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Quirinale, Rutelli: "È come nel 1992. Il nome giusto per il Colle è quello di Draghi"

L'ex sindaco di Roma invita a guardare la situazione di crisi internazionale. E fa un paragone con l'elezione di Scalfaro: "Io c'ero: anche allora mancava una regia e concreto era il pericolo di instabilità". 
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Roma.   "I mille Grandi elettori guardino alle criticità internazionali e sollevino la testa dalla porta di casa nostra. C'è un nome più di tutti autorevole e riconosciuto ed è quello di Mario Draghi". Francesco Rutelli, più volte ministro, ex sindaco di Roma, ex leader democratico, paragona questa fase allo snodo drammatico in cui nel 1992 venne eletto Oscar Luigi Scalfaro. "Io c'ero, anche allora mancava una regia e concreto era il pericolo di instabilità". 

Rutelli, la candidatura di Mario Draghi al Quirinale sta allontanandosi ormai?

"Spero di no. Premetto: io da nove anni non sono in politica, e quindi le mie sono opinioni preoccupate perché i prossimi sette anni sono cruciali e le criticità saranno senza precedenti, internazionali e di conseguente collocazione dell'Italia. Se negli Usa ci sarà un presidente democratico ma un congresso di segno opposto, se i risch…

Roma.   "I mille Grandi elettori guardino alle criticità internazionali e sollevino la testa dalla porta di casa nostra. C'è un nome più di tutti autorevole e riconosciuto ed è quello di Mario Draghi". Francesco Rutelli, più volte ministro, ex sindaco di Roma, ex leader democratico, paragona questa fase allo snodo drammatico in cui nel 1992 venne eletto Oscar Luigi Scalfaro. "Io c'ero, anche allora mancava una regia e concreto era il pericolo di instabilità". 

Rutelli, la candidatura di Mario Draghi al Quirinale sta allontanandosi ormai?

"Spero di no. Premetto: io da nove anni non sono in politica, e quindi le mie sono opinioni preoccupate perché i prossimi sette anni sono cruciali e le criticità saranno senza precedenti, internazionali e di conseguente collocazione dell'Italia. Se negli Usa ci sarà un presidente democratico ma un congresso di segno opposto, se i rischi finanziari si moltiplicheranno e noi, che siamo un Paese in cui il debito pesa per il 156% nel rapporto con il Pil e dobbiamo consolidare la nostra posizione europea, queste sono tutte condizioni in base alle quali  nella posizione di garanzia per eccellenza, ovvero al Quirinale, è richiesta la personalità più autorevole e riconosciuta che l'Italia sappia esprimere: è sicuramente Mario Draghi". 

Ma in molti, anche in ambienti finanziari e internazionali, dicono: meglio a capo dell'esecutivo che nel ruolo di presidente della Repubblica. 

"Draghi invece lo vedo meglio al Quirinale che al governo. Siamo in una transizione: Draghi è stato chiamato a Palazzo Chigi nell'emergenza pandemia con una maggioranza larga di unità nazionale. Ma è chiaro che si dovrà tornare a una guida politica dell'esecutivo con le elezioni che sono praticamente qua, tra un anno. Deve essere chiaro che Draghi o va al Quirinale o tra un anno non ci sarà, perché l'esecutivo sarà guidato da un premier politico. Quindi l'Italia non può perdere l'occasione e l'opportunità di un capo dello Stato di massima autorevolezza, nelle condizioni date". 

Il centrodestra, peraltro con un gioco a sé di Fratelli d'Italia che ha votato Maurizio Crosetto, e con le rose di nomi palesi o coperte di Matteo Salvini, sta forzando e tentando la spallata? 

"Tutto è legittimo nella partita per il Colle, e certamente si spendono nomi autorevoli. Però non può essere in un momento come questo che si punti a un candidato espressione di una parte: è necessario un nome di larga convergenza. E' l'abc, è elementare. I Grandi elettori guardino alle criticità internazionali e al contesto mondiale.Sollevino la testa dalla porta di casa nostra". 

Draghi ha sbagliato qualcosa? 

"È importante che dimostri di sapere ascoltare i parlamentari". 

È partita una campagna anche mediatica contro di lui, accusato di ambizione e supponenza. 

"Non mi pare abbia chiesto Draghi di guidare il governo, è stato chiamato, in una situazione emergenziale per tenere la barca Italia sulla linea di navigazione". 

Che effetto le fa vedere tre scrutini dove l'indicazione prevalente è di votare scheda bianca? 

"È normale quando non c'è accordo. Ma alla quarta votazione, quando la maggioranza scende a 505, è un rischio molto grande procedere senza una intesa". 

Crescono i voti per Sergio Mattarella, sono arrivati a 125: è un segnale che lo si vuole al Colle per un bis? 

"Mattarella ha ribadito il suo no, non credo sia una indicazione di forma. Mi è parso di grande umanità quello che ha detto sul tempo che passa e pesa, sulle energie che mancano".  

Ma non teme che con Draghi al Colle come lei si augura, sia impossibile un nuovo governo e quindi si precipita subito al voto? 

"Credo ci siano i margini per un governo di larga coalizione ma politico, che acceleri anche. Questa è l'occasione immediata. Nelle ultime settimane si è visto che l'esecutivo rischia di rimanere in surplace. Proprio per tutte le cose che il governo deve intraprendere, è necessario sia politico e al Quirinale deve esserci un presidente come è stato Mattarella, in grado di garantire tutti e di ben rappresentare la Repubblica. L'ho detto on franchezza sia ad alcuni candidati che a leader dei partiti". 

Con Enrico Letta? Con Pierferdinando Casini? 

"Anche. A entrambi va la mia stima, come alla Casellati. E ne ho parlato con altri, pure del centrodestra". 

Lei ha visto diverse elezioni per il Quirinale, a quale somiglia di più questa? 

"Ben quattro. Quando venne eletto Cossiga io con i Radicali andammo a mettere un fiore là dove era stata uccisa Giorgiana Masi in segno di protesta. Poi con Cossiga diventammo amici, Ciampi fu una elezione patriottica, allora ero sindaco. Napolitano fu più complessa, ma lui è un galantuomo stimato anche da chi ha una storia politica diversa. Questa mi pare una elezione paragonabile a quella di Scalfaro, perché non c'è una regia e ci sono drammatici cambiamenti internazionali in atto. E c'è bisogno che il Quirinale sia un solido perno".