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La guerra dentro al M5S: pontieri al lavoro per ricucire tra Conte e Di Maio

Dietro le quinte, la maggioranza interna al Movimento cerca una soluzione. La mediazione dei parlamentari. La missione è sfruttare il tempo guadagnato per trasformare la resa dei conti tra i due big in uno spettacolo "ovattato", in cui nessuno dei due alla fine avrà perso
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Dopo 72 ore di fuoco, e dopo il messaggio-supplica da pacificatore di Beppe Grillo, nel M5S sembrano tutti tornati a più miti consigli. La scorsa estate, quando - anche lì - la scissione sembrava ad un passo e allora la spaccatura era tra Giuseppe Conte e lo stesso fondatore, avvenne qualcosa di simile: il grosso del Movimento, invece di parteggiare apertamente per l'uno o per altro, spinse per la ricucitura. Ora siamo allo stesso punto. I super contiani sono silenti, i dimaiani lo stesso. In mezzo c'è l'area grigia, la maggioranza, che dopo aver assistito per giorni ai pesci in faccia tra Conte e Luigi Di Maio, ora si è messa al lavoro dietro le quinte per trovare una soluzione.

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Dopo 72 ore di fuoco, e dopo il messaggio-supplica da pacificatore di Beppe Grillo, nel M5S sembrano tutti tornati a più miti consigli. La scorsa estate, quando - anche lì - la scissione sembrava ad un passo e allora la spaccatura era tra Giuseppe Conte e lo stesso fondatore, avvenne qualcosa di simile: il grosso del Movimento, invece di parteggiare apertamente per l'uno o per altro, spinse per la ricucitura. Ora siamo allo stesso punto. I super contiani sono silenti, i dimaiani lo stesso. In mezzo c'è l'area grigia, la maggioranza, che dopo aver assistito per giorni ai pesci in faccia tra Conte e Luigi Di Maio, ora si è messa al lavoro dietro le quinte per trovare una soluzione.

In questo terra di mezzo ci sono i capigruppo alla Camera e al Senato Davide Crippa e Mariolina Castellone ("la dialettica interna è parte dell'identità del M5S, ma deve essere dialettica costruttiva per trovare un'identità nel fronte progressista. Di Maio pilastro per il Movimento, non metterei in dubbio la sua collocazione", ha twittato ieri), pezzi da novanta come il ministro Federico D'Incà e Stefano Buffagni, a debita distanza osserva e potrebbe intervenire anche il presidente della Camera Roberto Fico fino a ieri impegnato con la rielezione di Sergio Mattarella. Questo nella convinzione che andare alla guerra, allo scontro finale, farebbe del male a tutti; nessuno ne uscirebbe vincitore.

"Non finirà tutto a tarallucci e vino", era la ripromessa che si faceva nella war room contiana giusto due giorni fa. Le spinte per arrivare a una conclusione, dopo mesi di un logorante confronto a distanza tra le due correnti, restano da entrambe le parti, "perché poi alla fine così tutti i problemi resteranno in sospeso", ragiona un parlamentare in questo momento più vicino al ministro degli Esteri. Ma le due spinte in contrasto, pure messe assieme, sono minoranza. Il fatto ad esempio che l'assemblea del chiarimento non venga convocata, né si sappia se sarà solo per i parlamentari o per tutti gli iscritti, comporta - facendo passare del tempo - un raffreddamento degli animi. Dopodiché Conte, parlando con i suoi, promette che "basta attendere alcuni giorni. Sono successe cose gravi, ci sono state prove muscolari e azioni che minano i nostri valori e la nostra identità. Non sono questioni personali, riguardano tutto il Movimento. Indietro non si torna, specie se a entrare a gamba tesa è chi ha ruoli di garanzia. Come si può garantire la coesione della nostra comunità e allo stesso tempo darla in pasto al correntismo tipico della vecchia politica?".

Comunque, adesso la missione dei pontieri è quella di sfruttare questo tempo per rendere l'evocata 'resa dei conti' uno spettacolo ovattato, con un esito predefinito. Concedere a Conte l'occasione di ribadire che il custode della linea del partito è lui; far ottenere a Di Maio dei cambiamenti nella squadra del presidente. Un pari e patta insomma, dove entrambi alla fine possano dire di non aver ceduto, e magari alla fine stringersi la mano, finché durerà. Questo è l'obiettivo però, che ci si arrivi davvero è un altro discorso; e soprattutto, se pace sarà, è difficile prevedere sino a quando.