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Consulta e referendum, Amato ai suoi: "Non cercare il pelo nell’uovo e consentire il voto popolare"

Giuliano Amato 
Il neo presidente della Corte incontra gli assistenti dei 15 giudici e, in vista della camera di consiglio del 15 febbraio invita tutti a cercare "argomenti ragionevoli per dichiararli ammissibili" 
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Dalla Corte costituzione arriva, con le parole del neo presidente Giuliano Amato, un vento positivo sull'ammissibilità degli otto referendum che martedì prossimo approderanno all'udienza e poi alla decisione in camera di consiglio. Intendiamoci, per evitare subito polemiche pretestuose, Amato non sta dicendo che tutti i referendum saranno ammessi, non anticipa nulla, ma riflette sulla natura stessa di uno strumento, il referendum appunto, che dà agli italiani la possibilità di dire la loro. Per cui la Corte non deve "cercare il pelo nell'uovo" sui quesiti, ma guardare oltre, appunto alla natura stessa di questo strumento. 

Senza forzare le parole di Amato - che ha incontrato gli assistenti dei singoli giudici e in quell…

Dalla Corte costituzione arriva, con le parole del neo presidente Giuliano Amato, un vento positivo sull'ammissibilità degli otto referendum che martedì prossimo approderanno all'udienza e poi alla decisione in camera di consiglio. Intendiamoci, per evitare subito polemiche pretestuose, Amato non sta dicendo che tutti i referendum saranno ammessi, non anticipa nulla, ma riflette sulla natura stessa di uno strumento, il referendum appunto, che dà agli italiani la possibilità di dire la loro. Per cui la Corte non deve "cercare il pelo nell'uovo" sui quesiti, ma guardare oltre, appunto alla natura stessa di questo strumento. 

Senza forzare le parole di Amato - che ha incontrato gli assistenti dei singoli giudici e in quella sede si è espresso sui referendum - il messaggio, come vedremo dalle sue battute, espresse anche in modo molto semplice e di immediato impatto, è che i referendum chiamano al voto il popolo, il quale deve esprimersi con un sì o un no, mentre alla Corte spetta una valutazione di ammissibilità.

Ma ecco le parole di Amato che l'ufficio stampa della Consulta ha diffuso anche sui social, da Fb a Instagram: "È banale dirlo, ma i referendum sono una cosa molto seria e perciò bisogna evitare di cercare a ogni costo il pelo nell'uovo per buttarli nel cestino". Un chiaro messaggio a tutti coloro che - nella politica, ma anche nella stampa - cercano di "forzare" la mano alla Corte in senso pro o contro i referendum, nel senso di ampliare o minimizzare le possibili negatività contenute negli otto testi che renderebbero i referendum inammissibili. 

Ricordiamo che i sei referendum proposti dai Radicali e dalla Lega riguardano la giustizia: dalla separazione delle carriere, alla responsabilità civile dei giudici, dall'abolizione della legge Severino alla stretta sulla custodia cautelare, dalle firme per presentare una candidatura al Csm, alla presenza degli avvocati nei consigli giudiziari (peraltro già presente nella riforma Cartabia, anche con diritto di voto). Mentre dall'Associazione Coscioni arriva il quesito sull'omicidio del consenziente (alias eutanasia) e dai radicali quello sulla liberalizzazione della cannabis.

Amato dice chiaramente ai suoi giudici e agli assistenti che preparano i dossier che ci si deve "impegnare al massimo per consentire, il più possibile, il voto popolare". E aggiunge un'ulteriore considerazione: "Bisogna cercare di vedere se ci sono ragionevoli argomenti per dichiarare ammissibili referendum che pure hanno qualche difetto". E ripete l'invito a riflettere sulla natura stessa del referendum, strumento in cui sono i cittadini ad esprimere la loro volontà: "Noi dobbiamo lavorare al massimo in questa seconda direzione, perché il nostro punto di partenza è consentire, il più possibile, il voto popolare".