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Quirinale, deboli e di parte I tre candidati a cui non crede neanche la destra

Una manager, un filosofo e un magistrato. Ognuno ha la sua storia ma a tutti manca l’autorevolezza dell’arbitro imparziale. Difficile capire quale sia il senso tattico di questa mossa di Salvini
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La diretta della terza giornata di votazioni

Con tutto il rispetto per i rispettabilissimi nomi della terna di centro-destra, è davvero difficile capire quale sia il senso tattico di questa mossa salviniana che mette in campo tre candidati al Quirinale senza credere in nessuno dei tre, anzi avvertendo subito che ce ne sono anche altri e persino più autorevoli. E si capiva che neanche lo stesso leader leghista credeva davvero di star calando l'asso mentre elencava con finta solennità i tre papabili da proporre a Conte, Letta e Speranza, gli alleati-avversari.

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La diretta della terza giornata di votazioni

Con tutto il rispetto per i rispettabilissimi nomi della terna di centro-destra, è davvero difficile capire quale sia il senso tattico di questa mossa salviniana che mette in campo tre candidati al Quirinale senza credere in nessuno dei tre, anzi avvertendo subito che ce ne sono anche altri e persino più autorevoli. E si capiva che neanche lo stesso leader leghista credeva davvero di star calando l'asso mentre elencava con finta solennità i tre papabili da proporre a Conte, Letta e Speranza, gli alleati-avversari.

La vera novità di quella scena era lui, Matteo Salvini, che al centro del tavolo parlava per la prima volta a nome di un centrodestra ricompattato, rinsaldato e rinvigorito dal sospirato gran rifiuto di Silvio Berlusconi. I nomi erano solo il pretesto, inevitabile quanto la prima mossa di una partita a scacchi, che qualcuno deve pur fare, stando solo attento a non sbagliarla.

Sono sbagliati, i nomi di Letizia Moratti, di Carlo Nordio e di Marcello Pera? No, non lo sono. Ciascuno di loro ha una storia. Hanno il solo limite di non essere quelli giusti, perché mancano del requisito fondamentale per un Presidente: l'autorevolezza dell'arbitro imparziale.

Letizia Moratti è una signora che sa farsi rispettare, è stato il primo sindaco donna di Milano e il primo presidente donna della Rai, è stata ministra dell'Istruzione e non si è tirata indietro quando le hanno chiesto di prendere in mano la sanità lombarda che stava precipitando nel caos della pandemia. Ma è una donna combattiva e battagliera, che ha diviso la Rai, ha diviso Milano e ha diviso la scuola. Come potrebbe unire l'Italia?

Carlo Nordio è un magistrato che ha sempre amato andare controcorrente. Quando il pool di Mani Pulite metteva alla sbarra i segretari del pentapartito, lui firmava grappoli di ordini di cattura nell'inchiesta sulle coop rosse. E' stato lui a dire che nel Csm "la politica la fa da padrona", insomma è uno che nella magistratura ha combattuto le sue battaglie, sempre sostenuto dalla destra e sempre avversato dalla sinistra.

 

Se si trattasse di eleggere il Polemista della Repubblica sarebbe perfetto. Ma il Quirinale richiede anche quell'esperienza politica che solo la politica stessa può dare. "E io - ha ammesso lui stesso, con encomiabile onestà intellettuale - non ho mai fatto parte neanche di un Consiglio comunale".

Marcello Pera indubbiamente ce l'ha, questa esperienza. Ed è anche un intellettuale raffinato - ordinario di Filosofia teoretica - che ha scritto un libro nientemeno che con papa Ratzinger. Ma non conosce le mezze misure. Per lui ci sono solo il bianco e il nero, il grigio è noia e peccato. Così è passato dal bianco di Mani Pulite, quando sosteneva che "il garantismo, come ogni ideologia preconcetta, è pernicioso", al nero dell'ingresso in Forza Italia, quando cominciò a definire "giustizialisti" i magistrati.

E con la stessa decisione è passato dal nero dei primi anni Novanta, quando liquidava Berlusconi come un personaggio "a metà strada tra un cabarettista azzimato e un venditore televisivo di stoviglie", al bianco del Duemila, quando lo esaltava come "uno dei più grandi statisti del nostro secolo". Quale dei due Pera sarebbe eletto Presidente, il bianco o il nero?

Nessuno di questi tre nomi, dunque, è spendibile per il Quirinale. Tanto più che, presentandoli, Salvini ha voluto precisare che ce ne sono altri ugualmente degni. Come Elisabetta Alberti Casellati, in quanto "oggi seconda carica dello Stato". O come Antonio Tajani, l'ex portavoce di Berlusconi che all'ombra del Cavaliere ha salito le scale del potere fino alla presidenza del Parlamento europeo. Ma cinque nomi sono troppi, per una sola poltrona. O troppo pochi, se il nome vero sarà il settimo.