M5S, nella palude del Movimento. “Tanto malessere nelle schede per il bis di Mattarella al Quirinale"
di Matteo PucciarelliLa quarta giornata di votazioni
ROMA - Cronache di una giornata di ordinaria follia: poco prima dell'assemblea di Giuseppe Conte con i grandi elettori fissata per le 21 - e per l'occasione è stato prenotato un cinema d'essai, la sala parrocchiale da 300 posti amata dagli studenti universitari a due passi da piazza Bologna - piomba un'agenzia di stampa firmata "fonti M5S".
Dice: "Se gli alleati del Pd votano Pier Ferdinando Casini con il centrodestra noi non ci stiamo e andiamo all'opposizione". Bum, altra bomba di giornata, la bocciatura di un nome quotatissimo, stavol…
La quarta giornata di votazioni
ROMA - Cronache di una giornata di ordinaria follia: poco prima dell'assemblea di Giuseppe Conte con i grandi elettori fissata per le 21 - e per l'occasione è stato prenotato un cinema d'essai, la sala parrocchiale da 300 posti amata dagli studenti universitari a due passi da piazza Bologna - piomba un'agenzia di stampa firmata "fonti M5S".
Dice: "Se gli alleati del Pd votano Pier Ferdinando Casini con il centrodestra noi non ci stiamo e andiamo all'opposizione". Bum, altra bomba di giornata, la bocciatura di un nome quotatissimo, stavolta alzando il tiro anche verso i dem. La notizia fa un gran baccano interno e anche fuori, non si capisce cosa stia succedendo, del perché questa improvvisa ostilità.
Passa un quarto d'ora e dall'ufficio comunicazione arriva lo stop: "Agenzia da non riprendere". La palude dei 5 Stelle sta tutta in questo episodio e negli schizzi di fango ci sono i tre fattori chiave della lunga trattativa: la determinazione di Conte che ormai ha tratteggiato la sua linea gotica, ovvero il no senza appello a Mario Draghi al Quirinale; i dubbi e le diplomazie parallele di Luigi Di Maio, che invece alla fine dopo settimane di silenzio ha fatto intendere come, per lui, si tratti di una strada che porta il Movimento a sbattere; la preoccupazione, quando non il terrore, di decine e decine di parlamentari in mezzo ad una elezione-tempesta che rischia di farli naufragare, ovvero rimandarli a casa causa fine anticipata della legislatura.
Ieri (e almeno per un giorno poi si vedrà) sono emersi, vincenti, i grandi elettori del Movimento spiaggiati in Transatlantico che, è il colmo, chiedono ai giornalisti se hanno notizie, invece di darle. Il senatore Vincenzo Presutto era stato profetico, svariati giorni fa, dicendo o forse avvertendo che "guardate, i leader ragionano, ma poi nei catafalchi ci entriamo noi". Loro, a decine, sono andati contro alla direttiva della scheda bianca votando Sergio Mattarella, qualcun altro (meno) per Paolo Maddalena.
L'altro retroscena è che, vedendo i consensi per Mattarella salire, i vertici che avevano sempre liquidato la possibilità come impraticabile hanno tentato subito di riposizionarsi o comunque di non lasciare scoperta l'opzione del M5S sul bis. Viene precettato uno dei cinque vicepresidenti, il senatore Mario Turco, e vai con la dichiarazione: "Questo consenso per l'attuale presidente è frutto del suo grande lavoro".
Il take passa di chat in chat, l'ex sottosegretario Gianluca Vacca legge e scuote la testa, il deputato Sergio Battelli aggiunge che "così non vale, dai", il collega Diego De Lorenzis sottolinea che "comunque quelli sono voti che arrivano dappertutto, le divisioni sono trasversali ma poi parlano solo di noi". In mattinata, poco prima della terza chiama, altro conciliabolo di eletti del M5S.
"Seguimi - ragiona un parlamentare - un pezzo dei nostri voti, quelli contiani, potrebbe finire a destra, a sostegno di Maria Elisabetta Casellati. Sai perché? Così salta tutto, il governo e la legislatura, si torna a votare e Conte si porta qui dentro i suoi. Sicuramente meno persone, ma "sue". Non possiamo permetterlo".
Al di là di tutto un pezzo di Movimento continua a non fidarsi delle reali intenzioni del presidente, teme che il gioco al rialzo e la chiusura totale su Draghi nascondano altri obiettivi. "Se finisce che al Colle ci va un nome ufficialmente contrario alle nostre volontà poi però chi ci guida deve dimettersi", è l'altra riflessione a microfoni spenti
Il capogruppo Davide Crippa viene chiamato da parte da un gruppetto di colleghi, domande su domande, "ragazzi calma, niente ansia", prova a rasserenarli. Allora alla fine, al termine di una giornata che ha riservato solo inutili massicce dosi di tensioni interne, tocca proprio a Conte provare a chiarire parlando ai suoi, a spiegare che "nessuno scambi la riservatezza della trattativa con una mancanza di trasparenza".
Chi si aspettava la ciccia, cioè una soluzione possibile, deve ancora aspettare. Chi pronosticava una dura reprimenda ai ribelli per Mattarella, è smentito. "Io sono il centravanti di questa squadra, ma se non arrivano palle buone è complicato", è la battuta calcistica dell'ex presidente del Consiglio. Alle dieci e mezzo è finito tutto, dibattito poco o nulla, tossine parecchie.