M5S, Di Maio rassicura Beppe Grillo: "Non me ne voglio andare. Il Movimento è casa mia"
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliMILANO - Un'ora e mezzo di colloquio, come non accadeva da mesi. Il fondatore tornato a dover segnare la strada del Movimento e il "figlio" - come da post di Beppe Grillo, una settimana fa - oggi potente ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. È il primo appuntamento della giornata romana del garante, all'hotel Parco dei principi. E qui, nella natura di questo incontro, la faccenda tecnico-giuridica che coinvolge il Movimento è passata in secondo piano.
Occhi negli occhi, Grillo ha voluto una risposta netta alla domanda che tutti i 5 Stelle si pongono quando si parla dell'ex capo politico: cosa vuoi fare? "Non me vado Beppe, il M5S è casa mia, voglio continuare a dare il mio contrib…
MILANO - Un'ora e mezzo di colloquio, come non accadeva da mesi. Il fondatore tornato a dover segnare la strada del Movimento e il "figlio" - come da post di Beppe Grillo, una settimana fa - oggi potente ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. È il primo appuntamento della giornata romana del garante, all'hotel Parco dei principi. E qui, nella natura di questo incontro, la faccenda tecnico-giuridica che coinvolge il Movimento è passata in secondo piano.
Occhi negli occhi, Grillo ha voluto una risposta netta alla domanda che tutti i 5 Stelle si pongono quando si parla dell'ex capo politico: cosa vuoi fare? "Non me vado Beppe, il M5S è casa mia, voglio continuare a dare il mio contributo", è stata la risposta secca, senza se o ma, di Di Maio.
Ma il tutto è stato, anche, un lungo sfogo di Grillo. "Dobbiamo tornare a parlare di temi, non possiamo riempire le pagine dei giornali con le nostre beghe, è da più di un anno che andiamo avanti così", è l'amarezza del comico. Da dopo la caduta del secondo governo Conte è stato uno stillicidio: prima gli espulsi perché contrari ad entrare nell'esecutivo con Mario Draghi, dopo la rottura con Rousseau, a seguire i dissidi tra lo stesso Grillo e Giuseppe Conte, infine lo scontro tra il presidente e il ministro.
Negli alti e bassi umorali nei confronti della sua creatura, Grillo "fisarmonica" - come viene chiamato proprio per questa incostanza - adesso è nella fase lucida, della determinazione, delle idee chiare. "Come quello di una volta...", è la sintesi di chi lo conosce bene. E quindi la prima cosa da chiarire per provare a trovare una soluzione era ripartire dalle intenzioni di un uomo che rimane ancora adesso uno snodo fondamentale nella vita dei 5 Stelle. "Se vogliamo rilanciarci è fondamentale che tra te e Conte ci sia una intesa, una condivisione", ha quindi aggiunto Grillo.
Sul fronte legale Di Maio non si è sbilanciato in proposte di soluzioni o altro, ha rimarcato però - e non era scontato visto che in un certo senso il caos scatenato dalla sospensiva del tribunale di Napoli può avvantaggiarlo - che "deve prevalere il primato della politica". Cioè che al netto delle questioni statutarie la leadership di Conte era e resta legittimata. È una sorta di ramoscello d'ulivo che Di Maio ha portato in dono a Grillo affinché anche Conte intenda.
Il ministro è da tempo nel mirino del presidente del partito, accusato di doppiogiochismo, di voler spaccare il Movimento, di lavorare sottotraccia per mandare a sbattere il "nuovo corso", che in realtà poi ormai tanto nuovo non è. Anche per questa ragione c'era la sua volontà di non apparire belligerante o malmostoso verso gli attuali vertici.
Dopodiché tra i parlamentari cosiddetti "dimaiani" c'era molta attesa attorno a questo faccia a faccia, nella speranza che Grillo avesse intenzione non solo di risolvere la bega giuridica, ma anche di approfittarne per fare delle modifiche politiche, magari riducendo i poteri di Conte, oppure smantellando la squadra dei cinque vice.