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Referendum, Magi: "I quesiti non sono un intralcio, aiutano le istituzioni che devono decidere"

Intervista al deputato di +Europa alla vigilia del pronunciamento della Consulta: "Garantire ai cittadini di esprimersi su temi che per anni sono stati ignorati dal Parlamento significa  dare vita ad una nuova stagione di partecipazione. La riforma del Csm? È debole"
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Riccardo Magi, radicale e deputato di +Europa, domani la Corte Costituzionale si pronuncerà sui quesiti referendari. È fiducioso?
"Va detto che la Consulta spesso è andata oltre i limiti di ammissibilità previsti dalla Costituzione. Le parole del presidente Amato ci hanno rassicurato, certo. Ma dire che non bisogna cercare "il pelo nell'uovo" significa che più volte in passato quest'ultimo è stato cercato, eccome. Garantire ai cittadini di esprimersi su questioni che per anni sono state ignorate dal Parlamento significa fare ciò che il presidente della Repubblica ha sottolineato nel discorso del giuramento: dare vita ad una nuova stagione di partecipazione dei cittadini. In ballo c'è la credibilità delle istituzioni.

Riccardo Magi, radicale e deputato di +Europa, domani la Corte Costituzionale si pronuncerà sui quesiti referendari. È fiducioso?
"Va detto che la Consulta spesso è andata oltre i limiti di ammissibilità previsti dalla Costituzione. Le parole del presidente Amato ci hanno rassicurato, certo. Ma dire che non bisogna cercare "il pelo nell'uovo" significa che più volte in passato quest'ultimo è stato cercato, eccome. Garantire ai cittadini di esprimersi su questioni che per anni sono state ignorate dal Parlamento significa fare ciò che il presidente della Repubblica ha sottolineato nel discorso del giuramento: dare vita ad una nuova stagione di partecipazione dei cittadini. In ballo c'è la credibilità delle istituzioni.

I referendum al vaglio della Corte toccano alcuni dei temi su cui sta discutendo anche il Parlamento, come la riforma del Csm appena approvata dall'esecutivo. Non teme una sovrapposizione?
"Un intervento popolare non è di intralcio, ma di aiuto alle istituzioni che si stanno occupando di questi temi. Sul tema della giustizia, ad esempio, all'interno della maggioranza ci sono visioni che difficilmente avrebbero potuto consentire al governo di fare una riforma risolutiva di tutte le questioni aperte".

Quindi non è soddisfatto della riforma uscita dal Consiglio dei ministri?
"Direi di no. Ho l'impressione che sia una riforma debole, nonostante la buona volontà della ministra Cartabia. Le condizioni politiche sono quelle che sono. A meno di un anno dalle prossime elezioni vedo una forte difficoltà al livello parlamentare nel trovare una soluzione che possa rendere la riforma all'altezza dei problemi che abbiamo di fronte".

Quali sono i punti che non le piacciono?  
"La questione della separazione delle carriere non è stata toccata, ad esempio. Ma penso anche alla responsabilità civile o alla valutazione dei magistrati. Anche qui sarebbe necessario un intervento più netto, che non vuol dire tornare allo scontro tra il partito dei magistrati e chi faceva solo garantismo di maniera. Al contrario, significa dire che esiste un settore dell'amministrazione dello Stato su cui ci deve essere una valutazione".

Il pacchetto approvato in Consiglio dei ministri arriverà alla Camera questa settimana. Come +Europa presenterete degli emendamenti?
"Si, sicuramente faremo la nostra parte. Sulle porte girevoli, ad esempio, non può passare il messaggio secondo cui i magistrati possono tranquillamente tornare a fare il loro lavoro dopo aver ricoperto dei ruoli chiave nel determinare le leggi. Il problema non è solo il magistrato che si fa eleggere, ma anche quello che viene chiamato a ricoprire una carica, come succede negli uffici legislativi o nei gabinetti dei ministeri".

 

Anche il referendum sull'eutanasia si sovrappone alla discussione della legge sul suicidio assistito. Le divisioni nella maggioranza non sono poche. Quale delle due ha maggiori possibilità di vedere la luce?
"Posso assicurare che le votazioni sulla legge sul fine vita non inizieranno questa settimana. Ci sono dei provvedimenti urgenti, come i decreti da convertire, che finiranno per scavalcarla. La mia previsione è che non si comincerà a votare prima di marzo. Ma visto il testo che sta discutendo il Parlamento, la strada maestra rimane quella del referendum".

 

Perché?
"La legge in discussione non è assolutamente sufficiente. Le limitazioni sono troppe.  Il testo, ad esempio, prevede che possano accedere al suicidio assistito solo coloro che sono tenuti in vita attraverso sostegni sanitari vitali. Una condizione che esclude i malati oncologici. Un'altra condizione è l'inserimento del paziente all'interno di un percorso di cure palliative prima di accedere al suicidio assistito. Poi da non sottovalutare c'è anche la questione legata all'obiezione di coscienza. Qui il rischio che la legge non venga applicata è alto, visto ciò che sta accadendo con l'aborto".

 

Per quanto riguarda la legge sulla cannabis, altro tema oggetto di referendum, le divisioni in Parlamento non sono poche. Anche qua conviene sperare nel referendum?
"Nonostante abbia cercato di costruire un consenso intorno al testo, è difficile che con questa maggioranza possa essere approvato entro la fine della legislatura. L'unica via praticabile sembra quella del referendum. La legge italiana sugli stupefacenti è tra le più repressive di Europa. Ricordo che più di un terzo dei detenuti è in carcere per droga. Se avessimo una legge diversa, sicuramente non avremmo a che fare con il sovraffollamento carcerario".

Salvo rare eccezioni il sostegno dei partiti ai referendum al vaglio della Consulta è stato abbastanza timido. Perché secondo lei?
"Qualcuno all'interno delle principali forze politiche spera che questi referendum vengano evitati. Se a primavera i cittadini fossero chiamati ad esprimersi su tutti questi temi, alla politica, che per anni li ha ignorati, non rimarrebbe altro che farsi un esame di coscienza. Sappiamo come la pensa il centrodestra sui diritti civili, ma M5s e Pd, salvo rare eccezioni, non si sono mai pronunciati su cannabis e eutanasia. Giuseppe Conte disse addirittura che su certe questioni i referendum sono inadeguati. E non parliamo di un partito qualsiasi, ma di un movimento che dice di essere nato per sostenere la democrazia diretta".