Cartabia: "Contro i crimini di odio i reati che ci sono non bastano”
di Liana Milella , di Liana MilellaMarta Cartabia di fronte a Liliana Segre per parlare da ministro della Giustizia di fronte alla Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza. Un appuntamento per cui si è preparata non solo da Guardasigilli, ma come persona che sente profondamente la storia dei crimini di odio, quello stesso odio che serpeggia ancora oggi in Italia e in Europa.
Il binario 21
Il "punto" di Marta Cartabia - che ha dedicato tempo e approfondimento in questi giorni pur pieni di impegni per via della riforma del Csm - parte dal binario 21: "Abbiamo visto, abbiamo visitato, in silenzio, quel binario nei sotterranei della stazione centrale di Milano. Sono stata accompagnata da Liliana Segre fino alla soglia di quel vagone, da cui - tredicenne - partì insieme al padre, verso l'"ignota destinazione", verso il campo di sterminio". Entrambe, Segre e Cartabia, si sofferma…
Marta Cartabia di fronte a Liliana Segre per parlare da ministro della Giustizia di fronte alla Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza. Un appuntamento per cui si è preparata non solo da Guardasigilli, ma come persona che sente profondamente la storia dei crimini di odio, quello stesso odio che serpeggia ancora oggi in Italia e in Europa.
Il binario 21
Il "punto" di Marta Cartabia - che ha dedicato tempo e approfondimento in questi giorni pur pieni di impegni per via della riforma del Csm - parte dal binario 21: "Abbiamo visto, abbiamo visitato, in silenzio, quel binario nei sotterranei della stazione centrale di Milano. Sono stata accompagnata da Liliana Segre fino alla soglia di quel vagone, da cui - tredicenne - partì insieme al padre, verso l'"ignota destinazione", verso il campo di sterminio". Entrambe, Segre e Cartabia, si soffermano sotto "l'imponente scritta che ci accoglie al binario 21: INDIFFERENZA".
Già, ed è da lì che Cartabia parte per affrontare l'analisi sui discorsi d'odio e sui reati d'odio. "Quegli orrori, quello sterminio, quell'abominio che pochi giorni fa abbiamo ricordato nel 'Giorno della memoria' - dice la ministra - ebbero come complice un clima culturale fatto di parole dette e di parole non dette da tanti, dalla gente comune. Parole di invidia, discorsi d'odio, silenzi e gesti di indifferenza fanno tutti parte di una gamma di espressioni capaci di normalizzare il male incipiente".
La cronaca dell'odio in Europa e in Italia
Ed è dalla cronaca di ogni giorno, in Europa e in Italia, che bisogna partire per avere consapevolezza di come dall'indifferenza si passa poi al reato. "I fatti di cronaca ci raccontano continuamente di episodi di odio frequenti e gravi". Sono solo quei fatti però che superano il muro del silenzio. Eccoli: due adolescenti, in Toscana, insultano un coetaneo perché ebreo; un ventenne è vittima di stalking a Ravenna perché omosessuale; un'infermiera cattolica è costretta a dimettersi da un ospedale londinese per la croce al petto. E poi le donne musulmane discriminate perché portano il velo. E ancora "il vento dell'antisemitismo, tornato da tempo a soffiare in tutta Europa e in Italia", con svastiche su muri e sulle porte, e perfino su una bara. In tutto nell'indifferenza ricordata con apprensione da Papa Francesco.
I numeri dell'odio
"I crimini di odio stanno aumentando a un ritmo allarmante" dice Cartabia. Nel 2020, secondo l'Agenzia europea dei diritti fondamentali, sono stati 3.520 in Europa i casi di antisemitismo denunciati, mille di più quelli stimati. E 101 in Italia quelli considerati ufficiali. Rom, musulmani, migranti ed ebrei sono le minoranze più colpite. Secondo Cartabia si tratta di "un quadro allarmante, che diventa ancora più fosco se si analizzano i dati sui post rimossi dalle piattaforme social". Un lungo elenco che attraversa il web, parole d'odio, ingiurie gratuite, offese, oltraggi, invettive contro gruppi sociali più vulnerabili e oggetto di pregiudizio "sono già in sé e per sé una grave violazione della dignità della persona umana".
