Giustizia, Salvini pronto a dare battaglia. Corsa in Parlamento per evitare i tre referendum sul Csm
di Serenella Mattera , Giovanna VitaleROMA - "Vittoria!" twitta Matteo Salvini quando, a metà pomeriggio, la Consulta notifica l'ammissibilità dei primi quattro quesiti sulla giustizia, poi saliti a cinque, promossi (anche) dalla Lega. Dal suo punto di vista, il capo dei lumbàrd ha ragione a esultare: tre delle proposte di referendum avallate dalla Corte Costituzionale - separazione delle funzioni tra giudice e pm, candidature per il Csm, voto degli avvocati sulla valutazione dei magistrati - impattano sulla riforma dell'ordinamento giudiziario appena licenziato in Consiglio dei ministri, che Carroccio e Forza Italia hanno già annunciato di voler modificare in Parlamento.
Mentre le altre due - abrogazione della legge Severino e stretta delle misure cautelari - sono comunque destinate, in caso di successo nelle urne, a imprimere quella svolta ipergarantista che i berlusconiani inseguono da trent'anni. Anche a dispetto di Fratelli d'Italia, che non ne vuol proprio senti…
ROMA - "Vittoria!" twitta Matteo Salvini quando, a metà pomeriggio, la Consulta notifica l'ammissibilità dei primi quattro quesiti sulla giustizia, poi saliti a cinque, promossi (anche) dalla Lega. Dal suo punto di vista, il capo dei lumbàrd ha ragione a esultare: tre delle proposte di referendum avallate dalla Corte Costituzionale - separazione delle funzioni tra giudice e pm, candidature per il Csm, voto degli avvocati sulla valutazione dei magistrati - impattano sulla riforma dell'ordinamento giudiziario appena licenziato in Consiglio dei ministri, che Carroccio e Forza Italia hanno già annunciato di voler modificare in Parlamento.
Mentre le altre due - abrogazione della legge Severino e stretta delle misure cautelari - sono comunque destinate, in caso di successo nelle urne, a imprimere quella svolta ipergarantista che i berlusconiani inseguono da trent'anni. Anche a dispetto di Fratelli d'Italia, che non ne vuol proprio sentir parlare. Una linea, quella di Giorgia Meloni, che Salvini liquida così: "Non ho tempo per polemiche, sui referendum può nascere un centrodestra garantista".
Chiara la strategia. Scardinare, usando l'arma referendaria, l'impianto disegnato dalla guardasigilli Marta Cartabia, difeso invece a spada tratta dal tandem Pd-M5S. Deciso sì ad apportare dei correttivi, ma solo "per migliorarlo, non certo per stravolgerlo". Convinti, i giallorossi, che si possa arrivare al traguardo prima della consultazione. "Noi vogliamo approvare la riforma dell'ordinamento giudiziario in tempo per applicare la nuova normativa per l'elezione del Csm, quindi entro fine maggio", suggerisce la tabella di marcia Mario Perantoni, presidente grillino della commissione Giustizia di Montecitorio. "E i tempi coinciderebbero con quelli necessari per evitare i tre quesiti che riguardano questa materia". I cui "contenuti", fa sponda il dem Walter Verini, "potranno venire "assorbiti" nella riforma" che le Camere licenzieranno nei prossimi tre mesi.
La ragione per la quale, specie dopo la bocciatura del quesito più insidioso, relativo alla responsabilità civile dei magistrati, i referendum risultano depotenziati. A forte rischio quorum, oltretutto, vista la complessità della materia e l'esclusione dei quesiti più popolari su eutanasia e cannabis. "Ma dove va Salvini? Farà un buco nell'acqua", prevede perfido un autorevole deputato 5S.
Il governo sceglie di non intervenire nel merito dei referendum. Tuttavia a nessuno sfugge, neppure a Palazzo Chigi, che il verdetto della Consulta potrebbe avere l'effetto involontario di complicare l'iter parlamentare di una riforma cruciale per centrare gli obbiettivi del Pnrr. La campagna referendaria, sommata a quella per le amministrative, rischia infatti acuire la distanza fra le forze di maggioranza. Mario Draghi ha garantito alle Camere libertà di esprimersi e per ora non ha mutato linea: niente tentativi di imporre la fiducia. Ma proprio chi, specie dalle fila del centrosinistra, ha già cominciato a lavorare al testo sul quale far convergere l'intera maggioranza, comincia a pensare che alla fine la fiducia potrebbe diventare inevitabile. L'unico modo per scongiurare lo stallo e portare a casa il risultato.
Una preoccupazione più che fondata. Se la riforma Cartabia non verrà cambiata secondo i suoi desiderata - se non sarà cioè introdotto il sorteggio "temperato" per l'elezione dei componenti del Csm né separate con nettezza le carriere dei magistrati - Salvini ha tutta l'intenzione di rallentarne l'iter. Lo ha fatto intendere in serata, festeggiando insieme all'avvocata Giulia Bongiorno, il via libera della Consulta: "Oggi è una giornata bellissima non tanto per la Lega ma per la democrazia perché dopo 30 anni saranno gli italiani in primavera a poter scegliere e votare la prima grande unica riforma della giustizia. I partiti con oggi hanno esaurito il loro compito, ora la parola al popolo". Sa di poter contare su numeri importanti, il senatore padano. Dalla sua non ha solo Forza Italia - pronta a rivendicare i quesiti referendari come "storiche battaglie" contro "l'uso politico della giustizia" - ma anche i renziani.
"Dare la parola agli italiani è la miglior soluzione", certifica il presidente di Iv Ettore Rosato. "Ho firmato con convinzione i referendum, buon voto a tutti", rilancia il capogruppo in Senato Davide Faraone. I giallorossi però restano compatti. "I quesiti sono disfunzionali e peggiorativi per il sistema giustizia", chiude Giuseppe Conte. "Lo strumento referendario è prezioso, ma in questo momento il luogo primario in cui intervenire è il Parlamento", fa eco il Nazareno. Con il pd Alfredo Bazoli a esprimere perplessità pure sull'abrogazione tout court della Severino e delle misure cautelari. Segno che di dar voce al popolo se ne parlerà un'altra volta.