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Superbonus, i due volti della Lega: Salvini si allontana di nuovo da Giorgetti

(ansa)
La contrapposizione sembrava essersi attenuata alla vigilia della partita per il Colle. Ma il Superbonus edilizio l'ha fatta riemergere. Il leader del Carroccio ha due necessità: rassicurare imprese e cittadini, preservare i nuovi, buoni, rapporti con Conte 
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Rieccoli, i due volti della Lega. Quello draghiano, di Giancarlo Giorgetti. E quello sensibile agli umori del popolo (e al parere dei leader amici) di Matteo Salvini. Una contrapposizione che sembrava si fosse attenuata, nella vigilia della bruciante disfida del Quirinale. E che si ripropone sul tema del Superbonus edilizio. Misura stroncata, con la solita ironia tagliente, da Mario Draghi nel corso della conferenza stampa di mercoledì, in cui aveva posto nel mirino le frodi: cessioni sospetteper 4 miliardi, di cui 2,3 già oggetto di sequestri. "Alcuni di quelli che più tuonano sul superbonus sono gli stessi che hanno scritto la legge senza prevedere sufficienti controlli".

Rieccoli, i due volti della Lega. Quello draghiano, di Giancarlo Giorgetti. E quello sensibile agli umori del popolo (e al parere dei leader amici) di Matteo Salvini. Una contrapposizione che sembrava si fosse attenuata, nella vigilia della bruciante disfida del Quirinale. E che si ripropone sul tema del Superbonus edilizio. Misura stroncata, con la solita ironia tagliente, da Mario Draghi nel corso della conferenza stampa di mercoledì, in cui aveva posto nel mirino le frodi: cessioni sospetteper 4 miliardi, di cui 2,3 già oggetto di sequestri. "Alcuni di quelli che più tuonano sul superbonus sono gli stessi che hanno scritto la legge senza prevedere sufficienti controlli".

Una bordata ai 5Stelle: la misura nacque nel 2020, durante il governo Conte. L'esecutivo di Draghi lavora a un emendamento correttivo. Ma intanto Giorgetti, in un'intervista al Corriere della Sera, era andato giù duro contro l'attuale funzionamento della misura: "Stiamo mettendo un sacco di soldi sull'edilizia, droghiamo un settore in cui l'offerta di imprese e manodopera è limitata". Queste ossservazioni, da parte do Draghi e da uno dei suoi ministri più fedeli, hanno provocato una mezza rivolta nei 5Stelle, che vedono nel Superbonus l'ultima bandiera identitaria rimasta a sventolare nel Paese.

E Salvini non si sente di infierire sul Superbonus. Quindi, dai microfoni di Rtl 102,5, rivede e corregge le parole di Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico e vicesegretario della Lega: "Giorgetti dice che non basta il superbonus, è ovvio. Ma è fondamentale andare avanti sula via del Superbonus per aiutare gli italiani, soprattutto per aiutare un settore come l'edilizia e tutti gli artigiani". Fonti vicine al segretario affermano che Salvini "cerca di trovare un equilibrio fra sensibilità diverse", pur ammettendo che il Superbonus "non è l'unico strumento possibile per il rilancio".

In realtà, il leader leghista è mosso da due esigenze: quello di rassicurare l'ampia fetta di imprese e cittadini che beneficiano delle agevolazioni: basti pensare che Lombardia e Veneto, regioni a trazione del Carroccio, stanno in cima alla classifica delle richieste di Superbonus edilizio. E l'intervento di Salvini si inserisce anche nei nuovi, buoni, rapporti con Conte, assieme al quale il numero uno di via Bellerio ha manovrato senza grandi frutti durante le votazioni per il Colle, salvo poi convergere su Sergio Mattarella. Per questo il senatore milanese si allontana di nuovo da Giorgetti.

Sono comunque dinamiche che agitano il governo, alla vigilia di passaggi parlamentari importanti, per la tenuta della maggioranza, come quelli che riguardano l'applicazione del Green Pass. Di cui Salvini, senza indugi, ha chiesto lo stop a fine marzo. "Sarà un anno molto difficile e non sono sicuro che riusciremo a ottenere quello che vogliamo nè che riusciremo a durare sino alla fine", aveva detto in pillole Giorgetti durante il consiglio federale di due settimane fa. Il rischio è che, più che un azzardo, sia stata una profezia.