagne della sinistra. Da Tina Anselmi a Emma Bonino e Anna Finocchiaro, com'è andata ogni volta che un nome femminile è stato sbandierato per poi essere, puntualmente, dimenticato
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Elezione presidente della Repubblica, la diretta del voto

ROMA - Scolpiti nella leggenda i 256 voti a Nilde Iotti: troppo pochi  per andare davvero al Quirinale, ma abbastanza per fare sperare le giovani compagne della sinistra, che una donna avrebbe potuto farcela. Livia Turco  - ex ministra e ora presidente della Fondazione Iotti -, che era alla sua prima legislatura, ricorda l'esultanza. Il partito, allora il Pds, ne fece "il" candidato di bandiera. È stata una delle occasioni sprecate per una donna al Colle. 

LO SPECIALE Il tredicesimo Colle

Era il 1992, l'anno terribile delle stragi di mafia, della morte di Giovanni Falcone a maggio (e 56 giorni dopo di Paolo Borsellino). Al sedicesimo scrutinio venne eletto Oscar Luigi Scalfaro. Iotti, presidente della Camera per tre legislature, madre costituente, compagna di vita di Palmiro Togliatti aveva consensi ampi, grazie alla capacità di dialogo ma soprattutto al coraggio…

Elezione presidente della Repubblica, la diretta del voto

ROMA - Scolpiti nella leggenda i 256 voti a Nilde Iotti: troppo pochi  per andare davvero al Quirinale, ma abbastanza per fare sperare le giovani compagne della sinistra, che una donna avrebbe potuto farcela. Livia Turco  - ex ministra e ora presidente della Fondazione Iotti -, che era alla sua prima legislatura, ricorda l'esultanza. Il partito, allora il Pds, ne fece "il" candidato di bandiera. È stata una delle occasioni sprecate per una donna al Colle. 

LO SPECIALE Il tredicesimo Colle

Era il 1992, l'anno terribile delle stragi di mafia, della morte di Giovanni Falcone a maggio (e 56 giorni dopo di Paolo Borsellino). Al sedicesimo scrutinio venne eletto Oscar Luigi Scalfaro. Iotti, presidente della Camera per tre legislature, madre costituente, compagna di vita di Palmiro Togliatti aveva consensi ampi, grazie alla capacità di dialogo ma soprattutto al coraggio, tanto da avere affidato a un'altra donna, la dc Tina Anselmi la presidenza della commissione d'inchiesta sulla P2.  

E in quello stesso 1992 proprio Tina Anselmi fu candidata alla presidenza della Repubblica in una campagna lanciata dal settimanale Cuore  e appoggiata dalla Rete di Leoluca Orlando. Anna Vinci, scrittrice e biografa di Tina, ricostruisce quell'occasione sprecata per portare una personalità "rigorosa e adamantina", prima ministra donna, partigiana cattolica con radici profonde nella sua terra, il Veneto, al Colle, a ben svolgere la funzione di garante supremo della Costituzione. Il nome della Anselmi tornerà anche nel 2006 quando nasce un blog "Tina Anselmi al Quirinale".  

Ma del resto chi non ricorda la campagna "Emma for president" del 1999 che lancia Emma Bonino - leader radicale con una caratura internazionale e una storia di battaglie per i diritti civili che hanno ammodernato l'Italia, all'epoca commissaria Ue - verso il Quirinale. Ci fu una mobilitazione dell'opinione pubblica e sondaggi in ascesa. Ma in Parlamento la partita si giocava su un altro tavolo e con altri nomi.  Nelle tornate successive per il Quirinale, il nome di Bonino non è mai mancato, salvo essere escluso nel momento clou. Così come sprecata è stata nel 2013 l'indicazione di Anna Finocchiaro, ex magistrato, giurista, ex ministra e capogruppo del Pd, che Massimo D'Alema aveva lanciato. Alla fine fu semplicemente accantonata. Eppure, come lei stessa si sfogò, un uomo con quel curriculum sarebbe stato preso davvero in considerazione per diventare capo dello Stato. Carte in regola che Finocchiaro ha ancora. 

Altro giro e altra occasione mancata nel 2015. Fu la volta di Roberta Pinotti, ex ministra della Difesa, cattolica democratica, genovese. Dice lei: "Sì il mio nome venne fatto con insistenza, ma capii subito che era un modo per alzare una cortina fumogena e poi puntare su un uomo". Nell'intervista  su Sky a Maria Latella racconta tutte le volte che finisce così: donne sbandierate e dimenticate. Finto e stucchevole femminismo. In quel 2015, la sinistra vendoliana vota Luciana Castellina. 

Sarà lo stesso copione anche per Elisabetta Belloni, Marta Cartabia, Elisabetta Casellati, Letizia Moratti, Paola Severino, le donne for president di queste ultime ore? Resiliente è certo Rosy Bindi, che lo stesso Romano Prodi quand'era premier, in un seminario di governo, indicò come il presidente della Repubblica giusto. Ora per Bindi è partita una campagna, anzi più campagne sui social. Che nessun partito raccoglie.