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Referendum, Flick: “Sulla giustizia si rischia di delegittimare il Parlamento”

L'ex Guardasigilli: "I quesiti leghisti mi sembrano una sorta di verdetto popolare negativo sia sull'inerzia della politica sui temi della giustizia da una parte, sia dall'altra sull'iperattivismo della magistratura"
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ROMA - Lei Flick, da ex Guardasigilli, autore dei noti pacchetti sulla giustizia sotto il primo governo Prodi, che proponevano una riforma globale con più di una dozzina di leggi, come giudica i sei referendum radical leghisti?

"In sintesi, le rispondo che mi sembrano una sorta di verdetto popolare negativo sia sull'inerzia della politica sui temi della giustizia da una parte, sia dall'altra sull'iperattivismo della magistratura proprio in mancanza delle indicazioni puntuali della politica attraverso le necessarie leggi di riforma".

Quindi il suo giudizio sui sei referendum è negativo?

"Fino a un certo punto. In questa situazione c'è il rischio che l'intervento dello strument…

ROMA - Lei Flick, da ex Guardasigilli, autore dei noti pacchetti sulla giustizia sotto il primo governo Prodi, che proponevano una riforma globale con più di una dozzina di leggi, come giudica i sei referendum radical leghisti?

"In sintesi, le rispondo che mi sembrano una sorta di verdetto popolare negativo sia sull'inerzia della politica sui temi della giustizia da una parte, sia dall'altra sull'iperattivismo della magistratura proprio in mancanza delle indicazioni puntuali della politica attraverso le necessarie leggi di riforma".

Quindi il suo giudizio sui sei referendum è negativo?

"Fino a un certo punto. In questa situazione c'è il rischio che l'intervento dello strumento più tipico della sovranità popolare, il referendum, possa risolversi o in una manovra strumentale della politica, oppure, al contrario, in uno straripamento della magistratura dai suoi compiti. Secondo la ben nota legge dei vasi comunicanti. E aggiungo che il ricorso al referendum, proprio per le sue caratteristiche, può finire per delegittimare il Parlamento che non ha affrontato prima gli stessi problemi. Aggiungo la difficoltà di chiedere agli elettori un voto rispetto a temi che, tranne quelli di principio fondamentali in cui è possibile distinguere tra il sì e il no, si risolvono in una serie di zone grigie e di problemi assai complessi".

Sta dicendo che i sei referendum sulla giustizia sono troppo complicati e poco accessibili al grande pubblico che ne determinerà la sorte con il voto?

"Vede, una cosa è che i cittadini siano chiamati a rispondere, come è loro diritto e dovere, su una questione di principio fondamentale; altra cosa è costringerli a una gimcana tecnica su formule difficile da capire anche per gli addetti ai lavori".

Sta forse parlando del quesito lungo due pagine sulla separazione delle carriere?

"Come ha fatto a indovinare? In fondo però era abbastanza facile.... Aggiungo che, mentre il referendum su un quesito complicato, come questo di cui stiamo parlando, probabilmente incontra ostacoli di carattere costituzionale che non possono essere affrontati e risolti attraverso lo stesso referendum, gli altri quesiti pongono temi e problemi che potevano e dovevano essere risolti con legge ordinaria".

Bocciato il quesito delle carriere non pensa che anche quello sulla responsabilità dei giudici possa ugualmente rischiare?

"Guardi, che sul tema c'è stato già un referendum ammesso e votato dagli italiani. Per cui questo quesito mi ricorda l'abrogazione referendaria del ministero dell'Agricoltura che risorse subito dopo sotto un altro nome".

Vede ostacoli anche su questo referendum?

"Francamente no, ma vedo un uso che potrebbe diventare improprio. Vorrei essere ancora più chiaro, ma perché se un partito vuole cambiare le regole sulla responsabilità civile non lo fa in Parlamento?".

Forse perché non ha i numeri per farlo.

"Il richiamo al popolo è sempre legittimo e la volontà di quest'ultimo va rispettata, come appena l'altro ieri ha ricordato il presidente della Corte Amato con parole che lui stesso ha definito ovvie".

E sia. Ma di leggi sulla custodia cautelare ce ne sono state moltissime e adesso la Consulta si trova sul tavolo un referendum che invece propone una stretta molto pesante che potrebbe lasciare in libertà persone pericolose. Quel quesito va sottoposto ai cittadini?

"Certamente lei ricorda che lo stesso procuratore generale della Cassazione, il "papà" di tutti i pubblici ministeri, ha ricordato che troppo spesso nella custodia cautelare si è ecceduto. E allora bisogna chiedersi se il voto per questo referendum non sia una specie di protesta sproporzionata contro gli eccessi nell'uso della custodia cautelare".

Scusi, ma supposto che effettivamente ci siano stati gli eccessi, smontare del tutto lo strumento della custodia cautelare non potendo più utilizzarla per i truffatori seriali delle vecchiette, i bancarottieri di professione, i corruttori seriali, non le pare del tutto fuori dal codice penale?

"Non si dimentichi mai che nella Costituzione sta anche scritto che la custodia cautelare non può essere un'anticipazione della pena per via della presunzione di non colpevolezza. In secondo luogo, forse si tratta di calibrare meglio in via legislativa i presupposti della custodia cautelare con limiti tassativi non solo di tempo, ma anche di sufficienza degli indizi. Ma per questo basterebbe una legge se solo si avesse la forza di vararla e poi di applicarla".

Sta incolpando i giudici?

"Gliel'ho già detto, è colpevole da un lato la politica quando non decide o formula leggi ambigue, e dall'altro la magistratura quando, nell'applicare le leggi esistenti, in realtà finisce per crearne di nuove. Il tutto in un contesto generale di ricorso al penale non più come extrema ratio, ma strumento per il controllo sociale soprattutto degli emarginati".

Insomma, questo quesito è ammissibile?

"Io dico solo che forse è un po' come sparare col cannone agli uccellini".  

 

Una cannonata è sicuramente quella contro la legge Severino sugli incandidabili che peraltro la Consulta ha già dichiarato per due volte rispettosa della Costituzione. Perché imporre il colpo di spugna?

"Evidentemente c'è chi ritiene che non basti battersi per una modifica della legge, ma che occorra mobilitare il popolo...ancora una volta il cannone, anche se non contro i passeri, ma contro gli uccelli predatori".

Da tre anni, prima con Bonafede e adesso con Cartabia, governo e Parlamento tentato di cambiare le regole del Csm. È utile che gli italiani votino per eliminare le firme per candidarsi al Csm o ancora sul diritto di voto degli avvocati nei Consigli giudiziari?

"Il problema più serio per il Csm, dal punto di vista costituzionale, è quello delle misure disciplinari, per cui io stesso ho proposto l'Alta corte, come molti altri. Quanto al voto degli avvocati, che io stesso chiesi più di vent'anni fa, lo vedo già risolto dalla ministra Cartabia con il ddl sul Csm.  Quanto alle firme mi pare un po' eccessivo chiamare al voto gli italiani su un tema come questo".