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Fine vita, la rabbia e la delusione dopo 40 anni di battaglie per l'eutanasia legale: "Non ci arrenderemo"

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Le reazioni dei sostenitori: il fronte referendario annuncia che continuerà a combattere con altri strumenti. La prima raccolta di firme nel 1979, poi la proposta Fortuna
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La voce è accorata, la delusione è forte. "Questa è una brutta notizia per coloro che soffrono e dovranno soffrire ancora più a lungo. Una brutta notizia per la democrazia". Sono le venti di ieri sera e Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni, dopo la lunghissima giornata di attesa dentro e fuori il palazzo della Consulta, le cui finestre guardano il Quirinale, mostra tutta la sua delusione. "Sull'eutanasia proseguiremo con altri strumenti. Come con Welby e Dj Fabio. Andremo avanti con disobbedienza civile, faremo ricorsi. Eutanasia legale contro eutanasia clandestina". Di nuovo, ancora, a oltre 40 anni dalla prima raccolta di firme del 1979, dal primo testo depositato in Parlamento nel 1984 dal socialista Loris Fortuna, la parola eutanasia, cioè "dolce morte", resta tabù. Inammissibile per la politica, inammissibile per la Chiesa.

La voce è accorata, la delusione è forte. "Questa è una brutta notizia per coloro che soffrono e dovranno soffrire ancora più a lungo. Una brutta notizia per la democrazia". Sono le venti di ieri sera e Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni, dopo la lunghissima giornata di attesa dentro e fuori il palazzo della Consulta, le cui finestre guardano il Quirinale, mostra tutta la sua delusione. "Sull'eutanasia proseguiremo con altri strumenti. Come con Welby e Dj Fabio. Andremo avanti con disobbedienza civile, faremo ricorsi. Eutanasia legale contro eutanasia clandestina". Di nuovo, ancora, a oltre 40 anni dalla prima raccolta di firme del 1979, dal primo testo depositato in Parlamento nel 1984 dal socialista Loris Fortuna, la parola eutanasia, cioè "dolce morte", resta tabù. Inammissibile per la politica, inammissibile per la Chiesa.

Secco e amaro il commento di Beppino Englaro, il papà di Eluana, che soltanto dopo 5.750 giorni di battaglie ottenne la possibilità di lasciar morire sua figlia, in coma da 17 anni. "Se pensate a quanto ho dovuto lottare perché alla mia Eluana fosse concesso il diritto costituzionale di rinunciare alle cure, se pensate al calvario che la mia famiglia ha dovuto subire, non meravigliatevi se questo Stato oggi boccia un diritto ancor più radicale, cioè il referendum sull'eutanasia. Il tema universale della vita e della morte fa ancora paura. I cambiamenti culturali sono lenti, ma una risposta la politica la deve dare, i tribunali stanno già autorizzando il suicidio assistito, quanto a lungo possono ignorare la voce delle persone?".

Tocca il cuore del problema Beppino Englaro, i diritti civili, nella latitanza ingessata del Parlamento, passano sempre più per i tribunali. Mario e Antonio, ad esempio, i due pazienti marchigiani, entrambi tetraplegici, che stanno ottenendo il suicidio assistito in Italia per via giudiziaria. Dietro di loro una schiera di volti di chi ha utilizzato il proprio corpo perché i malati terminali potessero avere diritto di scelta.

Bisogna tornare al coraggio di un giovane uomo, Luca Coscioni, presidente dei radicali italiani, che fece della sua malattia, la Sclerosi laterale amiotrofica, una bandiera per il diritto alle cure e morì a 39 anni dopo aver rinunciato alla tracheotomia. E mentre Beppino Englaro lottava contro tutti gli organismi dello Stato perché a Eluana fosse legalmente concesso di morire, Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare, inviò al presidente Giorgio Napolitano una lettera in cui chiedeva pubblicamente l'eutanasia.

 

Assistito con infinito amore dalla moglie Mina, Piergiorgio portò avanti una lotta titanica, diventando il simbolo di quella battaglia di libertà. Il 16 dicembre del 2006 il tribunale di Roma respinse la sua richiesta di porre fine all'accanimento terapeutico. Welby chiese allora al medico Mario Riccio, con un atto di disobbedienza civile, di porre fine al suo calvario. Riccio staccò il respiratore a Welby sotto sedazione, venendo poi assolto dall'accusa di omicidio del consenziente. Adesso le parole di Mina sono una sferzata ai giudici costituzionali: "Mi è arrivata una stilettata al cuore. Sono affranta. Non desisto, utilizzerò il mio corpo perché venga approvata una buona legge sull'eutanasia, dovessi dormire davanti al Parlamento. Oggi Piergiorgio sarebbe triste, per lui e per tutti i malati che hanno sofferenze disumane continuerò a lottare".

Nel cammino accidentato del fine vita, c'è la storia tragica di Giovanni Nuvoli, malato di Sla, chiedeva il distacco del respiratore, il tribunale di Sassari respinse la richiesta, i carabinieri bloccarono il medico che voleva aiutarlo. Nuvoli si lasciò morire di fame e sete. Era il 2007. Eluana Englaro sarebbe morta nel 2009, con la sedazione profonda, dopo la sentenza della Cassazione che autorizzò il blocco della nutrizione e idratazione artificiale. Soltanto nel 2017 però il Parlamento ha approvato la legge sul biotestamento, anticipata dalla lunga guerra di papà Englaro. Poi Dj Fabo. Nel 2017 Fabiano Antoniani, cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale, scrive a Sergio Mattarella chiedendo di poter morire in Italia. Invano. Fu accompagnato in Svizzera da Marco Cappato, poi assolto dall'accusa di istigazione al suicidio, con la storica sentenza della Consulta del 2019 che ha depenalizzato il suicidio assistito. Quella strada dell'addio che percorreranno, nelle Marche, prima Mario e poi Antonio.