Referendum, la Consulta decide sui quesiti: cosa c'è in ballo su giustizia, eutanasia e cannabis
di Liana Milella , di Liana MilellaAlla Consulta è il giorno dei referendum. Scatta l'esame degli otto quesiti per deciderne l'ammissibilità o meno, con la rotta tracciata dal presidente della Corte, Giuliano Amato: "È banale dirlo, ma i referendum sono una cosa molto seria e perciò bisogna evitare di cercare a ogni costo il pelo nell'uovo per buttarli nel cestino". Al lavoro il plenum dei 15 giudici costituzionali e un relatore per ciascun quesito, tranne in un caso. Dunque 7 relatori per 8 referendum. Le decisioni, com'è ormai regola, saranno diffuse alla fine del conclave, ma non è detto che ciò avvenga già oggi.
La "squadra"
Cominciamo dall'unica certezza, 'i padri e le madri' di ciascun referendum. Vediamo quelli che hanno la matrice Radical-leghista, riguardano la giustizia e rappresentano la sfida del duo Salvini-Bongiorno contro lo status quo. Il quesito sulla separazione delle carriere - ma meglio sar…
Alla Consulta è il giorno dei referendum. Scatta l'esame degli otto quesiti per deciderne l'ammissibilità o meno, con la rotta tracciata dal presidente della Corte, Giuliano Amato: "È banale dirlo, ma i referendum sono una cosa molto seria e perciò bisogna evitare di cercare a ogni costo il pelo nell'uovo per buttarli nel cestino". Al lavoro il plenum dei 15 giudici costituzionali e un relatore per ciascun quesito, tranne in un caso. Dunque 7 relatori per 8 referendum. Le decisioni, com'è ormai regola, saranno diffuse alla fine del conclave, ma non è detto che ciò avvenga già oggi.
La "squadra"
Cominciamo dall'unica certezza, 'i padri e le madri' di ciascun referendum. Vediamo quelli che hanno la matrice Radical-leghista, riguardano la giustizia e rappresentano la sfida del duo Salvini-Bongiorno contro lo status quo. Il quesito sulla separazione delle carriere - ma meglio sarebbe dire sulla la separazione delle funzioni - è stato affidato al costituzionalista e appena nominato vice presidente Nicolò Zanon. Che ha in carico anche il referendum sull'elezione dei componenti del Csm. Mentre sarà il costituzionalista bolognese Augusto Barbera a occuparsi della responsabilità civile dei magistrati. Tocca alla lavorista e fresca vice presidente Silvana Sciarra la questione dei consigli giudiziari. Mentre l'altra vice presidente, l'amministrativista Daria de Pretis, affronterà il quesito sull'abolizione della legge Severino, lei che proprio su questa legge ha già scritto due sentenze confermandone la costituzionalità.
"L'omicidio del consenziente"
L'Associazione Luca Coscioni di Filomena Gallo e Marco Cappato propone di 'ritagliarè l'articolo 579 del codice penale. Dedicato, appunto, al fine vita. Minuscoli interventi. Da un testo che dice: "Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni. Non si applicano le aggravanti.Si applicano le disposizioni relative all'omicidio se il fatto è commesso: 1. contro una persona minore degli anni diciotto; 2. contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un'altra infermità o per l'abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti;3. contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno". Si passa a un testo che cambia solo nelle prime righe: "Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con le disposizioni relative all'omicidio", mentre restano le indicazioni sulle possibili vittime. Scompare dunque la pena - da 6 a 15 anni - e il riferimento alle circostanze aggravanti.
Ma chi è contrario al referendum sostiene che un intervento sull'articolo 579, eliminando qualsiasi cautela, possa portare a una dilatazione eccessiva dell'aiuto al suicidio attraverso l'intervento di una terza persona. L'aiuto, in questo caso, potrebbe trasformarsi in una vera e propria iniziativa del terzo, seppure con il consenso della persona che vuole morire. La Corte riconosce la non punibilità dell'aiuto al suicidio solo quando chi lo chiede è in condizioni di salute particolarmente gravi e ormai vicino alla morte. Mentre - sostengono gli avversari del referendum - modificando l'articolo 579 solo con un taglio, si rischia di estendere la possibilità di una richiesta a una terza perdona di uccidere solo in base a un consenso e non alle condizioni in cui mi trovo.
