✕

Sondaggi post Mattarella bis, calano Salvini e Conte. Tiene Letta, sale Meloni. Fiducia nei partiti al minimo storico

Nelle analisi di Masia, Noto e Weber il gradimento di leader e forze politiche dopo le elezioni del presidente della Repubblica
3 minuti di lettura

La fiducia verso i partiti scivola al minimo storico: 5%. Quasi tutti i leader escono ammaccati dal match Quirinale, Salvini e Conte più di tutti, meno Letta. Guadagnano qualcosa solo Renzi (il cui gradimento però era già ai minimi termini) e Meloni, che non ha toccato palla nelle trattative per il Colle, ma agli occhi del suo elettorato è rimasta coerente. Questo in sintesi, secondo alcuni tra i principali sondaggisti italiani, è il "sentiment" degli elettori al termine delle votazioni per il presidente della Repubblica, tanti giri a vuoto, nomi bruciati, e infine il Mattarella bis.

Secondo Antonio Noto, direttore della Noto Sondaggi, "prevale un senso di delusione per come è stata gestita l'elezione del presidente. Tutti i leader dicono di avere vinto, o almeno di non avere perso, ma la stragrande maggioranza degli intervistati pensa che il problema riguardi tutte le forze politiche, in modo trasversale". Non a caso …

La fiducia verso i partiti scivola al minimo storico: 5%. Quasi tutti i leader escono ammaccati dal match Quirinale, Salvini e Conte più di tutti, meno Letta. Guadagnano qualcosa solo Renzi (il cui gradimento però era già ai minimi termini) e Meloni, che non ha toccato palla nelle trattative per il Colle, ma agli occhi del suo elettorato è rimasta coerente. Questo in sintesi, secondo alcuni tra i principali sondaggisti italiani, è il "sentiment" degli elettori al termine delle votazioni per il presidente della Repubblica, tanti giri a vuoto, nomi bruciati, e infine il Mattarella bis.

Secondo Antonio Noto, direttore della Noto Sondaggi, "prevale un senso di delusione per come è stata gestita l'elezione del presidente. Tutti i leader dicono di avere vinto, o almeno di non avere perso, ma la stragrande maggioranza degli intervistati pensa che il problema riguardi tutte le forze politiche, in modo trasversale". Non a caso il livello di fiducia verso i partiti è in caduta libera: "Adesso è al 5%. Ed era già molto basso, intorno all'8%, prima che montassero i catafalchi. Per avere un termine di paragone, prima di Tangentopoli era al 44%".

L'analisi sulla fiducia nei leader penalizza i grandi sconfitti della partita del Quirinale. Secondo la Noto Sondaggi, Salvini cala di 3 punti e oggi si attesta al 33%. Conte sprofonda di 5 punti e per la prima volta scivola sotto quota 40% (è al 37% dal 42%). Il suo rivale interno Di Maio non perde terreno e non ne guadagna: rimane al 25%. Letta cala di un punto e passa dal 32 al 31%. Speranza scende dal 36% al 32%.

Cresce invece la fiducia verso Meloni, che raggiunge il 42% dal 39%. "Non per come ha condotto le trattative sul Quirinale, perché non le ha condotte, ma perché rafforza la sua identità", sottolinea Noto. La fiducia verso Renzi, molto bassa in partenza, aumenta dal 15 al 17%. "Difficile parlare di Forza Italia, perché non ha un leader davvero riconosciuto in questo momento. Berlusconi continua ad essere abbastanza basso, intorno al 15%". Il  livello di fiducia verso Draghi è costante: "Aveva il 55% prima dell'elezione. E lì è rimasto".

La sfiducia verso i partiti emerge anche dalle intenzioni di voto. "Meno del 50% dell'elettorato è sicuro di recarsi ai seggi alle prossime elezioni, sapendo chi votare. La  metà degli intervistati non ha idea di chi votare, anche se un 35% pensa di partecipare comunque alle elezioni. Il 15% diserterà i seggi".

Pesano i trasformismi, il fatto che molti partiti negli ultimi anni abbiano cambiato pelle, disorientando il cosiddetto voto di appartenenza. "FdI oggi è il partito più ideologico - conclude Noto - e non a caso è la forza che dal 2018 ha aumentato di più i consensi".

Anche secondo l'istituto Ixè, lo scotto dei giri a vuoto sul Quirinale lo pagano soprattutto la Lega (in calo di quasi due punti percentuali rispetto a dicembre, dal 19,1% al 17,2%), il M5S (dal 16,4% al 15,1%), il Pd (dal 22,4% al 21,%2), Forza Italia (dal 9,2% all'8,6%). Guadagna più di un punto invece Fratelli d'Italia (dal 17,4% al 18,5%) e arrotonda all'insù di qualche decimale Italia Viva di Renzi (dall'1,6 al 2,3%).

"Quello che non siamo in grado di stimare ancora è l'affluenza alle prossime politiche - spiega il presidente di Ixé, Roberto Weber - Il 60% degli intervistati sostiene che andrà a votare, ma è ragionevole pensare che la percentuale sia più bassa, perché l'area di insofferenza verso la politica, il governo, alcune restrizioni legate al Covid, supera ormai il 35%". Colpisce, aggiunge il sondaggista, lo spaesamento dei leader difronte al calo di fiducia ormai quasi generalizzato, acuito dalla vicenda del Quirinale. "Ricordo che nell'89 avevamo un committente per cui registravamo la fiducia nel pentapartito, che calava ogni mese. E davanti a questa disfatta, da parte dei dirigenti di quei partiti mancava la consapevolezza di cosa stesse accadendo, le ricadute sull'opinione pubblica. Oggi avviene la stessa cosa".

Anche Fabrizio Masia, sondaggista e ad di Emg, rileva che "la percezione generale è l'insoddisfazione verso i partiti per come sono state condotte le trattative, perché sono arrivati impreparati all'elezione, fino ad essere costretti a supplicare Mattarella di restare. Nessun partito ne esce bene. La Lega ne esce peggio di tutti, perché Salvini ha provato a fare il king maker, bruciando nomi in batteria. Il leader della Lega è sceso dal 38 al 36% di fiducia, Conte nel M5S è tra i leader più penalizzati, è calato dal 37 al 35%. Meloni rimane stabile al 43%: non è stata decisiva ma agli occhi dei suoi elettori è rimasta coerente. Letta è stabile al 33%. Anche per Renzi non c'è stato un calo, resta intorno al 15%".