“Alto profilo”: la frase fatta per il Qurinale che cela il vuoto della politica
di Giacomo Papi , di Giacomo PapiLa quarta giornata di votazioni
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Quando tutto questo sarà finito, bisognerà spendere una parola per l'espressione "di alto profilo" che da più di un mese è associata alla figura del prossimo Presidente della Repubblica. La politica ha spesso l'esigenza di dare aria ai denti, e a ogni nuova elezione per il Quirinale dilaga la lingua-fumo, quella che serve a nascondere più che a svelare e che si basa su formule fisse, trite e ritrite, estratte dai polverosissimi armadi dei luoghi comuni.
Quello che non si capisce, però, è perché mai l'informazione si presti a ripetere e a mettere in circolazione le frasi prive di senso della politica. Che cosa vuol dire esattamente "di alto profilo"? Che per non sfigurare di fianco ai corazzieri il prossimo Presidente della Repubblica dovrà essere alto almeno quanto Guido Crosetto, l'enorme deputato di Fratelli d'Italia che misura 1,…
La quarta giornata di votazioni
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Quando tutto questo sarà finito, bisognerà spendere una parola per l'espressione "di alto profilo" che da più di un mese è associata alla figura del prossimo Presidente della Repubblica. La politica ha spesso l'esigenza di dare aria ai denti, e a ogni nuova elezione per il Quirinale dilaga la lingua-fumo, quella che serve a nascondere più che a svelare e che si basa su formule fisse, trite e ritrite, estratte dai polverosissimi armadi dei luoghi comuni.
Quello che non si capisce, però, è perché mai l'informazione si presti a ripetere e a mettere in circolazione le frasi prive di senso della politica. Che cosa vuol dire esattamente "di alto profilo"? Che per non sfigurare di fianco ai corazzieri il prossimo Presidente della Repubblica dovrà essere alto almeno quanto Guido Crosetto, l'enorme deputato di Fratelli d'Italia che misura 1,96 centimetri e ieri ha raccolto 114 voti?
Oppure l'espressione serve solo a escludere Silvio Berlusconi e Renato Brunetta? Potrebbe voler dire che la persona che guiderà, garantirà e rappresenterà l'Italia nel mondo non deve essere cercata tra le figure di basso profilo, bassi istinti e bassi appetiti. Insomma, si intende chiarire una volta per tutte, e solennemente, che i partiti si rifiutano di eleggere un guitto squallido, avido e arraffone?
O forse significa soltanto che il prossimo Presidente dovrà essere autorevole? Nel qual caso mi pare una precisazione necessaria: non vogliamo uno che quando parla o appare in pubblico tutti ridono, si danno di gomito e fanno pernacchie.
È evidente che l'informazione, come l'economia, sottostà alla legge della domanda e dell'offerta, e che se una notizia viene data e una dichiarazione rilanciata è perché - pur nel disinteresse e distrazione generali - esiste un pubblico che vuole sapere o almeno avere qualcosa da ripetere al bar o sui social. È anche vero, però, che il mestiere di chi informa dovrebbe assicurare un minimo di corrispondenza e misura tra la realtà raccontata e le parole che provano a descriverla.
Dovrebbe assicurarsi, cioè, che la lingua non sia usata per confondere o prendere tempo. Anche perché il cattivo linguaggio ha la capacità di moltiplicarsi e diffondersi come un virus di bocca in bocca, di fiato in fiato, infettando di frasi fatte e svuotate lo strumento che dovrebbe servire a capirci e a orientarci nel mondo.
Il presunto leader dei Cinque Stelle Giuseppe Conte, per esempio, parla ormai come un democristiano degli anni Cinquanta, con la differenza che il democristiano degli anni Cinquanta il gergo per non dire nulla lo stava inventando mentre Conte lo sta ripetendo (anche se gli va riconosciuto il merito, un record, di essere riuscito a montare una dichiarazione composta esclusivamente di frasi fatte): "Facciamo un passo avanti e cominciamo un serio confronto tra le forze politiche per offrire al Paese una figura di alto profilo, autorevole, ampiamente condivisa". C'è tutto: il "passo in avanti", l'"ampiamente condiviso" e l'"alto profilo", appunto, ma distinto da "autorevole", e infine "il serio confronto", perché evidentemente potrebbe non esserlo, serio, il confronto.
Più sobrio il tweet del segretario del Pd, Enrico Letta, di qualche giorno fa: "Ora ci vuole accordo alto su nome condiviso". Perché "alto" l'accordo? Come si configura l'accordo alto? È quello con Crosetto? E perché "condiviso"? Se l'accordo c'è, non è condiviso per forza? Meno male che Matteo Salvini, dopo aver invocato un "profilo altissimo", forse anche più di Crosetto, ha assicurato: "Stiamo lavorando per una soluzione positiva, rapida, efficace". Ed abbiamo tirato un sospiro di sollievo a sapere che non sarà negativa, lenta e inutile.
A Berlusconi, invece, va dato atto della chiarezza del comunicato della rinuncia: "Occorre individuare una figura capace di rappresentare con la necessaria autorevolezza la Nazione nel mondo e di essere garante delle scelte fondamentali del nostro Paese nello scenario internazionale, l'opzione europea e quella atlantica, sempre complementari e mai contrapponibili, essenziali per garantire la pace e la sicurezza e rispondere alle sfide globali". (Ma soprattutto di non aver usato "alto profilo").
L'elezione del Presidente della Repubblica è un gioco appassionante che, in quanto tale, ha anche a che fare con lo spettacolo e l'intrattenimento. Se la democrazia ha vinto (per ora, qui) o almeno se ha avuto successo, è perché è un gioco a cui tutti possono partecipare, non soltanto i sovrani, i nobili e i preti. Come dice Marilyn Monroe a Laurence Olivier in "Il principe e la ballerina": "Le elezioni sono una buona cosa. Sono democratiche". Ma ogni gioco si basa su regole certe e su un lessico esatto, nei limiti del possibile. Non può abusare di formule fumose e prive senso.
E se le frasi fatte ci devono proprio essere, almeno si faccia la fatica di verificarne il significato. L'espressione "alto profilo", per esempio, deriva dall'inglese "high profile" che per il Cambridge Dictionary significa: "Attracting a lot of attention and interest from the public and newspapers, television, etc.". I partiti starebbero cercando, cioè, senza saperlo, qualcuno in grado di attrarre l'attenzione del pubblico, giornali e televisioni etc. Un personaggio famoso, insomma, uno che faccia parlare di sé. Qualcuno come Gianni Morandi o Orietta Berti, visto che inizia Sanremo. Oppure come Silvio Berlusconi, chissà che ci ripensi.