I sospetti del Pd sulle mosse di Conte. Al lavoro nei dem le fronde anti Draghi
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleLa diretta della terza giornata di votazioni
ROMA - "Sono nomi di qualità, li valuteremo", reagisce a caldo Enrico Letta, commentando in Transatlantico la terna dei quirinabili appena proposta da Salvini, Meloni e Tajani. Serve per mantenere aperto il dialogo con il centrodestra. Evitare che un irrigidimento del segretario del Pd incoraggi il tentativo del capo leghista di spaccare il fronte giallorosso attraverso il canale diretto e riservato inaugurato con Giuseppe Conte.
Sarebbe uscita da lì l'ipotesi di candidare Franco Frattini, il già ministro berlusconiano ora presidente del Consiglio di Stato che, si dice, il leader del M5S aveva concordato proprio con l'ex inquilino del Viminale. Subito tuttavia affondata nello spazio d'un mattino dall'inedito asse Renzi-Letta, che il fondatore di Italia Viva ha rispristinato dopo aver ricevuto una soffiata sulla manovra in corso. Sventata per un pelo, ma non per questo meno indolore.
La diretta della terza giornata di votazioni
ROMA - "Sono nomi di qualità, li valuteremo", reagisce a caldo Enrico Letta, commentando in Transatlantico la terna dei quirinabili appena proposta da Salvini, Meloni e Tajani. Serve per mantenere aperto il dialogo con il centrodestra. Evitare che un irrigidimento del segretario del Pd incoraggi il tentativo del capo leghista di spaccare il fronte giallorosso attraverso il canale diretto e riservato inaugurato con Giuseppe Conte.
Sarebbe uscita da lì l'ipotesi di candidare Franco Frattini, il già ministro berlusconiano ora presidente del Consiglio di Stato che, si dice, il leader del M5S aveva concordato proprio con l'ex inquilino del Viminale. Subito tuttavia affondata nello spazio d'un mattino dall'inedito asse Renzi-Letta, che il fondatore di Italia Viva ha rispristinato dopo aver ricevuto una soffiata sulla manovra in corso. Sventata per un pelo, ma non per questo meno indolore.
Si è molto indispettito lo stato maggiore democratico. Sempre più persuaso che l'avvocato non stia giocando pulito. Il muro eretto contro Mario Draghi, sulla cui ascesa al Colle gli alleati stanno invece lavorando, unito a trattative poco trasparenti con il principale esponente della coalizione avversaria, hanno fatto crescere i sospetti intorno all'ex premier, alla sua "ambiguità". E così, quando intorno alle sei di sera il centrosinistra si riunisce per valutare la rosa avanzata dal centrodestra, la discussione serena nei toni si fa presto tagliente nei contenuti. "È evidente il gioco che stanno facendo: tengono coperta la carta Casellati che, in mancanza di un'intesa, proveranno a calare dal quarto scrutinio in poi", è la lettura condivisa da Letta, Conte e Roberto Speranza. Insieme alla riflessione che i tre nomi lanciati in conferenza stampa - Pera, Moratti e Nordio, già da tempo rispediti al mittente - altro non siano che un ballon d'essai.
Ma è a questo punto che Letta, quasi a bruciapelo, chiede a Conte se può ancora fidarsi di lui. Se ha per caso cambiato idea sul campo largo già sperimentato alle amministrative, che ha nell'elezione del presidente della Repubblica la sua prova del nove. Perché, lo sollecita Letta, è evidente che se i Cinquestelle rompessero il patto di consultazione e votassero in modo discorde rispetto a Pd e Leu, magari proprio la presidente del Senato, l'alleanza giallorossa non esisterebbe più. "Giuseppe è in difficoltà con i suoi parlamentari, sta provando a trovare una via d'uscita, ma se fa giochetti strani, se si accorda con la destra che vuole a tutti i costi fermare Draghi, deve avere chiaro che salta tutto. Non solo la nostra coalizione, ma pure la legislatura. E si va dritti a elezioni anticipate", avverte uno dei dirigenti più vicini al segretario dem. E "se ci sfasciamo, il centrodestra governa per i prossimi dieci anni", chiosa sconsolato Graziano Delrio.
Pure lui ha sentito le voci che si rincorrono nei corridoi di Montecitorio. Ha visto coi suoi occhi il pressing dei leghisti sui grillini a caccia di consensi per Casellati. È la ragione per la quale, al termine del vertice, Letta Conte e Speranza rinunciano a presentare una propria rosa e lanciano l'idea di "un incontro tra due delegazioni ristrette in cui porteremo le nostre proposte". Significa chiudersi in una stanza "e buttare via la chiave finché non si trova una soluzione condivisa". Chiaro l'obbiettivo: frenare il protagonismo di Salvini e sorvegliare Conte, impedendo ogni eventuale inciucio. Un gesto di pace per preparare la guerra: se fallirà, il centrosinistra non potrà far altro che mettere in campo una sua candidatura, nella speranza di coinvolgere Renzi e la galassia centrista.
Comunque un azzardo. Su cui ora si addensano timori e incertezze, anche sulla tenuta del Pd. Letta sa bene che un pezzo del suo partito lavora contro Draghi. Ha notato i movimenti di Dario Franceschini, in tandem con il leader di Iv. Gli hanno riferito che se Luca Lotti è rientrato ora dopo una lunga autosospensione, è proprio per pescare voti dentro Base riformista, il correntone ex renziano ormai spaccato fra pro-premier e anti. Con Andrea Orlando che di nuovo ieri ribadiva: "Draghi può andare al Colle a due sole condizioni: che non si sfasci la coalizione e che ci sia un punto di caduta sul governo". Troppe incognite per tentare un rilancio al buio: candidare l'ex banchiere a dispetto di tutti.