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Giuliano Amato, il ritorno del Dottor Sottile: sui referendum dà lezioni a tutti

(agf)

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Prima era il professore che dava lezioni ai politici, poi il politico che dava lezioni ai professori. Ieri è entrato in scena il giudice. E con un paio di frasi ha trasformato il suicidio dei sofferenti in omicidio dei consenzienti
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E ora scende in campo lui, il Dottor Sottile. Prima era il professore che dava lezioni ai politici, poi il politico che dava lezioni ai professori. Ieri sera, dietro quella mascherina bianca che gli copriva metà del viso, è entrato in scena il giudice - e che giudice: il presidente della Corte costituzionale - che dà lezioni ai politici e ai professori, ai referendari e al Parlamento, agli avvocati e ai giornalisti. Con la sua oratoria raffinata dai toni bassi, con la sua voce vagamente cantilenante, con le sue citazioni appuntite e taglienti dove è inutile andare a cercare l’errore perché naturalmente ha sempre ragione lui, sono gli altri che hanno sbagliato, sono studenti che non hanno studiato abbastanza, si preparassero meglio e lui gli rifarà l’esame.


«Mi ha ferito» protestava, essere indicato come uno «che non sa cosa sia la sofferenza», avendo bocciato il referendum sul suicidio assistito, ma po…

E ora scende in campo lui, il Dottor Sottile. Prima era il professore che dava lezioni ai politici, poi il politico che dava lezioni ai professori. Ieri sera, dietro quella mascherina bianca che gli copriva metà del viso, è entrato in scena il giudice - e che giudice: il presidente della Corte costituzionale - che dà lezioni ai politici e ai professori, ai referendari e al Parlamento, agli avvocati e ai giornalisti. Con la sua oratoria raffinata dai toni bassi, con la sua voce vagamente cantilenante, con le sue citazioni appuntite e taglienti dove è inutile andare a cercare l’errore perché naturalmente ha sempre ragione lui, sono gli altri che hanno sbagliato, sono studenti che non hanno studiato abbastanza, si preparassero meglio e lui gli rifarà l’esame.


«Mi ha ferito» protestava, essere indicato come uno «che non sa cosa sia la sofferenza», avendo bocciato il referendum sul suicidio assistito, ma poi subito perdonava chi gli ha causato quella ferita perché, spiegava dalla sua invisibile cattedra, «la colpa non è vostra», la colpa è di chi ha fatto credere che il referendum fosse sull’eutanasia mentre invece era su un’altra cosa, «l’omicidio del consenziente».


Ecco, solo a Giuliano Amato bastano un paio di frasi per capovolgere una questione, trasformando l’invocato suicidio dei sofferenti nell’inquietante omicidio dei consenzienti, facendo sparire dal tavolo la parola-chiave, eutanasia. E solo a lui riesce facile spiegare che il palazzo del Consulta non è la tana dei cattivi, perché quella che oggi lui presiede è stessa Corte che il suicidio assistito lo ha depenalizzato, anche se «a determinate condizioni».


Certo, se là fuori ora regnano amarezza e dolore qualcuno avrà pure sbagliato. E lui sa pure di chi è la colpa. Dei promotori pasticcioni, colpevoli di aver spacciato un omicidio per un suicidio, ma soprattutto di un Parlamento «troppo occupato dalle questioni economiche» che non trova mai il tempo di legiferare sulla vita e sulla morte delle persone.


Sì, il Dottor Sottile è tornato. Il professore che ha insegnato Diritto costituzionale e ha presieduto l’Antitrust, l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e persino la Consulta scientifica del Cortile dei Gentili, il politico che è stato deputato e senatore, numero due di Bettino Craxi a Palazzo Chigi e candidato di D’Alema e Berlusconi al Quirinale, dopo essere stato quattro volte ministro e due volte presidente del Consiglio, a 83 anni riappare nel ruolo di quinta carica dello Stato.


Aspettiamoci dunque un presidente della Corte interventista come lo fu il primo dei suoi precedessori, Enrico De Nicola, che da quella poltrona bacchettava il Parlamento del tripartito Dc-Psdi-Pli, prima di dimettersi dopo solo un anno, due mesi e tre giorni. Amato resterà lì solo per otto mesi, ma da qui a settembre non resterà chiuso in ufficio a scrivere sentenze. Non si farà imprigionare tra i solenni marmi del palazzo della Consulta: quella di ieri è stata solo la prima puntata.