Carraro, il decano degli imprenditori veneti: "L'elettorato della Lega va a destra. Salvini? Farà la fine di Renzi"
dal nostro inviato Emanuele Lauria , dal nostro inviato Emanuele LauriaPADOVA - È convinto che il modello imprenditoriale del Nordest, quello del “piccolo e bello”, vada ripensato. “Ha portato ricchezza ma non so quanta innovazione”, dice Mario Carraro, il decano degli imprenditori veneti, patron di uno storico gruppo che produce sistemi per l’autotrazione e che occupa 3.500 dipendenti. A 92 anni, il Cavaliere Carraro è un uomo informato e al passo coi tempi. “Lei è di Repubblica? Mia moglie lo legge ogni giorno. Io invece sfoglio i quotidiani nazionali e internazionali sull’Ipad”, dice seduto al tavolo del salotto della sua villa padovana. Non esita, con il suo sguardo lucido dietro gli occhiali color tartaruga, a dare una valutazione sulla politica locale e regionale, si sofferma sul federalismo e sulla crisi della Lega: “Ho l’impressione che l’elettorato del Carroccio, da queste parti, si stia spostando a destra”.
Si parla tanto di Lega di lotta e di go…
PADOVA - È convinto che il modello imprenditoriale del Nordest, quello del “piccolo e bello”, vada ripensato. “Ha portato ricchezza ma non so quanta innovazione”, dice Mario Carraro, il decano degli imprenditori veneti, patron di uno storico gruppo che produce sistemi per l’autotrazione e che occupa 3.500 dipendenti. A 92 anni, il Cavaliere Carraro è un uomo informato e al passo coi tempi. “Lei è di Repubblica? Mia moglie lo legge ogni giorno. Io invece sfoglio i quotidiani nazionali e internazionali sull’Ipad”, dice seduto al tavolo del salotto della sua villa padovana. Non esita, con il suo sguardo lucido dietro gli occhiali color tartaruga, a dare una valutazione sulla politica locale e regionale, si sofferma sul federalismo e sulla crisi della Lega: “Ho l’impressione che l’elettorato del Carroccio, da queste parti, si stia spostando a destra”.
Si parla tanto di Lega di lotta e di governo. Qual è il vero volto di questo movimento, secondo lei?
“Guardi, qui c’era una Dc egemone fino all’inizio degli anni ’90. La Liga ne ha raccolto pienamente l’eredità: altro non è stata che la Democrazia cristiana veneta. Moderata per definizione. Con un’intuizione figlia delle aspirazioni di questo territorio: l’autonomia”.
Un totem, per il Veneto.
“Ricordo che consigliai la strada dell’autonomia anche a Rosy Bindi, parecchi anni fa. E con Massimo Cacciari, alla fine del secolo scorso, provammo a fare un Movimento del Nordest. Purtroppo non ci riuscimmo, si stava trasformando tutto in un partitino. La Lega si è mossa su quella strada. Ma non ha ancora ottenuto l’obiettivo. In realtà, il Carroccio come altre forze politiche dovrebbero muoversi per valorizzare, con l’autonomia, il grande fattore di innovazione e sviluppo costituito da una scuola migliore e da un’Università al livello delle eccellenze europee. Bisogna partire da qui. E aiutare il Sud: se non decolla, non parte neppure l’Italia”.
C’è insofferenza, nel popolo leghista costituito soprattutto da piccoli imprenditori.
“Guardi, io non posso parlare a nome degli imprenditori. Ne posso comprendere la mentalità concreta, poco incline a dare credito a chi dice e si contraddice. Io non voto per la Lega, in realtà non voto più da un pezzo, per Zaia – che è un moderato - ho simpatia, mentre Salvini non mi piace. Mi sembra che stia mostrando molti limiti di gestione e di visione”.
Alla Lega ha nociuto entrare al governo?
“Ma no, era nel governo anche la Lega di Bossi, solo che il Senatur ci stava con spirito di collaborazione. Salvini mi sembra uno di quei politici presi solo dall’ambizione personale, dalla smania della leadership. E di questo passo farà la fine di Renzi. Non so quanto sia ancora credibile agli occhi degli elettori del Nordest. Quest’inseguimento alla Meloni non lo aiuta: anzi, ho l’impressione che molti imprenditori, da queste parti, si stiano spostando a destra”.