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La disfatta della seconda carica dello Stato: Casellati, la maledizione del quinto scrutinio e i precedenti di Merzagora e Fanfani

(ansa)
Nella storia della Repubblica solo in una circostanza il presidente del Senato è stato eletto al Colle. Nelle altre due occasioni, l'inquilino di Palazzo Madama bocciato dai franchi tiratori
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La quinta e sesta votazione in diretta

Non solo uno schiaffo alle ambizioni di Matteo Salvini di "consegnarsi alla storia" come kingmaker del tredicesimo presidente della Repubblica, per giunta spingendo la prima donna al Colle. Il sonoro flop di questa mattina, nel quinto scrutinio, brucia le speranze della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati di passare dallo scranno più alto di Palazzo Madama al Quirinale: la seconda carica dello Stato si ferma a quota 382 voti, lontana anni luce dalla soglia fatidica delle 505 preferenze. Un rischio ampiamente previsto, data la situazione di totale confusione che accompagna in questi giorni le scelte del centrodestra, e che ha portato in Aula a "pesarsi" la presidente del Senato esponendo così la seconda carica dello Stato a un risultato impietoso. Non la prima volta nella storia della Repubblica ma sicuramente una delle più dolorose per i protagonisti di questa votazione. In passato &e…

La quinta e sesta votazione in diretta

Non solo uno schiaffo alle ambizioni di Matteo Salvini di "consegnarsi alla storia" come kingmaker del tredicesimo presidente della Repubblica, per giunta spingendo la prima donna al Colle. Il sonoro flop di questa mattina, nel quinto scrutinio, brucia le speranze della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati di passare dallo scranno più alto di Palazzo Madama al Quirinale: la seconda carica dello Stato si ferma a quota 382 voti, lontana anni luce dalla soglia fatidica delle 505 preferenze. Un rischio ampiamente previsto, data la situazione di totale confusione che accompagna in questi giorni le scelte del centrodestra, e che ha portato in Aula a "pesarsi" la presidente del Senato esponendo così la seconda carica dello Stato a un risultato impietoso. Non la prima volta nella storia della Repubblica ma sicuramente una delle più dolorose per i protagonisti di questa votazione. In passato è successo altre tre volte che l'inquilino di Palazzo Madama provasse a misurarsi nelle urne: solo Francesco Cossiga, nel 1985, era riuscito nel trasloco diretto, per giunta con un'elezione al primo scrutinio che premiò il politico sardo, già più volte ministro e presidente del Consiglio.

Da allora mai più nessuno c'aveva provato fino a oggi. Prima di Cossiga, invece, una dolorosa bocciatura aveva respinto l'elezione del presidente del Senato nel 1971 e, ancora più indietro nel tempo, nel 1955.

Nel 1955 fu Cesare Merzagora a essere affossato, "vittima" come sempre dei franchi tiratori e della guerra incrociata (portata avanti anche da pezzi della Dc) contro Amintore Fanfani, il segretario democristiano che lo aveva lanciato. "Impallinato" nel voto segreto, Merzagora, ex banchiere, 11 anni dopo, sempre da presidente del Senato, fu capo dello Stato supplente per pochi mesi, dall'agosto al dicembre del 1964, quando dovette sostituire (caso unico, finora) il presidente della Repubblica dell'epoca, Antonio Segni, in seguito a una grave malattia che portò il quarto presidente della Repubblica italiana alle dimissioni due anni dopo la sua elezione.

L'altro precedente, riguarda, invece proprio l'aspirante kingmaker (all'epoca non si definivano così) di Merzagora, Amintore Fanfani, presidente del Senato nel 1971 durante le elezioni del capo dello Stato. Il suo partito, la Dc, lo candidò ufficialmente al Colle ma, da subito, l'azione di 150 franchi tiratori ne indebolì la corsa fino al definitivo ritiro che segnò, storicamente, anche la fine del "primo centrosinistra". Per Giovanni Leone, eletto alla vigilia di Natale, al 23esimo scrutinio (tuttora un record), votarono anche alcuni parlamentari del Movimento Sociale.

Oggi, per il sesto scrutinio, il centrodestra non ha ancora scelto se puntare su un nome né tantomeno su quale. Se Casellati volesse riprovarci, potrebbe essere spinta non solo dall'ambizione personale ma anche dal tentativo di superare la cosiddetta "maledizione" del quinto scrutinio: per gli amanti della cabala, infatti, mai, nella storia della Repubblica c'è stato un presidente eletto in questa occasione. Superata la quarta votazione, infatti, si è sempre dovuto attendere almeno la sesta, come accaduto a Giorgio Napolitano.