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Referendum tra i giudici, bocciato il sorteggio per eleggere il futuro Csm

Il Csm 
Vince il sistema proporzionale, mentre la ministra Cartabia proponeva un maggioritario temperato. Il presidente dell'Anm Santalucia: "La vittoria del proporzionale è in controtendenza rispetto a chi vuole al sorteggio"  
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Le toghe italiane dicono no a un Csm eletto con il sistema del sorteggio. Sponsorizzato dal centrodestra della politica e da una corrente dei giudici, Articolo 101 e da una parte dei "davighiani" di Autonomia e indipendenza. Ma al referendum proposto dall'Anm la risposta al sorteggio è un netto no. Lo dicono chiaramente i risultati. Per il sì al sorteggio arrivano 1.787 voti, mentre 2.740 lo bocciano. E al quesito su quale sistema di voto scegliere, sono 3.189 i magistrati a favore del sistema proporzionale - ed è questa cifra il dato "politicamente" più rilevante - , mentre solo 745 sono per il maggioritario.

Ecco, a caldo, ma a titolo personale, il commento del presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia, pochi minuti prima di entrare in giunta: "Guardando i numeri, mi pare evidente che il sorteggio non ha avuto un consenso né eclatante, né straordinario. I dati dimostrano che chi ha votato non ha voluto raccogl…

Le toghe italiane dicono no a un Csm eletto con il sistema del sorteggio. Sponsorizzato dal centrodestra della politica e da una corrente dei giudici, Articolo 101 e da una parte dei "davighiani" di Autonomia e indipendenza. Ma al referendum proposto dall'Anm la risposta al sorteggio è un netto no. Lo dicono chiaramente i risultati. Per il sì al sorteggio arrivano 1.787 voti, mentre 2.740 lo bocciano. E al quesito su quale sistema di voto scegliere, sono 3.189 i magistrati a favore del sistema proporzionale - ed è questa cifra il dato "politicamente" più rilevante - , mentre solo 745 sono per il maggioritario.

Ecco, a caldo, ma a titolo personale, il commento del presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia, pochi minuti prima di entrare in giunta: "Guardando i numeri, mi pare evidente che il sorteggio non ha avuto un consenso né eclatante, né straordinario. I dati dimostrano che chi ha votato non ha voluto raccogliere la novità della consultazione costituita in modo inequivoco proprio dal sorteggio. Invece c'è stato un forte consenso per il proporzionale, un sistema di voto che è in controtendenza rispetto a chi vuole al sorteggio".

Santalucia dice ancora: "Io vedo che c'è stata una grande astensione dal voto e il sorteggio non ha scaldato i cuori, perché gran parte degli iscritti non ha votato, e chi lo ha fatto ha bocciato il sorteggio. Invece i risultati dimostrano che il sistema proporzionale garantisce la rappresentanza di tutti ed è il polo opposto rispetto al sorteggio". In una parola, secondo Santalucia, "il significato politico della consultazione si riassume in una sconfitta del sorteggio, considerando quanti non hanno votato, e quanto sia stato rilevante il risultato in favore del sistema proporzionale".

Alla vigilia della riforma del Csm, che la Guardasigilli Marta Cartabia dovrà portare alla Camera sotto forma di emendamenti al vecchio disegno di legge del predecessore Alfonso Bonafede, subito dopo l'elezione del capo dello Stato, il referendum dell'Anm rappresenta il sentire della magistratura italiana, anche se colpisce subito la scarsa presenza dei votanti. Lanciato il 19 dicembre, il referendum ha proposto due quesiti.

Il primo sul sì o sul no al sorteggio - "volete che i candidati al Csm siano scelti mediante sorteggio di un multiplo dei componenti da eleggere" - e il secondo su quale sistema scegliere in alternativa - "è preferibile un sistema a ispirazione maggioritaria o proporzionale?" -. Il primo dato è la scarsa affluenza al voto online tramite la piattaforma Eligo, perché su 7.872 potenziali votanti che si erano iscritti, per il primo quesito hanno votato 4.275 toghe. Divise tra 1.787 sì al sorteggio e 2.470 no. Mentre per il secondo quesito, su 4.091 votanti, il proporzionale ha vinto con 3.189 voti, e al maggioritario ne sono andati 745. Di fatto ha votato meno della metà della magistratura italiana, una disaffezione su cui riflettere, e che ricorda lo stesso fenomeno nelle elezioni politiche e amministrative.

