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Giustizia. Open, scontro Anm-Renzi: "Basta delegittimare i pm". "Troppi abusi e voi zitti"

(ansa)
L'Anm replica al duro attacco dell'ex premier dopo il rinvio a giudizio. Il presidente Santalucia: "I suoi comportamenti offendono i singoli magistrati, concorrendo ad appannarne ingiustamente l'immagine di assoluta imparzialità".
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Un senatore ed ex premier non può. "Inaccettabile". Il giorno dopo le parole sferzanti di Matteo Renzi contro i tre pubblici ministeri che ne hanno chiesto il rinvio a giudizio per la vicenda Open, è dura la reazione dell'Associazione nazionale magistrati, mentre il Consiglio Superiore ipotizza una pratica a tutela dei tre inquirenti. Il leader di Iv li ha denunciati, formalmente, per presunte violazioni, anche della Carta costituzionale.

Ma è sull'attacco mediatico che insorge il sindacato delle toghe. "Intollerabile delegittimare i pm sul piano personale", condanna l'Anm, specie se a farlo è "chi…

Un senatore ed ex premier non può. "Inaccettabile". Il giorno dopo le parole sferzanti di Matteo Renzi contro i tre pubblici ministeri che ne hanno chiesto il rinvio a giudizio per la vicenda Open, è dura la reazione dell'Associazione nazionale magistrati, mentre il Consiglio Superiore ipotizza una pratica a tutela dei tre inquirenti. Il leader di Iv li ha denunciati, formalmente, per presunte violazioni, anche della Carta costituzionale.

Ma è sull'attacco mediatico che insorge il sindacato delle toghe. "Intollerabile delegittimare i pm sul piano personale", condanna l'Anm, specie se a farlo è "chi riveste importanti incarichi istituzionali", scagliandosi "contro chi ha adempiuto il proprio dovere". Ma il leader di Iv, così come aveva annunciato, risponde colpo su colpo: "Dov'era l'Anm mentre la mia vita veniva data in pasto ai giornali. Nel silenzio". Veccho conflitto. Come prima più di prima, nel paese segnato dalla guerra berlusconiana contro le toghe-cancro e nella stagione della profonda crisi delle toghe.

 

Il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo, l'aggiunto Luca Turco e il sostituto Antonino Nastasi, scrive la giunta esecutiva centrale, "sono stati tacciati" da Renzi "di non avere la necessaria credibilità personale in ragione di vicende, peraltro oggetto di accertamenti non definitivi o tutte da verificare, che nulla hanno a che fare con il merito dei fatti che gli sono contestati". Il riferimento è all'offensiva di Renzi: "Creazzo - ricordava la nota - è stato sanzionato per molestie sessuali dal Csm", Turco "volle l'arresto dei genitori di Renzi, poi annullato dal Riesame" e Nastasi "accusato da un ufficiale dei Carabinieri di aver inquinato la scena criminis nell'ambito della morte del dirigente Mps David Rossi. Questi sono gli accusatori".

L'Anm s'indigna. Quei pm, "hanno formulato un'ipotesi di accusa che sarà vagliata entro il processo, non è tollerabile siano screditati". Comportamenti che, per l'associazione guidata da Giuseppe Santalucia, "offendono i singoli magistrati, concorrendo ad appannarne ingiustamente l'immagine di assoluta imparzialità". Ma il leader indagato non intende frenare. E ribatte, da Radio Leopolda: "L'appannamento della funzione non dipende da quello che dice Renzi ma da quello che fa un magistrato. Se compie un atto sessuale il Csm ti dà 2 mesi in meno di anzianità, se lo fa un cittadino si prende anni di galera".

Insorgono anche le correnti. Per Rossella Marro, presidente nazionale di Unicost, la reazione di Renzi "dimostra quanto sia pericoloso il quesito referendario che intende introdurre la responsabilità civile 'diretta' dei magistrati, che sarebbero esposti a denunce e pressioni". E Luisa Napolitano, al vertice di Magistratura Indipendente, invoca "una "tregua" per realizzare obiettivi nevralgici: dal funzionamento della giustizia alle riforme ordinamentali, in primis Csm". Tutto come prima, ai tempi del Caimano anti-giudici. No, insiste Renzi, non c'entra la vicenda berlusconiana. "La mia vita è stata scardinata con un dolore personale che non auguro al peggiore nemico. Io e la mia famiglia sembriamo una famiglia di gangster".