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Fine vita, la battaglia di Cappato: "Senza referendum avanti con processi e ricorsi: sarà disobbedienza civile"

Il tesoriere dell'Associazione Coscioni, assolto dal processo per aver aiutato a morire Dj Fabo, interviene dopo la bocciatura della Consulta: "Cancellata la richiesta di centinaia di migliaia di persone". E boccia la legge sul suicidio assistito in discussione in Parlamento: "Restringe il campo di ciò che è possibile"
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“Centinaia di migliaia di persone che hanno chiesto il referendum sull’eutanasia sono state cancellate dallo stop della Consulta. Vediamo cosa accade nelle prossime ore sugli altri quesiti, sulla cannabis. Sarebbe stata l’occasione di una grande stagione di partecipazione popolare, e invece rischia di saltare tutto”. Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Coscioni, ex leader radicale, finito sotto processo e poi assolto per avere aiutato il Dj Fabo a morire, non si dà per vinto. Parla di sentenza politica della Consulta. E boccia la legge sul suicidio assistito in discussione in Parlamento: “Restringe il campo di ciò che è possibile, che è legale”.  

 

Cappato, lei e l’Associazione Luca Coscioni come continuerete la battaglia sul fine vita? 

“La strada è quella della disobbedienza civile, quindi processi, ricorsi, sostegno accanto alle persone che decidono di non subire u…

“Centinaia di migliaia di persone che hanno chiesto il referendum sull’eutanasia sono state cancellate dallo stop della Consulta. Vediamo cosa accade nelle prossime ore sugli altri quesiti, sulla cannabis. Sarebbe stata l’occasione di una grande stagione di partecipazione popolare, e invece rischia di saltare tutto”. Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Coscioni, ex leader radicale, finito sotto processo e poi assolto per avere aiutato il Dj Fabo a morire, non si dà per vinto. Parla di sentenza politica della Consulta. E boccia la legge sul suicidio assistito in discussione in Parlamento: “Restringe il campo di ciò che è possibile, che è legale”.  

 

Cappato, lei e l’Associazione Luca Coscioni come continuerete la battaglia sul fine vita? 

“La strada è quella della disobbedienza civile, quindi processi, ricorsi, sostegno accanto alle persone che decidono di non subire una condizione di sofferenza insopportabile e irreversibile ma di battersi pubblicamente con gli strumenti del diritto e di scegliere. Questa strada ha portato enormi cambiamenti in questi anni. Ora il rifiuto delle terapie, il testamento biologico e anche il cosiddetto aiuto al suicidio sono accettati e ritenuti legali a determinate condizioni, grazie alla vicenda di Dj Fabo e al mio processo, per fare un esempio. Manca la possibilità di essere aiutati da un medico per la somministrazione di una sostanza letale, quado c’è una situazione di patologia irreversibile che provochi una sofferenza insopportabile, ma ci arriveremo”. 

Intanto alla Camera di discute della legge sul suicidio assistito, quindi si fa un passo avanti? 

“Sì a una legge, ma non purché sia, perché sarebbe del tutto inaccettabile. Quella legge è stata concepita in funzione anti referendum ed è contro il suicidio assistito non a favore. Un pezzo del mondo vaticano è favorevole. Si riduce il campo di ciò che è possibile, di ciò che è legale”. 

Non la convince affatto? 

“Il testo di Pd e 5Stelle è restrittivo, ripeto, rispetto a ciò che è già legale. Gli stessi paletti posti dalla Consulta con la sentenza Cappato, vengano ulteriormente irregimentati con una forma rigida di obiezione di coscienza per i sanitari, ad esempio. Inoltre il requisito della formula infausta terrebbe fuori da questo testo il dramma di Dj Fabo e lo stesso Mario che ha ottenuto dal Tribunale la possibilità di porre fine alle proprie sofferenze”. 

Ma ci sarà la possibilità di modifiche in Parlamento. 

“Certamente. Io credo che gli stessi militanti e forse anche alcuni dirigenti, del Pd e dei 5Stelle non siano consapevoli di cosa sta accadendo. Se ascolto Giuseppe Conte o Enrico Letta, penso che vadano nella nostra direzione. Se decideranno di accogliere gli emendamenti migliorativi che come Associazione Coscioni abbiamo proposto, la legge sarà resa più adeguata. Mi riferisco all’eliminazione delle condizioni più restrittive. La norma è utile inoltre se abolisce il requisito di essere tenuti in vita da trattamenti sanitari, che è drammaticamente discriminatorio. I malati di cancro terminali sono affetti da una patologia irreversibile ma non sono attaccati a una macchina vitale”. 

Avevate sperato che il quesito referendario sull’eutanasia fosse accolto dalla Consulta, o lei era pessimista sin dall’inizio? 

“Avevamo già lanciato l’allarme. Il relatore alla Corte costituzionale, Franco Modugno era contrario e lo ha mostrato durante l’udienza perché accoglieva con insofferenza e fastidio ogni nostra argomentazione”. 

Quale sentimento prova, adesso? 

“Aspetto di vedere cosa accade sugli altri referendum. Se migliaia di persone che hanno firmato per i quesiti venissero di nuovo cancellate, il danno non è solo per l’eutanasia o la cannabis, è per la democrazia in Italia. Comunque i referendum indicano obiettivi da raggiungere: ci metteremo di più ma li raggiungeremo. Il mio personale sentimento? Non do spazio dentro di me alla delusione perché c’è la necessità di stare accanto a chi è davvero in una situazione di sofferenza”. 

La decisione della Corte costituzionale è politica, lei ha detto. 

“La Consulta nei decenni ha ampliato a dismisura i criteri di ammissibilità dei quesiti referendari, rendendo discrezionale il giudizio su qualsiasi referendum”.