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Berlusconi, Renzi e Prodi: tre ex premier con la nostalgia del maggioritario

Il leader di Forza Italia, quello di Italia Viva e il fondatore dell'Ulivo preferiscono un sistema che punti al bipolarismo e favorisca la stabilità di governo
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Sarà la nostalgia del bipolarismo o il punto di vista, mai perduto, della priorità da dare alla stabilità di governo, fatto è che tre ex premier sono tenacemente per il maggioritario. Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio per ben tre volte, lo ha anche ripetuto in questi giorni e la fedelissima Licia Ronzulli rilancia: "Il fondatore del bipolarismo non può che restare saldamente per il maggioritario".  

In Forza Italia per la verità le posizioni sono diverse, e c'è una corrente pro legge proporzionale, immaginando così di riprendersi centralità rispetto all'ingombrante alleato Matteo Salvini. Ma la posizione di Berlusconi resta questa: "Bisogna sapere chi è il tuo avversario e ci vuole chiarezza nella scelta di campo", riassume Ronzulli. Il coordinatore azzurro, Antonio Tajani del resto è tornato sul punto all'indomani del voto per il Quirinale, ribadendo la central…

Sarà la nostalgia del bipolarismo o il punto di vista, mai perduto, della priorità da dare alla stabilità di governo, fatto è che tre ex premier sono tenacemente per il maggioritario. Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio per ben tre volte, lo ha anche ripetuto in questi giorni e la fedelissima Licia Ronzulli rilancia: "Il fondatore del bipolarismo non può che restare saldamente per il maggioritario".  

In Forza Italia per la verità le posizioni sono diverse, e c'è una corrente pro legge proporzionale, immaginando così di riprendersi centralità rispetto all'ingombrante alleato Matteo Salvini. Ma la posizione di Berlusconi resta questa: "Bisogna sapere chi è il tuo avversario e ci vuole chiarezza nella scelta di campo", riassume Ronzulli. Il coordinatore azzurro, Antonio Tajani del resto è tornato sul punto all'indomani del voto per il Quirinale, ribadendo la centralità del sistema maggioritario ed aprendo al presidenzialismo. Su un tasto però oggi batte Ronzulli: bisogna cambiare il metodo per scegliere la leadership. Non basta avere più voti per considerarsi a capo del centrodestra, il criterio deve essere un altro. 

Ma sull'altro fronte del centrosinistra, a stoppare la svolta proporzionalista è Romano Prodi, fondatore del Pd. Prodi è stato premier per due volte e la sua sfida politica è stata il bipolarismo  nel nome della chiarezza, della stabilità, della scelta da restituire nelle mani dei cittadini e di una semplificazione virtuosa del quadro politico.  Quindi, no al proporzionale, sì al maggioritario perché ci consegna un governo. "Nella mia testa c'è sempre che si costruisse una bella coalizione di centrodestra e una bella coalizione di centrosinistra e si sfidassero con una legge maggioritaria.  Questo è un Paese moderno ma vedo che siamo sempre più lontani".  

I filo proporzionalisti avanzano il sospetto che queste posizioni, di Prodi come di Berlusconi, nascano dalla nostalgia di preservare la loro giovinezza politica. E che ormai tutto è cambiato e ancora di più lo sarà. Prodi ha argomentato in tv: "O noi abbiamo finalmente una legge elettorale che dia un governo e che non voglia solo fotografare il Paese oppure le elezioni avranno sempre lo stesso risultato incerto". Posizione solitaria? "Ne sono consapevole", aggiunge ora. 

E anche Matteo Renzi, ex premier e leader di Italia Viva  - che sembrava destinato a un cambio a 180 gradi in fatto di modello elettorale, dal momento che punta a una nuova autonoma aggregazione centrista - resta sul maggioritario. Il doppio turno sull'esempio della legge per i sindaci. La ricetta di Renzi non accantona quella prospettiva, nel nome della stabilità. Quando il "Germanicum", la legge ?elettorale proporzionale con lo sbarramento del 5% in discussione in commissione Affari costituzionali della Camera, si è arenata due anni fa, si disse che a Renzi non conveniva più dal momento c?he il suo partito era sotto quella soglia. Muovendosi però verso un raggruppamento di centro, al 5% i renziani ci arriverebbero. Piuttosto la ritrovata sintonia con il segretario del Pd, Enrico Letta e la dissoluzione dei 5Stelle, potrebbe consigliare Renzi a guardare verso una legge elettorale che premi l'alleanza larga.