Ma qual è lo scudo giuridico per ripristinare la legalità? "Il nostro ordinamento - dice Cartabia - condanna sia il discorso d'odio in quanto tale, con l'articolo 604 bis del codice penale che punisce la propaganda e l'istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica o religiosa, sia i reati aggravati da motivazioni di odio, con l'articolo 604 ter, che invece punisce la circostanza aggravante quando un reato è commesso per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso".
Procura europea e reati di odio
Cartabia, appena reduce dal vertice dei ministri della Giustizia e degli Interni della Ue a Lille, fa il punto sulla strategia europea e italiana sui reati di odio. A partire dall'Europa che già chiede "sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive in tutta la Ue" contro i reati di razzismo e xenofobia. A oggi, 20 stati membri hanno norme penali per l'incitamento all'odio per orientamento sessuale, 17 per motivi di genere, 14 per motivi di disabilità, 6 per motivi di età. Mentre 8 Stati membri hanno definito il reato l'incitamento all'odio senza specificarne i motivi, in modo da proteggere qualunque gruppo minoritario.
Quanto all'odio online tutto dipende dal negoziato sulla normativa europea sui servizi digitali. In base al principio che "tutto quello che è illecito offline dev'essere illecito anche online". Dal 2016, dopo l'approvazione del Codice di condotta volontario rivolto ai grandi di internet, hanno aderito Facebook, YouTube, Tik Tok. Cartabia ricorda che il commissario europeo per la Giustizia Didier Reynders chiede però di "accelerare per rendere più efficace il contrasto a un fenomeno che sta dilagando, con tutta la potenza diffusiva e pervasiva dei social". Una battaglia in cui, dice la ministra, "il coinvolgimento delle piattaforme è decisivo". In base ai dati disponibili, nel 2021 i service provider che hanno scelto di aderire al Codice hanno controllato l'81% dei contenuti segnalati come illegali nell'arco di 24 ore, procedendo al blocco degli account nel 62,5% dei casi.
In Italia poche condanne
Ma che succede in Italia? I due reati che ci sono non bastano. "Come non di rado succede - dice Cartabia - non assolvono in pieno l'auspicata funzione di deterrenza. È la realtà a dirlo, con l'aumento esponenziale dei discorsi d'odio, a fronte invece di un esiguo numero di procedimenti giudiziari". Ed ecco le cifre fornite dalla ministra alla commissione Segre: "Tra il 2016 e il primo semestre 2021, i procedimenti iscritti non superano le 300 unità tanto nella forma di propaganda e istigazione, quanto in quella dell'aggravante. Le iscrizioni sono concentrate in pochi distretti, soprattutto del Nord Italia. E le percentuali maggiori si registrano nelle grandi di città, a Roma con il 12,62% fino al primo semestre del 2021, e Milano con il 4,85%". Se poi si guarda ai casi definiti dai gip e dai gup e a quelli che vanno in dibattimento, nell'80% i casi vengono archiviati, e nei pochi rinvii a giudizio prevale la condanna, per circa il 40%, mentre il resto si divide tra assoluzioni e non doversi procedere.
Dati che portano Marta Cartabia a concludere che "il livello di denunce è davvero molto basso". E a rilevare, guardando agli esiti dei procedimenti, che "i casi di archiviazione costituiscono la maggior parte". E questo, conclude Cartabia, "evidenzia quanto sia difficile per il giudice stabilire che una data espressione si configuri tra propaganda-istigazione all'odio e ravvisare un nesso di causalità tra la parola e la commissione di atti di discriminazione o violenti". E dunque, secondo Guardasigilli, "il diritto penale serve, perché stigmatizza determinati comportamenti, ma non basta. Per contenere questo tipo di fenomeni, oltre al diritto penale serve educare, prevenire, riparare".