Amministrative: incastri difficili e divisioni tra alleati, da Genova a Palermo il campo largo progressista è tutto in salita
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioRoma. Sono le amministrative di primavera il banco di prova delle coalizioni. E se Atene piange, Sparta non ride: non solo il centrodestra è frantumato, ma anche il centrosinistra, città per città, è alle prese con incastri difficili e divisioni tra alleati. Certo le trattative sono solo all’inizio e Francesco Boccia, il responsabile enti locali dem, invoca le primarie per sciogliere nodi sempre più intricati.
Dei 970 Comuni al voto (tra maggio e giugno, non ancora fissata la data) , sono 21 i capoluoghi di provincia e 4 quelli di Regione: Genova, Palermo, L’Aquila e Catanzaro. Ciascuna città fa storia a sé, ma il dato comune è che le intese perseguite dai leader nazionali al momento faticano a concretizzarsi sul territorio. Tra Italia Viva di Matteo Renzi e il Pd di Enrico Letta, ad esempio, il feeling ritrovato con il voto per il Quirinale, e confermato nel recente incontro tra i due leader, non decolla a li…
Roma. Sono le amministrative di primavera il banco di prova delle coalizioni. E se Atene piange, Sparta non ride: non solo il centrodestra è frantumato, ma anche il centrosinistra, città per città, è alle prese con incastri difficili e divisioni tra alleati. Certo le trattative sono solo all’inizio e Francesco Boccia, il responsabile enti locali dem, invoca le primarie per sciogliere nodi sempre più intricati.
Dei 970 Comuni al voto (tra maggio e giugno, non ancora fissata la data) , sono 21 i capoluoghi di provincia e 4 quelli di Regione: Genova, Palermo, L’Aquila e Catanzaro. Ciascuna città fa storia a sé, ma il dato comune è che le intese perseguite dai leader nazionali al momento faticano a concretizzarsi sul territorio. Tra Italia Viva di Matteo Renzi e il Pd di Enrico Letta, ad esempio, il feeling ritrovato con il voto per il Quirinale, e confermato nel recente incontro tra i due leader, non decolla a livello locale. C’è la partita Genova a dimostrarlo. C’è la sfida per la successione di Leoluca Orlando a Palermo a indicarlo.
A Genova il fronte progressista – che va dal Pd a Leu ai 5Stelle – ha scelto Ariel Dello Strologo che sfiderà il sindaco uscente e ricandidato Marco Bucci appoggiato dal centrodestra. I renziani però non ci stanno. A seguire le trattative sulle amministrative genovesi è per Italia Viva, Raffaella Paita, presidente della commissione Trasporti della Camera. Ex piddì poi uscita con Renzi, Paita mette le mani avanti: “Non siamo sulla barca di Ariel, che io personalmente stimo, perché non condividiamo lo schema di gioco con i 5Stelle. Lo scorso anno abbiamo vinto a Savona grazie a un’alleanza riformista, pensavamo che fosse da ripetere ora per Genova. Non è stato così, e tutto il fronte riformista, anche Azione di Calenda e +Europa di Bonino non hanno dato il loro ok”. Paita spiega che IV non ha ancora deciso, che dipende dal programma sulle infrastrutture, e sulla Gronda in particolare. Ma il timore in casa dem è che i renziani vogliano correre con un loro candidato, portando acqua al mulino di Bucci, se non appoggiare Bucci direttamente.
Ancora più intricato il caos del centrosinistra siciliano, anche perché è un gioco in due tempi: a primavera c’è il voto per il sindaco di Palermo e in autunno le Regionali. Boccia in una intervista a Repubblica Palermo ha escluso inciuci con Forza Italia e Gianfranco Miccichè, e rivendicato invece la linearità dell’intesa con i grillini e il “modello Napoli” che ha portato alla vittoria l’attuale sindaco Gaetano Manfredi. Quindi la strada maestra sono le primarie giallo-rosse a cui potrebbero prendere parte l’eurodeputata dem Caterina Chinnici e il grillino Giampiero Trizzino (sostenuto tra l’altro da Claudio Fava). Il sindaco uscente Leoluca Orlando avrebbe invece voluto un nome della sua giunta, ovvero Fabio Giambrone, attuale vice sindaco. Ma non l’ha spuntata. Al tavolo del centrosinistra palermitano per i Dem conduce la trattativa Teresa Piccione, anche lei tra i papabili. Ma soprattutto a Palermo ha iniziato la sua corsa Davide Faraone, pupillo di Renzi, capogruppo di Italia Viva in Senato che ha tappezzato la città con i suoi manifesti ed è già entrato nel pieno della campagna elettorale. Quindi il campo largo che sta tanto a cuore a Letta e che dovrebbe andare dai 5Stelle ai renziani, qui appare già fuori gioco.
A L’Aquila le fratture della sinistra passano dentro lo stesso Pd, diviso tra l’appoggio a Americo Di Benedetto e a Stefania Pezzopane, ex presidente della provincia dell’Aquila, deputata dem. A Catanzaro il garbuglio del centrosinistra si è aggravato nelle ultime ore. Quando sembrava che fosse in dirittura d’arrivo la candidatura di Nicola Fiorita, docente universitario nel cuore dei 5Stelle, di De Magistris, appoggiato dalla sinistra del Pd e dalla società civile con le Sardine, ha confermato l’intenzione di gareggiare anche Valerio Donato che raccoglie invece le simpatie di un altro pezzo dei dem e dei moderati. In campo inoltre come candidato sindaco di Catanzaro, c’è pure Aldo Casalinuovo, avvocato, sempre in area Pd. Il rischio concreto insomma è che il centrosinistra, a causa delle sue divisioni, non riesca ad approfittare della debolezza del centrodestra dopo l’uscita di Sergio Abramo, attuale primo cittadino.
Delle tante sfide nelle altre città capoluogo, poche quelle in cui il centrosinistra ha già chiuso un accordo. A Verona, l’ex calciatore Damiano Tomasi ha un consenso largo. In alto mare la successione a Federico Pizzarotti, il sindaco ex grillino, a Parma. Il Pd sta cercando l’alleanza più larga possibile, ma Pizzarotti con la sua lista civica “Effetto Parma” preferirebbe un nome possibilmente della sua giunta. A Piacenza le inchieste giudiziarie hanno colpito il centrodestra, ma anche pesantemente i nomi circolati nel centrosinistra come l’ex sindaco di Cerignale, Massimo Castelli: si deve ripartire da zero.