Lega, Salvini offre un patto ai colonnelli. Giorgetti: “Non so se il governo dura”
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaROMA - Non sarà più, almeno pubblicamente, la Lega di Salvini. Ma la Lega di Salvini e degli altri, a partire da governatori e ministri. Il segretario venuto fuori ammaccato dalla partita per il Quirinale chiede ai dirigenti di "metterci la faccia", inaugurando un nuovo corso che prevede un maggiore coinvolgimento degli esponenti di punta del partito. Lo fa nel corso di un consiglio federale durato oltre tre ore, lanciando un segnale di apertura in un momento di difficoltà, ma soprattutto per evitare che la sua sovraesposizione si trasformi in quello che un fedelissimo come Riccardo Molinari definisce "un tiro al piccione".
È irrita…
ROMA - Non sarà più, almeno pubblicamente, la Lega di Salvini. Ma la Lega di Salvini e degli altri, a partire da governatori e ministri. Il segretario venuto fuori ammaccato dalla partita per il Quirinale chiede ai dirigenti di "metterci la faccia", inaugurando un nuovo corso che prevede un maggiore coinvolgimento degli esponenti di punta del partito. Lo fa nel corso di un consiglio federale durato oltre tre ore, lanciando un segnale di apertura in un momento di difficoltà, ma soprattutto per evitare che la sua sovraesposizione si trasformi in quello che un fedelissimo come Riccardo Molinari definisce "un tiro al piccione".
È irritato, il segretario, contro i nemici senza volto che lo criticano mantenendo l'anonimato: "Chi ha qualcosa da dirmi lo faccia nelle sedi opportune". Ma Salvini incassa, ancora una volta, il sostegno alla sua linea. Ammette che la scelta di convergere su Mattarella l'ha presa da solo, nell'ultimo miglio della trattativa, dopo aver ricevuto tanti veti e per impedire quella che reputava la soluzione peggiore, il sostegno a Casini.
Nessuno lo processa apertamente. Anzi, i big accettano l'invito ad aprire una fase diversa nella gestione e soprattutto nella comunicazione, firmando insieme un documento che è un nuovo pungolo per Draghi: no a nuove tasse sulla casa e sulla riforma del catasto, no a nuove restrizioni sul Covid e, per quanto riguarda la Dad, nessuna differenza fra bambini vaccinati e non. Eccola di nuovo, la Lega di lotta e di governo. Giancarlo Giorgetti, che sabato aveva ventilato un possibile addio all'esecutivo, non torna sull'argomento. Ma esprime timori sul futuro dell'esperienza dell'unità nazionale: in un governo così ampio non si possono portare a casa risultati al 100 per cento. Il ministro per lo Sviluppo economico teme che, in un anno di scadenze elettorali, il governo sia minato dallo scontro tra le forze politiche.
Luca Zaia, altro esponente dell'ala "istituzionale" non muove critiche e non boccia la scelta di virare su Mattarella: "È sempre stato un difensore delle autonomie". Ma quando Salvini chiede a tutti il massimo sforzo sul tesseramento, il governatore veneto ripropone il tema dei congressi fermi: "Ma finché sarà necessario il supergreen pass non potremo celebrarli", dice il segretario.
La mossa prevista, quella del rilancio sulla federazione con Forza Italia, viene sancita nel documento che dà mandato a Salvini di "creare, allargare e potenziare" un'alleanza "alternativa alla sinistra". Il numero uno di via Bellerio non chiude la porta a Meloni ("Io non dico mai no a nessuno") ma la sensazione è che la leader di Fdi sia già diretta altrove: parla di "alleanze e federazioni del tutto innaturali fatte solo per sopravvivere". E aggiunge: "Ormai è chiaro a chi giova mantenere lo status quo e forzare le regole democratiche: solamente a chi vuole salvare a tutti i costi la "stabilità" della propria poltrona. Ma la democrazia tornerà e noi saremo pronti. Fino ad allora non gli daremo tregua".
In questo clima Forza Italia continua a essere cauta sull'iniziativa di Salvini. Silvio Berlusconi riappare in un post con tanto di foto, in cui non accenna alla federazione ma espone gli obiettivi di Forza Italia per il prosieguo della legislatura, fra cui la distribuzione gratuita di mascherine nelle scuole. Salvini rivolge parole d'affetto al Cavaliere: "L'altra sera ad Arcore ho riabbracciato un amico".
Ma la strada verso il Partito Repubblicano, verso l'Elefantino sul modello americano, è lunga. Lo sottolinea Licia Ronzulli, senatrice forzista: "Siamo contro fusioni a freddo sull'onda dell'elezione del presidente della Repubblica. Serve una condivisioni di valori". Mentre è tutto da risolvere il problema del rapporto con i centristi, che nel frattempo pensano a mettersi in proprio. E Salvini non si esime dall'attaccare il leader di Coraggio Italia Giovanni Toti, che la Lega medita di sfiduciare in Liguria: "Se uno è governatore, assessore al Bilancio e alla Sanità o è Superman oppure....".