I referendum radical-leghisti sulla giustizia
Matteo Salvini e Giulia Bongiorno presentano i sei referendum condivisi con il Partito Radicale come la chiave di volta per cambiare la faccia della giustizia. Appena una settimana fa Salvini ne parlava così: "Se ci sarà l'ok della Corte costituzionale sui quesiti referendari si andrà a votare, credo in primavera. E sarà un banco di prova per una riforma della giustizia che ci porta sul modello occidentale con la responsabilità civile diretta dei magistrati e con la separazione delle carriere". La stessa Bongiorno, con Repubblica, ha parlato di referendum che possono garantire "il recupero di credibilità del sistema passando attraverso svolte coraggiose".
Il quesito sulla separazione delle carriere è molto lungo e interviene su ben cinque differenti leggi, con l'obiettivo di cancellare del tutto la possibilità per i magistrati di passare dalla carriera di giudice a quella di pm e viceversa. Oggi questo è possibile per quattro volte, ma già con la prossima riforma del Csm della Guardasigilli Marta Cartabia, che interviene con emendamenti sul ddl del suo predecessore Alfonso Bonafede, il passaggio possibile diventa uno solo, mentre Bonafede ne prevedeva due.
Sulla responsabilità civile "diretta" per i giudici, il referendum vuole cancellare l'attuale responsabilità civile "indiretta", in cui a pagare per eventuali errori giudiziari delle toghe è lo Stato, per addossarla economicamente sulle spalle del giudice che sbaglia.
E' un tratto di penna invece il quesito referendario sulla legge Severino - approvata dal governo Monti, con la Guardasigilli Paola Severino e il ministro per la Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi - cioè sulle incandidabilità e decadenze degli esponenti politici impegnati nelle istituzioni. Il quesito però non vuole cancellare del tutto il decreto legislativo della ex ministra della Giustizia del 31 dicembre 2012. Via dunque l'incandidabilità e la decadenza per i parlamentari nazionali ed europei e per gli uomini di governo in caso di condanna a più di due anni. Ma via anche l'obbligatoria sospensione per gli amministratori locali anche di fronte alla sola condanna in primo grado.
In controtendenza con la linea leghista del "tutti in galera", sulla custodia cautelare qui prevale l'imprinting dei Radicali. Tant'è che il quesito limita la possibilità di ottenere la custodia cautelare ed elimina quella per i delitti puniti nel massimo a 4 anni, e fino a 5 anni nel caso ci sia il ricorso al carcere. Niente custodia cautelare, guarda caso, anche per il delitto di finanziamento illecito dei partiti.
Gli avvocati spuntano una vittoria per loro molto importante. Libertà di presenza, e anche di voto, nei consigli giudiziari per gli avvocati, che oggi godono del solo "diritto di tribuna" e quindi non possono intervenire e votare anche sulle valutazioni di professionalità dei magistrati in vista della loro carriera e dei futuri incarichi al Csm
Infine viene presentata, come una proposta anti-decisamente correnti, il mini quesito sull'obbligo di raccogliere le firme per la norma della legge elettorale del Csm del 1958. L'incertezza che consente di presentare le candidature per diventare consigliere del Csm raccogliendo le firme dei colleghi da un minimo di 25 a un massimo di 50.
La cannabis in giardino
Infine l'ultimo referendum, quello sulla coltivazione della cannabis, depenalizzato ma solo a patto che la sostanza non sia destinata allo spaccio. Promosso dall'Associazione Coscioni, dai radicali e da Meglio legale, il quesito cancella il reato di coltivazione della cannabis, di conseguenza sopprime le pene detentive, da due a sei anni, ed elimina anche il ritiro della patente, ma ovviamente solo per chi coltiva le pianticelle. Se la Corte dovesse accettare i tre punti la conseguenza sarebbe quella che non ci saranno pene per chi coltiva la cannabis, mentre tutti gli spacciatori saranno sempre perseguibili.