M5S, Conte: "O così o me ne vado". La paura dell'addio che ha sbloccato la trattativa con Grillo
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliGiuseppe Conte ieri sera era tesissimo, preoccupato, anche un po' intimorito dopo la serie precedente di incontri che aveva avuto Beppe Grillo nel pomeriggio, da Luigi Di Maio a Virginia Raggi, passando per i capigruppo Davide Crippa e Mariolina Castellone. "Come me lo ritrovo stasera?", si era domandato. Ma al faccia a faccia col fondatore il presidente dei 5 Stelle c'era arrivato anche con una certa determinazione. Tanto che il giorno prima aveva avvertito lo stesso Grillo: "Non voglio persone terze oltre a me, te e gli avvocati". Basta cabine di regia, basta intermediari, basta mediatori, o la va o la spacca. Com'è andata? "Così bene non me l'aspettavo", ha ammesso l'ex presidente del Consiglio con i suoi.
Giuseppe Conte ieri sera era tesissimo, preoccupato, anche un po' intimorito dopo la serie precedente di incontri che aveva avuto Beppe Grillo nel pomeriggio, da Luigi Di Maio a Virginia Raggi, passando per i capigruppo Davide Crippa e Mariolina Castellone. "Come me lo ritrovo stasera?", si era domandato. Ma al faccia a faccia col fondatore il presidente dei 5 Stelle c'era arrivato anche con una certa determinazione. Tanto che il giorno prima aveva avvertito lo stesso Grillo: "Non voglio persone terze oltre a me, te e gli avvocati". Basta cabine di regia, basta intermediari, basta mediatori, o la va o la spacca. Com'è andata? "Così bene non me l'aspettavo", ha ammesso l'ex presidente del Consiglio con i suoi.
Qual è (stato) il segreto? I vicinissimi a Conte giurano che sul tavolo non è stata posta alcuna minaccia, ovvero: o si segue una strategia di piena conferma del mio ruolo oppure basta, me ne vado e faccio un altro partito daccapo. Non erano in pochi, in realtà, a premere per questa strada e forse per strategia o forse per convinzione non temevano di andarlo a dire in giro. Un azzardo per alcuni versi ma anche una semplificazione per molti altri: niente più beghe giuridiche, nemici e contropoteri interni, simboli e simbologie (forse) in disuso, un marchio - le 5 Stelle - che ha smesso di essere trainante e anzi forse il contrario. Conte era restio a questa ipotesi, ma se la discussione si fosse messa male, chissà. Grillo invece è arrivato preparato: sapeva che il rischio, non giuridico ma politico, era esattamente quello, cioè lo sfascio della sua creatura.
Chi conosce bene entrambi racconta che il rapporto tra il fondatore e Conte si è saldato nel corso degli ultimi mesi anche grazie alla garanzia di Roberto Fico, oggi presidente della Camera e un po' distaccato dalle dinamiche interne del M5S. Attivista della primissima ora, un idealista che ha fatto carriera senza mai dare l'impressione di brigare troppo, per anni capocorrente di una corrente ufficialmente inesistente ma che c'era eccome, quella della 'sinistra': acqua pubblica e beni comuni, lotta alla precarietà, solidarietà sociale. Sarà per questi tratti dal sapore originario che Grillo ha sempre nutrito per Fico un affetto particolare, e di lui si fida. "Quando Conte era premier anche per ragioni di opportunità i rapporti con Grillo erano sporadici e scostanti, dopo la rottura e riappacificazione estiva invece hanno imparato a conoscersi e capirsi", spiega una fonte molto addentro alla faccenda.
E poi c'è il web, fonte sorgiva dell'universo a 5 Stelle, chiave della storia di successo politico di Grillo stesso. Il garante continua a cercare di capire e prendere indicazioni dalla rete e il 'sentiment' della base, o di quel che resta della base del Movimento, è ancora adesso orientato alla fiducia e al sostegno verso il presidente. Più che amore incondizionato, è voglia di quiete. E la battuta di Grillo al ristorante con Conte dopo l'accordo, registrata dal Foglio, spiega bene la natura di un matrimonio sempre sul filo del rasoio: "Però almeno iscriviti al Movimento...".