Un esito che, rispetto alle previsioni della vigilia e agli schieramenti delle correnti, indica però chiaramente i desiderata delle toghe.  

 

Perché i voti del sorteggio rimandano ad Articolo 101, l'unica corrente al di fuori della maggioranza dell'Anm e fortemente radicata in Sicilia, e a una parte dei "davighiani", mentre i 745 voti per il maggioritario indicano Magistratura indipendente, l'unico gruppo che chiede questo sistema. Il dato più rilevante è quello del proporzionale, i 3.189 voti, che rispecchiano i gruppi a favore, la sinistra di Area, Magistratura democratica, nonché Unità per la costituzione. 

Commenta il segretario di Area Eugenio Albamonte: "In primo luogo siamo straordinariamente preoccupati per l'astensionismo, proprio in un periodo in cui sarebbe stato importante l'impegno dei magistrati a difesa dell'autogoverno. Ma al contempo siamo soddisfatti del fatto che i colleghi, pur disincantati e distaccati per tutto ciò che è successo in questi anni, non ritengano il sorteggio la soluzione dei mali per il Csm". Dice ancora Albamonte: "I risultati dimostrano che vince chiaramente l'idea di un sistema per un Csm che rappresenti tutte le voci e le anime della magistratura, un'idea che evidentemente traspare dalla scelta quasi plebiscitaria a favore del proporzionale".

E nelle mailing list ecco il commento di Marco Patarnello di Md che dice: "Articolo 101 non rappresenta la magistratura. Invece ha vinto il proporzionale, cioè più rappresentanza. In una parola, più democrazia. Solo così si batte il malessere tra i giudici". Ed ecco quello di Ezia Maccora, anche lei di Md: "No al sorteggio e sì al proporzionale, unico sistema elettorale che, nel rispetto della Costituzione, consente di ridare ai magistrati il diritto di scegliere i propri rappresentanti".

Da Magistratura indipendente un commento secco del segretario Angelo Piraino: "Dispiace che solo il 54% dei magistrati abbia partecipato al referendum. Le urne hanno parlato: la maggioranza dei magistrati italiani non vuole il sorteggio e preferisce un sistema proporzionale. La richiesta di cambiamento c'è, ma le risposte vanno trovate altrove e vanno rifiutate soluzioni affrettate e populiste".

Anche la presidente di Unicost Rossella Marro insiste sulla "bassa affluenza alle urne" e sollecita "un riflessione sui 1.787 colleghi che hanno votato per il sorteggio temperato", un dato che "senza dubbio esprime disagio da parte del corpo elettorale, ma che va letto unitamente a quello schiacciante per il proporzionale che porta in sé l'auspicio per compagine consiliare in cui tutte le componenti culturali trovino rappresentanza". Secondo Unicost, il Csm e l'Anm devono impegnarsi "per una reale riforma che consenta di superare i mali del correntismo, ma affidarsi alla sorte non è la soluzione e non è ciò che vuole la stessa magistratura".

A questo punto la patata bollente torna in Parlamento. Con il rischio che proprio lo scarso consenso delle toghe al sorteggio faccia dire al centrodestra - ne sono paladini Giulia Bongiorno della Lega e Pierantonio Zanettin di Forza Italia - che il no dei giudici dimostra che proprio il sorteggio è l'unico sistema per disarticolare le correnti. Ed ecco, proprio tra i primi commenti politici all'esito del referendum, proprio quello di Zanettin che dice: "Il sorteggio per l'elezione della componente togata del Csm, che fino a pochi anni fa era considerato un'autentica eresia in chiesa, oggi nel referendum dell'Anm ha ottenuto il sostegno del 42%. Un risultato, alla vigilia impensabile, che ci conforta nella nostra battaglia per un riforma che punti davvero a ridimensionare il peso delle correnti". Peccato che il 42% sia fatto da 1.787 toghe.

Ma resta il nodo della incostituzionalità del sorteggio, visto che la Carta parla di "elezione". Al punto che un commentatore come Nello Rossi è pronto a chiedersi come sia stato possibile che si sia fatto un referendum chiedendo ai magistrati di esprimersi su un metodo di voto che i costituzionalisti stessi bocciano come  incostituzionale. Tant'è che lo stesso Bonafede, dopo averlo incluso nel suo ddl, lo aveva eliminato proprio per questa ragione su consiglio degli esperti. E la Cartabia, in più di una riflessione, si è posta proprio il problema della sua costituzionalità.