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Quirinale 2022, Frattini, l’ex atlantista innamorato della Russia: “L’Italia bussi al Cremlino”

La voce della sua candidatura ha scatenato polemiche per il suo atteggiamento nei confronti di Vladimir Putin. Prima Renzi e poi il Pd dicono no: "Il nuovo Presidente della Repubblica deve essere senza discussioni filo atlantico e senza alcuna ambiguità su Mosca"
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La diretta della terza giornata di votazioni

Erano le nove del mattino quando - dopo aver fatto il punto sulla notte di telefonate e messaggi compulsivi - nel centrosinistra, e in pezzi dei nostri apparati di sicurezza, è scattato l'allarme: "Il nome di Frattini non è una boutade. Conte potrebbe starci". L'allarme non era tanto dovuto al curriculum di primissimo livello di Franco Frattini - commissario europeo, ministro degli Esteri oggi presidente del Consiglio di Stato - quanto al suo standing internazionale. O, per lo meno, a quello degli ultimi anni, quando in più occasioni Frattini ha avuto parole al miele per la Russia di Vladimir Putin.

A lanciare per prima il tema, pubblicame…

La diretta della terza giornata di votazioni

Erano le nove del mattino quando - dopo aver fatto il punto sulla notte di telefonate e messaggi compulsivi - nel centrosinistra, e in pezzi dei nostri apparati di sicurezza, è scattato l'allarme: "Il nome di Frattini non è una boutade. Conte potrebbe starci". L'allarme non era tanto dovuto al curriculum di primissimo livello di Franco Frattini - commissario europeo, ministro degli Esteri oggi presidente del Consiglio di Stato - quanto al suo standing internazionale. O, per lo meno, a quello degli ultimi anni, quando in più occasioni Frattini ha avuto parole al miele per la Russia di Vladimir Putin.

A lanciare per prima il tema, pubblicamente, è stato Matteo Renzi. Uno che conosce, e bene, gli equilibri internazionali. Poi è arrivata un'altra voce informata, quella di Lia Quartapelle. Infine, alle 10, la voce più pesante, perché istituzionale, del Pd. Quella di Enrico Borghi, uomo della segreteria di Letta e membro influente del Copasir: "Con quello che sta accadendo sul confine tra Russia e Ucraina, e per il ruolo dell'Italia nella Nato e nello scacchiere euro-mediterraneo, il nuovo Presidente della Repubblica deve essere senza discussioni filo Atlantico e senza alcuna ambiguità sulla Russia". Che voleva dire Borghi?

La storia di Frattini, da ministro di Silvio Berlusconi, è in realtà quello di un amico degli Stati Uniti. Anzi, quando l'allora premier strizzava gli occhi a Putin toccava proprio a Frattini riequilibrare i pesi con gli alleati atlantici, forte di una credibilità personale importante. Non è un caso che, dopo la caduta rovinosa del governo Berlusconi, il suo nome abbia comunque continuato a godere di considerazione. Tanto da essere seriamente in corsa nel 2013 come segretario generale della Nato. Gli fu preferito il norvegese Stoltenberg ed è da quel momento che qualcosa cambia nella vita politica di Frattini.

 

Pochi mesi dopo firma infatti un contratto di consulenza con il governo serbo di Aleksandar Vucic per l'integrazione europea del paese dell'ex Jugoslavia che durerà poco più di un anno. Ma che proseguirà, anche fuori dal ruolo istituzionale, attraverso contatti con think tank e società di influenza. E' proprio con il lavoro in Serbia che cominciano a diventare più fitti i suoi rapporti con il governo Putin.

"La Russia è un partner necessario. Se vuoi affrontare la stabilizzazione della Libia o della Siria, devi parlare con la Russia, non solo con gli Stati Uniti" dirà Frattini nel panel di un convegno a Belgrado nel 2018. Nello stesso periodo viene nominato dall'allora ministro degli Esteri, Angelino Alfano, "rappresentante della presidenza Osce per il processo di risoluzione del conflitto in Transnistria"."Perché - dice Frattini - ho ottime relazioni con le autorità russe".

E' lui - con Joseph Mifsud, il professore maltese del Russiagate - a firmare l'accordo tra la Link di Scotti e l'università di Mosca. Lui ad appuntare nel suo curriculum la docenza onoraria all'Accademia diplomatica del Ministero degli Esteri della Federazione russa. Nel 2018 Frattini garantisce per Giuseppe Conte - che infatti non lo avrebbe visto male al Quirinale - davanti al ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov.

Ed è Frattini nei momenti più difficili della pandemia ad avere parole al miele per "gli aiuti generosi del presidente Putin".L'ultima uscita è di qualche settimana fa, quando in un'intervista al sito Formiche.net, parlando di crisi internazionali, Frattini aveva una ricetta speciale: "Su Ucraina, Libia e Sahel l'Italia bussi al Cremlino". Anche per questo, probabilmente, la porta del Quirinale per lui resterà chiusa.